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	<title>Stati di Sonnolenza &#187; Risvegli</title>
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	<description>un blog in dormiveglia (?)</description>
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		<title>Lost in passport</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 13:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Carlos Valderrama]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è una forma di precauzione che nessun manuale del perfetto viaggiatore vi dirà. Nessuna guida, vecchia o moderna che sia. Non ci sono Routard o fottute Lonely Planet che tengano: quando cambiate albergo, ricordatevi i passaporti. O perlomeno, se proprio dovete dimenticarli, cercate di accorgervene prima del check-in. Soprattutto se vi trovate all’aeroporto di Popayan, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2010/10/lost-in-passport.jpg" alt="lost-in-passport.jpg" width="500" height="278" /></p>
<p>C’è una forma di precauzione che nessun manuale del perfetto viaggiatore vi dirà. Nessuna guida, vecchia o moderna che sia.  Non ci sono Routard o fottute Lonely Planet che tengano: quando cambiate albergo, ricordatevi i passaporti. O perlomeno, se proprio dovete dimenticarli, cercate di accorgervene prima del <em>check-in</em>. Soprattutto se vi trovate all’aeroporto di <a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=popayan+colombia&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=29.526269,51.503906&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Popayán,+Dipartimento+di+Cauca,+Colombia&amp;z=11">Popayan</a>, paese coloniale nel Cauca, regione andina della Colombia.</p>
<p>&#8220;<em>Oddio, dove sono i passaporti?</em>”<br />
&#8220;<em>Non è che li abbiamo lasciati a <a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=san+augustin+colombia&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=16.458104,39.375&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=San+Augustin,+Boyaca,+Colombia&amp;z=10">San Augustin</a>?</em>”</p>
<p>In realtà Popayan e San Augustin non sono troppo distanti. Sono circa 120 km. Il problema è che se nel vostro immaginario le infrastrutture latinoamericane sono caratterizzate da strade sterrate attraversate da vecchi autoveicoli carichi di galline ci avete preso. Se tutto andava bene, per fare quei 120 km ci volevano cinque ore. E all’imbarco mancava poco più di un’ora<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2010/10/08/lost-in-passport/#footnote_0_1709" id="identifier_0_1709" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="su quella strada il giorno prima avevamo trovato un posto di blocco dei militari che ci avevano perquisito i bagagli e, per nostra fortuna, non ci avevano chiesto i documenti, i pischelli &amp;#8211; i militari colombiani sono tutti giovinastri brufolosi con l&amp;#8217;apparecchio ai denti">1</a></sup>.</p>
<p>Non avevamo chance, bisognava spostare il volo, per recuperare i passaporti, e cercare al più presto un capro espiatorio, per scaricare un po&#8217; di rabbia. Non era pensabile una giornata di nervosismo e accuse reciproche.<br />
L’ostello di San Augustin era gestito da uno svizzero che parlava uno spagnolo con marcato accento tedesco. Un mezzo rincoglionito perfetto per tamponare la crisi nervosa in arrivo. La colpa era sua. I passaporti, lui e quella troia della sua amichetta, non dovevano tenerseli. Dovevano restituirceli alla firma, appena presa la stanza. E dovevano anche avvisarci prima, che li avevamo dimenticati. Non importava se il cellulare nel tratto San Augustin &#8211; Popayan non prendeva. Era loro compito ridarci quei cazzo di passaporti. Quindi, se non volevo beccarsi una denuncia, quello svizzero del cazzo doveva trovare nel tempo più rapido possibile una soluzione. Il prossimo volo per Cartagena era alle 17.40, i passaporti dovevano arrivare a Popayan al massimo per le 16.30. E che fosse chiaro: se per caso quei passaporti non fossero arrivati a destinazione, ne avrebbe pagato le conseguenze anche il gestore della consegna. La nostra ira sarebbe calata senza pietà. Altro che paramilitari. Quella situazione si sarebbe trasformata in un frullato di budella sparso per tutta la selva andina.<br />
Realmente intimorito, lo svizzero è andato in paese, trovando al volo un autobus diretto a Popayan. Per le 15.30 avremmo riavuto i documenti.</p>
<p>&#8220;<em>Sarà meglio per te!1</em>”</p>
<p>Intanto ormai avevamo perso almeno un giorno di mare e a Popayan non c’era un cazzo da fare. Cioè, era un bel paesino coloniale con un centro bianco molto grazioso, ma non c’era pressoché una minchia di nulla di un cazzo.  Le poche cose presenti in zona necessitavano di tempi troppo lunghi (sempre grazie alle infrastrutture di cui sopra). Ci mancava solo di perdere anche la consegna dei passaporti.</p>
<p>&#8220;<em>Cazzo facciamo?</em>”</p>
<p>A 20 minuti circa dal paese, c’era un piccolo parco (in realtà si trattava di una villa privata) dove era possibile vedere dal vivo svariate specie di volatili. La distanza ce lo consentiva, anche se con un piccolo impedimento. Gli uccelli uscivano allo scoperto solo alle 15, ora di pasto, e alle 15 arrivava il corriere. Il gestore della villa-parco però sosteneva che era possibile fare un piccolo strappo alla regola, anche se non poteva rassicurarci sul risultato.</p>
<p>Quel giorno, nel centro di Popayan c&#8217;era un piccola manifestazione. Così il proprietario della villa è venuto a prenderci, su una vecchia Mazda marrone, appena fuori dalle mura.<br />
Per fare conversazione &#8211; notando intanto l’inquietante presenza dell’adesivo della <em>National Rifle Association</em> sul cruscotto &#8211; abbiamo chiesto che tipo di manifestazione fosse, pensando a uno sciopero o a una qualche forma di protesta.  Ha scrollato le spalle, ignorando la risposta, ma sostenendo che, se di protesta si trattava, doveva essere dei professori, classe privilegiata che non faceva altro che rompere (<em>molestano</em>). Esattamente come gli indigeni.<br />
Ma nonostante le premesse, John Wayne si è mostrato presto una personaggio apposto. E&#8217; venuto a prenderci, ci ha permesso di vedere i pennuti fuori orario, ci ha sciorinato tutto il suo oltranzismo uribista (in Italia, sarebbe stato il lettore medio de <em>il Giornale</em> &#8211; lì lo era de <em>El Tiempo</em>) senza censurare le nostre domande, ci ha riportati in paese e non ha voluto neanche un soldo. Persona adorabile (soprattutto per le ragioni economiche).</p>
<p>Intanto erano giunte le tre. Passati dall&#8217;albergo, dove ormai in pratica ci avevano adottati (avevamo dormito lì anche prima di andare a San Augustin), per prendere i bagagli, ci siamo diretti alla stazione degli autobus per recuperare i passaporti.<br />
A Popayan iniziava il diluvio.</p>
<p>&#8220;<em><a href="http://assets.knowyourmeme.com/i/6552/original/facepalm1ve4.jpg">La strada sterrata!</a></em>&#8221;</p>
<p>L&#8217;autobus era in ritardo. Di circa un&#8217;ora e mezza. Così ci ha detto quello svizzero di merda al telefono. Un&#8217;ora e mezza per dei problemi sulla strada. Un&#8217;ora e mezza significava perdere un altro aereo e un altro giorno di mare, costringendoci di nuovo a spostare il volo.<br />
Intanto in stazione, ci spiegavano che un camion era sprofondato nel fango, interrompendo il passaggio. Quell&#8217;ora e mezza di ritardo poteva presto aumentare.<br />
E lo ha fatto.<br />
Alle 16.30 i ragazzi della stazione ci comunicavano un&#8217;ulteriore ora di ritardo. Così,  ci dirigiamo in aeroporto (riuscendo anche nell&#8217;impresa di spendere 2000 pesos di taxi per un tratto di due minuti di cammino a piedi), rinviando il volo, stessa ora ma il giorno dopo.<br />
Tornati in stazione, la lieta notizia: il passaggio era stato liberato, in 20 minuti l&#8217;autobus sarebbe arrivato. Giusto in tempo per perdere l&#8217;aereo, grazie.</p>
<p>&#8220;<em>¿Que pasò?</em>&#8221; subito abbiamo chiesto all&#8217;autista.<br />
&#8220;<em>La guerrilla</em>&#8221;<br />
&#8220;<em>Ahah, dai, non fare il coglione. ¿Que pasò?</em>&#8221; pensando fosse un modo di dire colombiano. Che ne so, tipo il nostro 48.<br />
E invece no, il cazzo, intendeva dire proprio la guerrilla. Alle porte di Popayan, un gruppo di guerrilleri aveva fermato autobus, camion, macchine. A nessuno era stato torto un capello né erano stati chiesti soldi. Semplicemente avevano chiesto a viandanti e <em>campesinos</em> di scendere dai mezzi, sedersi per terra e ascoltare tre ore tre di pippone sovietico sulla bontà della loro politica e sul servizio che rendevano alla comunità.<br />
Riavuti i passaporti abbiamo iniziato a ridere. Non ci restava altro da fare.<br />
Giornata splendida, nulla da dire.<br />
Anche perché in tutto quel trambusto, proprio mentre perdevamo l&#8217;ennesimo aereo, all&#8217;aeroporto di Popayan ho avuto modo di scattare la foto più bella e commovente della mia vita. La potete vedere qui sotto.<br />
Non so cosa ci facesse lì e neanche me ne fotteva un cazzo. So però per certo di non  aver mai sentito una felicità puerile così forte. Non sono riuscito a proferire parola, la mia bocca era bloccata in un immenso sorriso. Sono gioie, queste, difficilmente ripetibili nella vita. Quei sogni che da bambino speri sempre che si avverino, be&#8217;, a volte lo fanno.<br />
Saluti a tutti da Carlos Alberto &#8220;El Pibe&#8221; Valderrama.</p>
<p><img src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2010/10/io-e-valderrama.jpg" alt="io-e-valderrama.jpg" width="500" height="300" /></p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1709" class="footnote">su quella strada il giorno prima avevamo trovato un posto di blocco dei militari che ci avevano perquisito i bagagli e, per nostra fortuna, non ci avevano chiesto i documenti, i pischelli &#8211; i militari colombiani sono tutti giovinastri brufolosi con l&#8217;apparecchio ai denti</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Un provinciale a NY (seconda parte)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 08:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
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		<description><![CDATA[Potete trovare la prima parte qui. La parte più divertente è stata la visita ai barometri della civiltà occidentale: i supermercati. Lì puoi vedere di che vive un paese industrializzato. Per esempio, ho avuto conferma che ai newyorkesi il cibo non interessa più di tanto. Trovare il reparto alimentare era sempre un&#8217;impresa. Stipato, piccolo, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Potete trovare la prima parte <a href="http://www.potamocheri.eu/blog/2009/01/27/un-provinciale-a-ny-prima-parte/">qui</a>.</em></p>
<p>La parte più divertente è stata la visita ai barometri della civiltà occidentale: i supermercati. Lì puoi vedere di che vive un paese industrializzato.</p>
<p>Per esempio, ho avuto conferma che ai newyorkesi il cibo non interessa più di tanto. Trovare il reparto alimentare era sempre un&#8217;impresa. Stipato, piccolo, in disparte. Ma questi mangiano? Guardando i loro culi, sembrerebbe di sì, ma osservando i supermercati ti fai l&#8217;idea che si reggano in piedi soprattutto grazie alle pillole (e al cibo precotto). Bellissimo il reparto <em>Family planning</em>, ovvero il reparto contraccettivi. Il fatto che chiamino &#8220;pianificazione familiare&#8221; gli scaffali di preservativi la dice lunga su <a href="http://www.uaar.it/news/2009/01/26/nancy-pelosi-nascite-controllate-contro-crisi/">quanto siano avanti</a>. Trovi di tutto per la prevenzione di gravidanze e malattie. Avrò visto cento tipi di pomate vaginali. Contro la candida, contro l&#8217;herpes, contro i brufoli, contro lo stupro (la spalma direttamente un soldato italiano). Prima di iniziare a scopare, a uno gli si ammoscia e rizza almeno sette volte.</p>
<p>Terrificanti i megastore per animali. Uno spreco assoluto, alla faccia del terzo mondo. C&#8217;erano più vestiti lì che da <em>Prenatal</em>.</p>
<p>Non abbiamo girato solo per i supermercati, ovviamente. Nella capitale del capitalismo &#8211; sembra uno scioglilingua &#8211; puoi trovare ogni forma di negozio. E poi il mio obiettivo era portare avanti una sorta di studio sociologico sulla trasformazione delle abitudini dei newyorkesi con l&#8217;avvento della crisi economica. Compito arduo, visto che non conoscevo le abitudini dei newyorkesi <em>prima</em> dell&#8217;avvento della crisi economica. Per questo non so dire se a Manhattan la recessione si sia fatta sentire in periodo natalizio. So che c&#8217;erano più code per gli uffici di collocamento che per lo shopping. So che c&#8217;erano saldi ovunque, anche fino al 70%, ed erano saldi reali. So che c&#8217;erano vetrine tipo quella che vedete nella foto qui sotto.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1118" title="Recession sale" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2009/01/recession-sale.jpg" alt="Recession sale" width="500" height="300" /></p>
<p>Ma so anche, da quel poco che ho potuto notare, che la crisi dei consumi americana è una crisi fittizia, perché fittizi erano i consumi prima della recessione. A NY puoi pagare tutto con la carta di credito, il caffè, il taxi, l&#8217;autobus, il giornalaio, financo la questua, e tutti hanno una carta di credito. I consumi si sono retti sul debito, gonfiando l&#8217;immagine della salute della vendita al dettaglio a dismisura, finché qualcuno non è passato con uno spillo e, puff, si è svuotato tutto. Come accadde a Peter Griffin quando scoprì che può aprire il conto dal, boh, farmacista?, che poi gli presentò un conto di 340.000 $, costringendolo a vendersi la figlia per ripianare i debiti.</p>
<p>C&#8217;è però un&#8217;immagine che mi è rimasta impressa. Nel primo pomeriggio, a Soho, quartiere dello shopping per quarantenni in crisi coniugale, una fila impressionante di persone, perlopiù afro-americane, in minoranza centro-americane e asiatiche, in un angolo di strada che barattavano quello che erano riusciti a raccattare tra le varie immondizie. Si fa un gran parlare dell&#8217;integrazione americana, dell&#8217;evoluzione della loro civiltà in questa direzione. Quello che ho visto io, anche se solo per una settimana, più che integrazione, era una grande insalata. Ognuno per sé e Dio per nessuno.</p>
<p>Ecco, fossi Obama avrei quel pensiero fisso in mente. Nel paese dove fino a 60 anni fa un nero non poteva entrare in un ristorante, nel paese dove ora tutto è possibile, scene simili non dovrebbero mai accadere &#8211; che non è decoro.</p>
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		<title>Un provinciale a NY (prima parte)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 14:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
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		<category><![CDATA[New York]]></category>
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		<description><![CDATA[Ammetto che provo vergogna a scrivere questo post con un mese di ritardo. Avevo promesso a Obama un resoconto sul mio viaggio a New York in tempi brevi. Però poi ho pensato: quale migliore occasione se non l&#8217;insediamento di Barack. Ed ecco il post. Con una settimana di ritardo: la coerenza è virtù per pochi. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1119" title="myNY" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2009/01/my-ny1.jpg" alt="myNY" width="500" height="375" /></p>
<p><em>Ammetto che provo vergogna a scrivere questo post con un mese di ritardo. Avevo promesso a Obama un resoconto sul mio viaggio a New York in tempi brevi. Però poi ho pensato: quale migliore occasione se non l&#8217;insediamento di Barack. Ed ecco il post. Con una settimana di ritardo: la coerenza è virtù per pochi.</em></p>
<p><span><span style="text-decoration: line-through;">La prima sensazione che si prova camminando per le strade di Manhattan è di un luogo già vissuto. Tra film e telefilm, sembra di esserci sempre stati. Questa però è la pappardella che ripetono sempre tutti quindi la cancello.</span></span></p>
<p>La prima cosa che posso dire del mio viaggio a New York è che sei giorni non bastano. Lo capisci appena ci metti piede che quella non è una città appiattita su forme di turismo passivo tipiche da Italia o Vecchia Europa. NY non va visitata. Non ci vai per guardare monumenti, opere d&#8217;arte, luoghi di culto. Oddio, c&#8217;è anche quello da fare, ma non è l&#8217;obiettivo principale: non sei a Roma a girare tra pietre impolverate da secoli di matriciana. A NY ci vai per vivere una città.  Anche se il tempo è poco, è quello che t&#8217;interessa fare. E per questo provi a concentrarti su lunghe passeggiate per i quartieri, piuttosto che andare a vedere qualche vista panoramica o la Statua della Libertà. Lottando contro il tempo, perché anche lì ci vorrebbero almeno due settimane.</p>
<p>Noi, in una settimana, siamo risciuti a vedere buona parte della Midtown, la Downtown, Harlem, una spruzzatina di Upper East Side e Brooklyn. Purtroppo, non ho visto nulla dell&#8217;Upper West Side, del Bronx e del Queens, mentre posso orgogliosamente dire di non essere stato a Ellis Island, di non essere andato sulla Statua della Libertà e di non essermi sprecato in visiste a grattacieli, tipo Empire State Building o Rockfeller Building<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2009/01/27/un-provinciale-a-ny-prima-parte/#footnote_0_1120" id="identifier_0_1120" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="In realt&agrave; soffro di vertigini e non volevo ripetere l&amp;#8217;esperienza del Reichstadt di Berlino">1</a></sup>. Delle robe tipiche di un turista, avrò fatto un paio di musei &#8211; da buon cazzone laureato in DAMS. E anche se detta così sembra che non abbia visto un cazzo, credo di aver fatto un giro piuttosto esaustivo per cercare di avere una percezione minima della vita newyorkese.</p>
<p>L&#8217;albergo era sulla 42° strada, all&#8217;incrocio con la 2nd Avenue, sotto il Crysler Building. Eravamo in piena Midtown e ci abbiamo messo poco a capire che era meglio girare subito alla larga da quelle zone. Se la Fifth Avenue è di una noia mortale (a parte l&#8217;Apple Store, s&#8217;intende), Times Square fa venire la claustrofobia. A primo acchito è tutto un &#8220;figooo quello!&#8221;, &#8220;guarda quello!&#8221;, &#8220;oh, c&#8217;è anche quello!&#8221;, &#8220;e allora quello?&#8221;, dopo un po&#8217; da tutti quei &#8220;quelli&#8221; scappi, perché è l&#8217;ora di punta<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2009/01/27/un-provinciale-a-ny-prima-parte/#footnote_1_1120" id="identifier_1_1120" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="A Times Square sembra SEMPRE ora di punta.">2</a></sup> e sei in preda ad attacchi di panico, assediato dalle luci e dalla gente. Inoltre, il centro di NY è soffocato da grattacieli che rendono il sole uno sconosciuto. C&#8217;è ombra tutto il giorno e fa un freddo terrificante.</p>
<p>Via dalla Midtown, ci siamo spostati verso la Downtown, in direzione del Financial District. Volevo vedere le macerie di Wall Street lasciate dalla recessione e sono rimasto deluso. Wall Street non è altro che una strada. Cioè, questo lo potevo intuire dal nome, ma anche come strada è piuttosto deludente. Il palazzo della borsa poi è una pacchianata patriottica che fa accapponare la pelle.</p>
<p>Ovviamente, una volta in zona, sono andato a vedere quel che resta del World Trade Center. Un enorme cantiere, grande 1/4 di Lamezia Terme, circondato da targhe commemorative, e scritte come &#8220;WE NEVER FORGET&#8221;, &#8220;ALWAYS IN OUR HEARTS&#8221;, &#8220;YOU&#8217;LL NEVER WALK ALONE&#8221;, &#8220;SIGNORAGGIO&#8221;. Anche qui, certo, rimani colpito, è un buco enorme, fa impressione, sembra una scena postatomica, però, che cazzo, st&#8217;America patriottica, due palle.</p>
<p>Meglio il resto della Downtown. Se la zona Ovest è piena di ricchi e di finocchi (e di ricchi finocchi), e l&#8217;East Village è abbandonato alla decadenza architettonica, aggravata dalle note stonate di gruppi orfani dei Sonic Youth, è del Greenwich Village che mi sono letteralmente innamorato. Qui puoi passeggiare tra case con tutte quelle scale antincendio, osservare gli scoiattoli giocherellare con gli spacciatori nella Washington Square, rovistare tra i negozi dischi, aperti fino a notte, con vinili che arrivano fino al soffitto. Dei vinili non me ne fotte nulla, non uso manco i cd, ma dovrebbe far figo, no? Ci sono negozietti vintage, piccole botteghe con cibo europeo, locali con discreta musica dal vivo. Il tutto a prezzi altissimi! Insomma, mi sono scoperto un radical chic di merda. Fanculo al Greenwich Village.</p>
<p>Restando in zona Sud, non male il giro a Brooklyn, anche se non è un quartierino da mezz&#8217;ora di passeggiata e in più mi è parsa anche piuttosto triste. Si vede che è un quartiere in crescita. Qui, se siete fessi come me, e seguite consigli sbagliati di amici italiani, potete mangiare dell&#8217;ottima pizza con mozzarella alla diossina &#8211; fatta con lo 0% di latte<a href="http://www.grimaldis.com/"></a>.</p>
<p>Nella Uptown ci siamo stati poco. Abbiamo fatto una passeggiata ad Harlem, seguendo l&#8217;itinerario della <em>Lonely Planet,</em> che in pratica è una <em>Via Crucis</em> gospel, e dato un’occhiata alla zona della Upper East Side nei pressi di Museum Avenue, in occasione della visita al Guggenheim. Ecco, questa è stata la più grossa delusione. Se l&#8217;architettura affascina, nonostante appaia comunque datata, l&#8217;esposizione è veramente debole. A parte una mostra di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Catherine_Opie"><span>Catherine Opie</span></a>, non c&#8217;era praticamente un cazzo. Firme celebri, ma pochi lavori. Diciotto dollari per vedere un museo semi-vuoto sono troppi. E’ andata molto meglio al MoMa<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2009/01/27/un-provinciale-a-ny-prima-parte/#footnote_2_1120" id="identifier_2_1120" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Anche se qui torniamo alla Midtown ma ormai ho aperto la parentesi &amp;#8220;musei&amp;#8221;">3</a></sup>. Lì non ti annoi nemmeno al guardaroba. C&#8217;era un cazzo di generale che guidava gli spostamenti e ti teneva sempre sveglio: <em>Go go go, Next Next, Move move, One two three four let&#8217;s go</em>. Sono invece riuscito a non vedere il Metropolitan. Che bravo, no?</p>
<p>Per quanto riguarda il cibo, l&#8217;unica cosa che posso dirvi è che se volete mangiare decentemente e spendere poco non fatelo a Manhattan, o per lo meno non fatelo nei posti in cui sono stato io. Ci lascereste un p<span style="text-decoration: line-through;">r</span>atrimonio, con quella <em>gratuity</em> del cazzo che s&#8217;infila ovunque. Che poi è quantomeno pretenzioso pensare di mangiare. Meglio concentrarsi sul “nutrirsi”. Per questo vi consiglio di includere la colazione nel prezzo dell&#8217;albergo. E&#8217; l&#8217;unica cosa veramente commestibile che troverete e facendola in giro rischiereste di rovinarvi. Se però non siete di bocca troppo sofisticata e magari vi piace variare e sperimentare, state tranquilli: a NY trovate tutto. Messicana, italiana, francese, cinese, russa, slava, polacca, ungherese, mali, ferenghi: potete mangiare male in tutte le lingue del cosmo. Nell&#8217;East Village pare si mangi bene, ma io, ovviamente, non l&#8217;ho fatto (cioè, non ho mangiato nell&#8217;East Village. Né bene e né male: non ci ho mangiato e basta). Se vi piace il cinese, anche qui devo sconsigliarvi il ristorante a China Town in cui ho mangiato io, vi sentireste male per due giorni, mentre posso consigliarvi di andare a fanculo: la cucina cinese fa schifo.</p>
<p><a href="http://www.potamocheri.eu/blog/2009/01/28/un-provinciale-a-ny-seconda-parte/">Continua&#8230;</a></p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1120" class="footnote">In realtà soffro di vertigini e non volevo ripetere l&#8217;esperienza del Reichstadt di Berlino</li><li id="footnote_1_1120" class="footnote">A Times Square sembra SEMPRE ora di punta.</li><li id="footnote_2_1120" class="footnote">Anche se qui torniamo alla Midtown ma ormai ho aperto la parentesi &#8220;musei&#8221;</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Non ti supporto più</title>
		<link>http://potamocheri.eu/blog/2009/01/12/non-ti-supporto-piu/</link>
		<comments>http://potamocheri.eu/blog/2009/01/12/non-ti-supporto-piu/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 16:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Internet Explorer]]></category>

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		<description><![CDATA[Update: ho corretto alcuni errori, ora il codice funziona perfettamente anche su questo blog. Se siete web designer, dilettanti o professionisti, e siete stanchi di lottare continuamente contro quella besticcia di Internet Explorer 6, non demordete: la battaglia è quasi vinta. Stando infatti alle statistiche di W3C School, l&#8217;uso di IE 6 è in caduta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Update: ho corretto alcuni errori, ora il codice funziona perfettamente anche su questo blog.</em></p>
<p>Se siete <em>web designer</em>, dilettanti o professionisti, e siete stanchi di lottare continuamente contro quella besticcia di <em>Internet Explorer 6</em>, non demordete: la <a href="http://www.potamocheri.eu/blog/2008/03/07/ie-6-fanculo-a-lui/" target="_blank">battaglia</a> è quasi vinta. Stando infatti alle statistiche di <a href="http://www.w3schools.com/browsers/browsers_stats.asp" target="_blank">W3C School</a>, l&#8217;uso di IE 6 è in caduta libera. A dicembre è sceso finalmente sotto la<em> soglia psicologica</em><sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2009/01/12/non-ti-supporto-piu/#footnote_0_1059" id="identifier_0_1059" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Da tanto cercavo la scusa per usare questa espressione.">1</a></sup> del 20%, il baratro è dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Ora è però giunto il momento di fare l&#8217;ultimo sforzo e dare la botta definitiva. Smettetela di sistemare i problemi di IE 6. Basta sbattimenti. Basta ottimizzazioni per un browser obsoleto e capriccioso. <a href="http://ajaxian.com/archives/i-wont-support-ie-6-in-2009" target="_blank">Non Supportate Più IE6</a>. Fate finta che non esista, ignoratelo. E spingete l&#8217;utenza verso qualcosa di più evoluto.<br />
Come? Ho la soluzione che fa per voi.</p>
<h2>IE 6, fanculo a lui: il tutorial</h2>
<p>Il tutorial che segue illustra come creare uno<em> script</em> che riesca, in primo luogo, a insultare l&#8217;ostinata utenza di IE 6 e, in secondo luogo, a spingere quella stessa utenza verso il <em>download</em> di <em>browser</em> più moderni (nella fattispecie <em>Firefox</em>). Non bisogna essere dei <em>nerd</em> per realizzarlo. Basta una libreria <em>javascript</em> e un po&#8217; di copia e incolla.</p>
<p>Come prima cosa, scaricate l&#8217;ultima versione di <a title="jQuery" href="http://jquery.com/" target="_blank">jQuery</a> e inseritela nella vostra testata (parte <em>&lt;head&gt;</em> del codice).</p>
<pre class="brush: xml; title: ;">&lt;!DOCTYPE html PUBLIC &quot;-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN&quot; &quot;http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-transitional.dtd&quot;&gt;
&lt;html xmlns=&quot;http://www.w3.org/1999/xhtml&quot;&gt;
&lt;head&gt;

&lt;script src=&quot;[url-sito]/jquery.js&quot; language=&quot;javascript&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;/head&gt;</pre>
<p>Avvertenza, se per caso usate WordPress, jQuery è già installato nella cartella &#8220;includes&#8221;. Basterà richiamarlo con questo <em>script</em> nel file <em>header.php</em>:</p>
<pre class="brush: php; title: ;">&lt;?php wp_enqueue_script('jquery'); ?&gt;</pre>
<p>Bene, una volta caricato jQuery, è il momento di insultare il visitatore obsoleto che osa presentarsi dalle vostre parti con IE 6. Grazie a jQuery innanzitutto verifichiamo se l&#8217;utente ha veramente quella schifezza di browser, dopodiché gli facciamo apparire un bel messaggio di insulto.</p>
<pre class="brush: xml; title: ;">&lt;!--[if lt IE 7]&gt;</pre>
<p>Verifica che funzioni solo con una versione di <em>Explorer</em> più vecchia della 7.</p>
<pre class="brush: jscript; title: ;">&lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt;

$(document).ready(function()
{
if ($.browser.msie &amp;amp;amp;amp;amp;&amp;amp;amp;amp;amp; $.browser.version == 6.0) {
alert(&quot;Coglione, usi ancora quella schifezza di IE 6? Cambia browser!&quot;);
}

});

[...]</pre>
<p>Ecco fatto. Con questo codice, dovrebbe apparire una finestra come questa:</p>
<p><img class="size-full wp-image-1066 alignnone" title="Insultare l'utenza di IE 6" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2009/01/ie6-insulto.jpg" alt="Insultare l'utenza di IE 6" width="500" height="200" /></p>
<p>Se per caso usate WordPress, potrebbe non funzionare correttamente, per un conflitto con altre librerie <em>javascript</em>. Va usato il metodo  <em>jQuery.noConflict</em>. Incollerò il codice corretto per WordPress in calce al tutorial.</p>
<p>Dopo aver insultato il visitatore, bisogna impartirgli la giusta educazione tecnologica. Ecco il codice per il <em>redirect</em> a <em>Firefox</em>.</p>
<pre class="brush: jscript; title: ;">function doRedirect() { //funzione con il link al download di Firefox
location.href = &quot;http://www.mozilla.com/firefox/&quot;;
}
window.setTimeout(&quot;doRedirect()&quot;, 4000); //Fa partire il redirect dopo tot. secondi</pre>
<p>Fatto. Ora bisogna solo chiudere lo script e l&#8217;<em>if</em> aperto in precedenza.</p>
<pre class="brush: xml; title: ;">&lt;/script&gt;

&lt;![endif]--&gt;</pre>
<p>Il tutto è testato e perfettamente funzionante. La guerra contro IE 6 è vicina al vittorioso traguardo.</p>
<p>Ecco i codici completi.</p>
<p><strong>HTML</strong></p>
<pre class="brush: xml; title: ;">
&lt;script src=&quot;http://www.potamocheri.eu/blog/wp-includes/js/jquery/jquery.js&quot; language=&quot;javascript&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;!--[if lt IE 7]&gt;

&lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt;

 	  $(document).ready(function()
{

 if ($.browser.msie &amp;&amp; $.browser.version == 6.0) {
alert(&quot;Coglione, usi ancora quella schifezza di IE 6? Cambia browser!&quot;);
 } 

 });

function doRedirect() { //funzione con il link alla pagina che si desidera raggiungere
location.href = &quot;http://www.mozilla.com/firefox/&quot;;
}
window.setTimeout(&quot;doRedirect()&quot;, 4000); //Fa partire il redirect dopo tot. secondi
&lt;/script&gt;

&lt;![endif]--&gt;</pre>
<p><strong>WordPress</strong></p>
<pre class="brush: php; title: ;">&lt;script src=&quot;http://www.potamocheri.eu/blog/wp-includes/js/jquery/jquery.js&quot; language=&quot;javascript&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;!--[if lt IE 7]&gt;

&lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt;

 	  jQuery(document).ready(function()
{
 jQuery.noConflict();

 if (jQuery.browser.msie &amp;&amp; jQuery.browser.version == 6.0) {
alert(&quot;Coglione, usi ancora quella schifezza di IE 6? Cambia browser!&quot;);
 } 

 });

function doRedirect() { //funzione con il link alla pagina che si desidera raggiungere
location.href = &quot;http://www.mozilla.com/firefox/&quot;;
}
window.setTimeout(&quot;doRedirect()&quot;, 4000); //Fa partire il redirect dopo tot. secondi
&lt;/script&gt;

&lt;![endif]--&gt;;
</pre>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1059" class="footnote">Da tanto cercavo la scusa per usare questa espressione.</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>McMuseum™</title>
		<link>http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 14:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Resca]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Bondi]]></category>

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		<description><![CDATA[“I musei italiani in crisi per colpa della politica? Certo, ma invece di piangere, aspettando il miracolo, anche il Bel Paese dovrebbe fare come gli Usa: trasformare i musei in hotel part time, per iniettare preziosi fondi in cassa e far quadrare i bilanci”. Con questo incipit, fulgido esempio di giornalismo anglosassone, Alessandra Farkas introduceva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1007" title="McMuseum 01" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_01.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<blockquote><p>“I musei italiani in crisi per colpa della politica? Certo, ma invece di piangere, aspettando il miracolo, anche il Bel Paese dovrebbe fare come gli Usa: trasformare i musei in hotel part time, per iniettare preziosi fondi in cassa e far quadrare i bilanci”.</p></blockquote>
<p>Con questo <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_20/notte_albergo_guggenheim_beedffb8-9e77-11dd-b7ca-00144f02aabc.shtml">incipit</a>, fulgido esempio di giornalismo anglosassone, Alessandra Farkas introduceva più di un mese fa un articolo su un&#8217;iniziativa del Guggenheim di New York, che si apprestava ad offrire agli appassionati pernottamenti tra i 300 e gli 800 dollari nell’installazione “Revolving Hotel Room”, camera girevole creata dal belga Carsten Höller. Da queste poche righe si evince che è opinione della Farkas che i musei italiani, se vogliono riprendersi dalla crisi che li attraversa<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_0_1009" id="identifier_0_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Che poi che crisi? Economica o culturale?">1</a></sup>, invece di aspettare la manna, dovrebbero darsi una mossa e… trasformarsi in qualcos’altro.</p>
<p>Toh, che novità!</p>
<p>Ogni volta che si pensa di valorizzare i beni culturali, escono fuori proposte come questa. <em>Facciamoci un bel ristorantino che vista panoramica</em>. <em>Sì, dài, facciamo anche un drink-bar, con area espositiva e bookshop con dj-set ambient.</em> Sembra che l’unico modo intelligente che abbiamo per riqualificare la cultura sia spingere ricchi studenti del DAMS a buttare i soldi di papà in cocktail annacquati venduti al doppio del prezzo. Cosa che è invece un chiaro segnale di debolezza, perché attesta che pur di far cassa siamo pronti ad attirare gente a cazzo di cane, a prescindere dal loro interesse nei confronti dell’arte.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1008" title="McMuseum 02" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_02.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<h2>COME UN FAST FOOD</h2>
<p>Però perché togliere fuori un pezzo così vecchio, rischiando di sprofondare negli abissi dell’inattualità? Devo ringraziare il Governo che, lungimirante, ha preso spunto dall’idea della Farkas e si è spinto oltre. Perché limitarci infatti a trasformare i musei in alberghi di lusso quando possiamo farli diventare una multinazionale dei fast food? Con la nomina di <a href="http://www.eni.it/it_IT/azienda/organigramma/consiglio-amministrazione/mario-resca.shtml">Mario Resca</a>, ex AD della McDonald’s Italia, a Direttore Generale dei Musei l’evoluzione sarà rapidissima. Le divise a strisce orizzontali per gli inservienti saranno pronte a breve, mentre molti musei si stanno già dotando di sportelli <em>take away</em> grazie ai quali potrete avere <a href="http://lh4.ggpht.com/_yLjvlwnCHd0/R1zalxUcNdI/AAAAAAAAAQs/gZTJuxhICOc/Oldenburg+Giant+Hamburger+1962.jpg%20">opere d’arte</a> al volo mentre una giovane precaria, pagata 400 euro lordi al mese, vi riempirà di madonne nascoste da un sorriso.</p>
<p>Dài, è indiscutibile che la nomina di Resca è una di quelle notizie che sorprende e fa sorridere<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_1_1009" id="identifier_1_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Non a caso ha fatto notizia pure all&rsquo;estero.">2</a></sup>. Cioè, già decidi di nominare a Direttore Generale dei Musei, per la prima volta nella storia, una figura professionale che non sia né architetto, né storico dell’arte, né archeologo, cosa di per sé sufficiente a generare malumori nell’ambiente, se poi lo vai pure a pescare da <strong>MCDONALD’S</strong>, vuol dire che te le cerchi. Ecco perché, nonostante ovviamente il Governo si prodighi a difendere la scelta, piovono proteste: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/11/resca-settis.shtml?uuid=420317d2-b61d-11dd-9393-4b9d97fef3b5&amp;DocRulesView=Libero">bocciatura unanime</a> del Consiglio superiore dei beni culturali e migliaia di firme raccolte dalla <a href="http://www.bianchibandinelli.it/appello_super-manager_musei.htm">Fondazione Bandinelli</a>. Legittimamente ci si chiede: Resca avrà anche “lo scopo di superare anacronismi e conservatorismi ed imprimere dinamismo ed efficacia alla fruizione del patrimonio storico artistico lasciato finora in un sostanziale immobilismo”, ma che competenze ha per farlo?</p>
<p><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/15/resca-ridaro-valore-al-tesoro-italiano.html%20">Vediamo</a>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1006" title="McMuseum 03" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_03.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<blockquote><p>[...] lei si è mai occupato di beni culturali? «No. Io sono un frequentatore di musei.</p></blockquote>
<p>Dice di essere un semplice frequentatore di musei, che è come se un pendolare venisse nominato AD delle Ferrovie dello Stato perché è “un frequentatore di treni”. Se questi sono i criteri di selezione, potevano scegliere un qualsiasi turista giapponese. Magari ne sapeva anche di più.</p>
<blockquote><p>«Ma se permette vuol dire poco che non mi sia occupato di beni culturali». Poco? «Non sapevo niente di ristorazione e per dodici anni ho guidato la McDonald&#8217;s italiana. Non sapevo niente neanche di gioco e ora dirigo il Casinò di Campione»</p></blockquote>
<p>Pochissime righe di intervista che spiegano moltissimo. L’ex AD della McDonald’s non fa nessuna differenza tra una qualsiasi azienda e il sistema di gestione, promozione e tutela del patrimonio artistico italiano &#8211; che è tra i più vasti al mondo. Mette sullo stesso piano McDonald’s e i musei. E c’ha ragione! Non trovate anche voi che maneggiare millenni di storia dell’umanità sia un po’ come decidere che prezzo deve avere un McChicken con patate e Coca alla spina?</p>
<p>Una cosa del genere la si può dire o pensare solo se si ha in mente una gestione prettamente economica del giocattolo. Perché altrimenti devi essere freddissimo per non sentire tremare i polsi quando scopri certe cose:</p>
<blockquote><p>“Abbiamo una rete di quattromila musei, così mi dicono<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_2_1009" id="identifier_2_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="MI DICONO?!">3</a></sup>”.</p></blockquote>
<p>Siamo d’accordo che i Beni Culturali necessitino di un’oculata gestione economica. Anche qui è inevitabile che nel corso degli anni si siano aperte voragini di inutili sprechi. Basterebbe solo andare a vedere quanti musei esistono sul territorio e quanti di questi hanno <em>zero </em>(<em>0</em>) visitatori annui per capire che molte realtà esistono in qualità di vampiri dello Stato. Solo in Calabria ce ne saranno un centinaio, di questi esempi. Quello che però è inaccettabile è l’assoluta sovrapposizione tra lucro e profitto. La cultura è profitto, per qualsiasi Stato, figuriamoci per un Paese con il nostro patrimonio.</p>
<p>Per questo, l’idea di Resca mi spaventa non poco. Sono zeppo di pregiudizi, è innegabile, ma il problema è che in periodo di crisi la cultura viene guardata come si guarda un rom inspiegabilmente capitato a una riunione di Forza Nuova: dopo brevi momenti di sfasamento misto a incredulità, arriva una scarica di randellate che se è fortunato potrà permettersi una cura in ospedale.</p>
<p>E la nomina di Sgarbi a consigliere di Resca<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_3_1009" id="identifier_3_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Da la Repubblica, 4 dicembre 2008, p. 43">4</a></sup> non mi tranquillizza affatto. Nonostante provi per lui profonda antipatia, so riconoscergli competenze in campo storico-artistico che un venditore di hamburger non ha. Se però il <em>diktat</em> tremontiano del <em>taglia, taglia, taglia</em> dovesse contaminare i Beni Culturali, saranno solo i comunisti anacronisti a piangere per i mancati finanziamenti, che certo invece non intristiranno particolarmente la solita, immancabile, troia di casalinga di Voghera.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1005" title="McMuseum 04" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_04.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<h2><strong>L’INNOVAZIONE DEL GAMBERO</strong></h2>
<p>Bondi, in un articolo apparso su <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=306906&amp;START=0&amp;2col="><em>il Giornale</em></a> &#8211; che al solito spicca per la strenua difesa del pluralismo &#8211; sostiene che è ora di superare le solite idee radical chic<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_4_1009" id="identifier_4_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Dannati radical chic, ma quante ne dobbiamo subire a causa vostra?">5</a></sup>, abbandonando la vecchia idea elitaria<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_5_1009" id="identifier_5_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Elitaristi del cazzo. Peggio dei radical chic.">6</a></sup> della cultura. I beni culturali hanno bisogno di una svolta per tornare centrali nello sviluppo del Paese. I musei devono riconquistare l’appeal e il pubblico perduto.</p>
<p>D’accordissimo. Va da sé che questa posizione non può avere interessi meramente economici. I Beni Culturali non sono importanti solo per il PIL italiano. Sono una risorsa. Come dicevo prima, profitto, non lucro.</p>
<p>Il ruolo di Resca è particolarmente delicato. Si tratta di gestione delle risorse, tutela e promozione. Se dal punto di vista della tutela e della conservazione, oltre alla crisi del polo museale, sono decenni che le scuole di restauro italiane, le migliori del mondo probabilmente, vedono esaurirsi i fondi con una lunga agonia, dal punto di vista della promozione, be’, siamo delle mezze chiaviche. Campiamo di rendita da una vita. Il Bel Paese qui, il Bel Paese lì. Ma sti grandissimi cazzi. Da appassionato d’arte mi sono fracassato la minchia di vivere in una cazzo di bomboniera<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_6_1009" id="identifier_6_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="A tal proposito, che ne sar&agrave; dei progetti di Piano e Fuksas per Roma?">7</a></sup>. Sarebbe il momento di svecchiare, rinnovare e puntare su forze giovani. Lo stesso Bondi, che pur non ama le novità contemporanee, dice di voler “promuovere il lavoro dei nostri artisti, poiché l’Italia contemporanea […] è stata povera di nuove creazioni”<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_7_1009" id="identifier_7_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="la Repubblica, 4 dicembre 2008, ibidem">8</a></sup>. E per dare il segnale di avere a cuore la posizione che fa? Cambia la “Direzione generale per il paesaggio, l’architettura e l’<em>arte contemporanea</em>” in “Direzione generale per le Belle Arti e il Paesaggio”<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_8_1009" id="identifier_8_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="la Repubblica, 4 dicembre 2008, ibidem">9</a></sup>. Sparisce la voce “contemporaneo” e torna di moda l’obsolescente “Belle arti”. Però, bel colpo per chi dice di voler promuovere i giovani artisti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1004" title="McMuseum 05" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_05.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<p>E’ impossibile parlare di svolte o innovazioni in un sistema culturale quando la ricerca è ferma da secoli. L’arte contemporanea è sempre più lontana dai nostri schemi mentali. Basterebbe guardare i programmi liceali fin dove riescono a spingersi. Quando va grassa, arrivano al romanticismo. Riusciremo a studiare le avanguardie storiche forse quando saranno diventate archeologia.</p>
<p>Conseguenza naturale di questa deriva è una bella fuga di cervelli. Artisti giovani e non partono per New York, Londra, Berlino. Nessuno investe su di loro e culturalmente sembrano degli agenti patogeni. Per di più se deve scoppiare un putiferio ogni volta che una rana crocifissa vecchia di quasi vent’anni viene esposta all’ingresso di un museo, avranno tutto il diritto di sentirsi poco tutelati.</p>
<p>Bene, ora che ho sputato tutto il mio rancore preconcetto, chiudo con una curiosità. Cercando informazioni su Mario Resca, mi sono imbattuto in questo articolo di <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/13/spunta-resca-per-la-guida-alitalia.html">Repubblica</a> &#8211; datato 13 maggio 2008. Ma che è sto Resca, un <em>deus ex machina</em> con nomina <em>random</em>?</p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1009" class="footnote">Che poi che crisi? Economica o culturale?</li><li id="footnote_1_1009" class="footnote">Non a caso ha fatto notizia pure all’<a href="http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=12696801">estero</a>.</li><li id="footnote_2_1009" class="footnote">MI DICONO?!</li><li id="footnote_3_1009" class="footnote">Da <em>la Repubblica</em>, 4 dicembre 2008, p. 43</li><li id="footnote_4_1009" class="footnote">Dannati radical chic, ma quante ne dobbiamo subire a causa vostra?</li><li id="footnote_5_1009" class="footnote">Elitaristi del cazzo. Peggio dei radical chic.</li><li id="footnote_6_1009" class="footnote">A tal proposito, che ne sarà dei progetti di Piano e Fuksas per Roma?</li><li id="footnote_7_1009" class="footnote"><em>la Repubblica</em>, 4 dicembre 2008, <em>ibidem</em></li><li id="footnote_8_1009" class="footnote"><em>la Repubblica</em>, 4 dicembre 2008, <em>ibidem</em></li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Don&#8217;t Panic</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 16:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[A leggere le parole di Mario Draghi, dal G7 di questo week end sarebbe venuto fuori un comunicato &#8220;eccellente&#8221; per ridare fiducia ai mercati finanziari. Sfogliando i giornali on line ho tentato di capire quali siano le risposte concrete, i &#8220;piani d&#8217;azione&#8221; varati per uscire al più presto dalla crisi. Ma non sono riuscito a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-917" title="The Business: Serious Business" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/the_business.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>A leggere le parole di Mario Draghi, dal G7 di questo week end sarebbe venuto fuori un comunicato &#8220;eccellente&#8221; per ridare fiducia ai mercati finanziari. Sfogliando i giornali on line ho tentato di capire quali siano le risposte concrete, i &#8220;piani d&#8217;azione&#8221; varati per uscire al più presto dalla crisi. Ma non sono riuscito a capire con quali mezzi i sette grandi paesi riusciranno a bloccare la bufera. Si parla di misure straordinarie, piani d&#8217;intervento, risposte globali, etc, ma nessun giornale specifica in che modo e con quali mezzi gli stati interverranno per ridurre la pressione sui mercati e scongiurare il panico. Ero pronto pronto a scagliarmi contro i giornali italiani, incapaci da darti una notizia come si deve. Finché non ho aperto il sito della <a title="G7 promette azione rapida e decisiva, i mercati vacillano" href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE49A01520081011" target="_blank">Reuters</a>. I giornali non dicono quali strumenti adotteranno gli stati del G7 semplicemente perché:</p>
<blockquote><p>Hanno promesso di usare &#8220;ogni mezzo disponibile&#8221;, ma non hanno annunciato alcuna misura specifica.</p></blockquote>
<p>In pratica, facendo una buona sintesi dei vari testi presi dai giornali, quello che è venuto fuori dal G7 è un testo di questo tipo</p>
<blockquote><p>Caro <span style="text-decoration: line-through;">Babbo Natale</span> Investitore e/o operatore finanziario,<br />
ci rendiamo conto che questo è stato un anno difficile e noi non ci siamo comportati troppo bene. Siamo stati cattivi e non ti abbiamo assistito né aiutato in nessun modo. Ma ti promettiamo che dall&#8217;anno prossimo le cose cambieranno. Noi ti saremo sempre vicini. Ti aiuteremo quando sarai in difficoltà. Ti accompagneremo per mano nei momenti di paura. Ti staremo affianco in qualsiasi situazione, finché morte non ci separi. Tu in compenso regalaci un po&#8217; di tranquillità, magari a partire da lunedì, che riaprono i mercati.<br />
In fede,<br />
tuoi<br />
Stati del G7. </p></blockquote>
<p>Il comunicato è davvero eccellente: un&#8217;eccellente carta da culo.<br />
La Repubblica riepiloga in cinque punti le azioni che gli Stati del G7 si impegnano a intraprendere per aggirare la crisi. Attraverso quali interventi non si capisce. In compenso, si capisce bene che il G7 ha sancito che il mercato è morto, fa schifo e tocca agli Stati rimboccarsi le mani e intervenire. Se così pensano di dare un&#8217;iniezione di fiducia, come te la danno un&#8217;iniezione di <a title="Pentoth&lt;/em&gt;al" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pentothal" target="_blank">pentothal</a>?<br />
Il testo che gira sui giornali, non si dimostra di nessun aiuto. Per quanto non ne capisca nulla, fossi un broker entrerei nel panico più completo e, al grido di <em>QUESTE LE CHIAMATE RISPOSTE?!</em>, lunedì mattina inizierei a vendere anche le obbligazioni della dentiera di mia nonna. </p>
<p>No, non va bene. Il panico generale va evitato assolutamente. Bisogna intervenire e, visto che la politica al solito si dimostra un&#8217;insufficiente parolaia, toccherà a noi uomini della rete rimboccarci le maniche per soccorrere <em>broker</em> e agenti finanziari bisognosi di aiuto. Devono sapere come affrontare la spirale di panico che da lunedì probabilmente prenderà la direzione degli abissi più profondi. Mi prendo io quest&#8217;onere. Di finanza non ne capisco, ma di panico sì. Da ragazzino per esempio sentivo il fiuto di risse e mazzate con ore d&#8217;anticipo, trovando sempre ottimali vie di fuga da situazioni disperate. Stilerò quindi un <em>vademecum</em> con cinque modi per affrontare il panico con dignità, nell&#8217;ipotesi che qualcuno di questi poveri cristi in preda alla disperazione inizi a googlare per cercare risposte.</p>
<p>Come affrontare una crisi di panico finanziario:</p>
<ol>
<li>Cedi al panico immediatamente. La cosa peggiore in caso di crisi di panico è resistere al panico. Se ti lasci andare subito, il problema lo risolvi alla radice e ti sollevi da quell&#8217;ansiosa fase d&#8217;attesa che precede il tracollo psicologico. Come si suol dire: via il dente via il dolore. <br />
Certo, il panico potrà avere conseguenze catastrofiche, spingendoti anche al suicidio. E questo è un bene. Se nella vita fai il broker, significa che con ogni probabilità sei un coglione che ha abiurato a ogni moralità speculando sulle spalle di risparmiatori e pensionati. L&#8217;umanità dalla tua morte può solo uscirne sollevata.</li>
<li>Apriti un blog. E&#8217; ora di rompere l&#8217;egemonia della rete da parte di co.co.pro e giovani senza futuro. Grazie alla crisi delle borse, il web potrà fregiarsi di una nuova generazione di falliti: i <em>broker</em>. E&#8217; il tuo momento, approfittane. Invadi la rete con insulse lamentele su mancanza di liquidità e crollo del mercato automobilistico, noi ci assicureremo che una massiccia dose di troll t&#8217;invada di commenti il piccolo angolo di sfogo. Ricorda che può essere anche un buon modo per fare affari: grazie agli <em>adsense</em> e i giusti tag (crisi finanziaria, <em>credit</em><em> crunch</em>, <em>panic selling</em>), Google continuerà ad assicurati una discreta quantità d&#8217;introiti giornalieri.</li>
<li>Investi in materassi. Pare che nel futuro ce sia bisogno: è un affare garantito.</li>
<li>Ricorri alla cioccolata. Aiuta a superare momenti di difficoltà psicologica, come depressione o panico. Mi raccomando: mangiane in quantità pantagrueliche. Una dose massiccia di cacao infatti spalancherà le porte di una marcia solenne per conquistare le vette della diarrea. A quel punto, non avrai bisogno più di scuse per evitare di stare davanti ai terminali di piazza affari, visto che sarai costretto a vivere intere giornate su una tazza del cesso. E non fermarti alla diarrea, mi raccomando, ci sono ancora le emorroidi. Con quelle, sarai in grado di soddisfare i primi tre punti un colpo solo: una sofferenza atroce ti costringerà a stare su un letto ad aggiornare il blog via cellulare.</li>
<li>Pensa che ancora nessuno ha parlato di Stagflazione. Solo allora potrai iniziare a cacare sangue &#8211; stavolta senza il ricorso alla cioccolata. Ora limitati a lavorare e non rompere il cazzo, ché il peggio deve ancora venire.</li>
</ol>
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		<title>L&#8217;arte messa a nudo dai suoi discepoli, anche</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 15:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Marcel Duchamp]]></category>
		<category><![CDATA[R. Mutt]]></category>

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		<description><![CDATA[Marcel Duchamp (28 luglio 1887 – 2 ottobre 1968) &#8220;E&#8217; tutta colpa tua&#8221;. Mi agitavo nel sonno ripetendo questa frase, quando ho aperto gli occhi e me lo sono trovato davanti. Che cazzo di spavento. TED© &#8220;Porca troia, mi hai fatto morire. Cazzo ci fai qui?&#8221; R. Mutt &#8220;Sono passato a salutarti. Non venivo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-851" title="Duchamp dietro il Grande Vetro" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/duchamp-grande-vetro.jpg" alt="" width="369" height="470" /></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Duchamp" target="_blank">Marcel Duchamp</a> (28 luglio 1887 – 2 ottobre 1968) </em></p>
<p>&#8220;E&#8217; tutta colpa tua&#8221;.</p>
<p>Mi agitavo nel sonno ripetendo questa frase, quando ho aperto gli occhi e me lo sono trovato davanti. Che cazzo di spavento.</p>
<p>TED© &#8220;Porca troia, mi hai fatto morire. Cazzo ci fai qui?&#8221;<br />
<a href="http://www.potamocheri.eu/blog/argomenti/r-mutt/">R. Mutt</a> &#8220;Sono passato a salutarti. <a href="http://www.potamocheri.eu/blog/2007/02/12/andy-warhol-everywhere/" target="_parent">Non venivo da parecchio</a>&#8220;.</p>
<p>Era seduto su una sedia affianco al ciglio del letto con una scacchiera apparecchiata.</p>
<p>TED© &#8220;Fai come se fossi a casa tua, eh, tranquillo. E poi che è &#8216;sta scacchiera? Ti sembro una figa con le tette di fuori<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/10/02/larte-messa-a-nudo-dai-suoi-discepoli-anche/#footnote_0_840" id="identifier_0_840" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Nel 1963, al Museo d&amp;#8217;Arte di Pasadena, Duchamp si esib&igrave; in una partita a scacchi con una ragazza nuda &amp;#8211; Eve Babitz.">1</a></sup>? &#8221;<br />
R. Mutt &#8220;No, che c&#8217;entra&#8230; cioè, una partita a scacchi ci sta sempre bene. Soprattutto oggi&#8221;.<br />
TED© &#8220;Perché, che giorno è oggi?&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;Il 2 ottobre&#8221;<br />
TED© &#8220;&#8230;&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;Dài, il due ottobre del 2008!&#8221;<br />
TED© &#8220;Ma no? Giura!&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;&#8230; Va be&#8217;&#8230; Oggi sono quarantanni dalla mia morte&#8221;.<br />
TED© &#8220;Ahhhhh! Ecco perché quel sogno di merda, vaffanculo. E&#8217; tutta colpa tua&#8221;.<br />
R. Mutt &#8220;Colpa mia? Che ho fatto? Sono morto da 40 an&#8230;&#8221;<br />
TED© &#8220;Non dovevi proprio nascere, è diverso. Hai reso tutto più complicato&#8221;.<br />
R. Mutt &#8220;Ma&#8230;&#8221;<br />
TED© &#8220;Che già ci avevo messo del mio, scegliendo una <a title="DAMS di Bologna" href="http://www.dams.unibo.it/" target="_parent">facoltà del cazzo</a> senza prospettive. Dovevo incontrare proprio te, con le tue idee del cazzo&#8221;.<br />
R. Mutt &#8220;Io&#8230;&#8221;<br />
TED© &#8220;Tu! Proprio tu! Mi hai fatto appassionare all&#8217;Arte Contemporanea! L&#8217;INUTILITA&#8217; COSMICA!&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;Sì, ma&#8230;&#8221;<br />
TED© &#8220;Inutile e autoreferenziale. Completamente. E non parlo dell&#8217;arte in generale. Parlo di te, delle tue invenzioni e di chi cazzo le ha riprese&#8221;.<br />
R. Mutt &#8220;Lo hai già det&#8230;&#8221;<br />
TED© &#8220;Cioè, non potevo amare Caravaggio o Michelangelo come tutti. No, a te mi dovevo appassionare. E ora sai che mi è rimasto?&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;&#8230;&#8221;<br />
TED© &#8220;Lo sai?&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;No, cos&#8230;&#8221;<br />
TED© &#8220;UN CAZZO! Sono un alienato. Cioè, tipo che se invece di un triceratopo in formalina o, cazzo ne so, una scultura iperrealistica mastodontica di un pederasta crocifisso con dei biberon, vedo un normalissimo Tiziano, SBADIGLIO&#8221;.<br />
R. Mutt &#8220;Sì, va be&#8217;, lì è solo una questioni di gus&#8230;&#8221;<br />
TED© &#8220;Gusti un cazzo! Guarda, non voglio sapere per quanto tempo non ho scopato a causa tua&#8221;.<br />
R. Mutt &#8220;EH NO! Ora esageri. Calmati! Che c&#8217;entro con tutto questo? Io ho cercato solo di aprire nuove dimensioni per l&#8217;Arte. M&#8217;<em>interessavano le idee, non soltanto i prodotti visivi. </em><em>Volevo riportare la pittura al servizio della mente</em>. Ed è stato un gesto di gran libertà: niente è più libero di un&#8217;idea&#8221;.<br />
TED© &#8220;Idee? Libertà? Ma come cazzo parli?&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;Be&#8217;, le avanguardie sono state movimenti di liberazione&#8221;.<br />
TED© &#8220;Seee, negli anni &#8217;60, forse. Ma che ne è rimasto?&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;Be&#8217;, suppongo che lo spirito sia ancora quello&#8221;.<br />
TED© &#8220;Spirito? Guarda che parliamo di fighetti convinti di fare la rivoluzione. Ma avevi già fatto tutto tu&#8221;.<br />
R. Mutt &#8220;Tutto io?&#8221;<br />
TED© &#8220;Eh. <a href="http://digitalphilosophy.files.wordpress.com/2008/06/marcel-duchamp.jpg" target="_parent">Ready-made</a>, <a href="http://www.currenticalamo.com/CURRENTICALAMO/M-DUCHAMP-TONSURE-1919.jpg" target="_parent">Body Art</a>, <a href="http://www.joannemackellar.com/designjournal/wp-content/uploads/2008/02/duchamplhooq.jpg" target="_parent">Pop Art</a>, <a href="http://www.histmag.org/archiwalia/mag53/images/k_sztuka1.jpg" target="_parent">Performance</a>, <a href="http://video.google.com/videoplay?docid=8307191714722163759" target="_parent">Video Art</a>. TUTTO!&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;Visto? Qualche merito ce l&#8217;ho!&#8221;<br />
TED© &#8220;Sì, aver creato una generazione di troie di lusso&#8221;.<br />
R. Mutt: &#8220;Troie di lusso? Io col ready-made ho reso l&#8217;arte alla portata di tutti&#8221;.<br />
TED© &#8220;Seeeee, &#8216;na vota<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/10/02/larte-messa-a-nudo-dai-suoi-discepoli-anche/#footnote_1_840" id="identifier_1_840" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="S&igrave;, quarant&amp;#8217;anni fa!">2</a></sup>! I tempi cambiano, bello. Ora costa un botto fare arte. E l&#8217;apprezzano solo collezionisti ricchi sfondati e qualche sfigato di <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=3.0.2526975240" target="_parent">studioso</a>&#8220;.<br />
R. Mutt &#8220;Ma servirà a qualcosa l&#8217;arte, dài&#8221;.<br />
TED© &#8220;Sì, all&#8217;ego di chi sborsa milioni per mostrare agli amici un animale impagliato nel soggiorno&#8221;.<br />
R. Mutt &#8220;Oddìo&#8230; Quindi l&#8217;arte è inutile?&#8221;<br />
TED© &#8220;Mah, l&#8217;arte in generale non so. Per fortuna ci sono ancora il cinema, il teatro, la letteratura, l&#8217;architettura. Ma le arti visive, o come le vuoi chiamare tu, non mi pare abbiano una grande influenza sul mondo. Non interessano a nessuno. Al massimo ogni tanto fa notizia qualche provocazione, o le aste miliardarie, ma nient&#8217;altro&#8221;.<br />
R. Mutt &#8220;Che tristezza. Mi stai uccidendo due volte. In pratica non sono servito a nulla&#8221;.<br />
TED© &#8220;Eh, sei stato l&#8217;artista più influente della storia dopo Leonardo, questo sicuramente, ma non vuol dire niente. Anzi, se vai in giro a dire che oggi è il quarantennio della tua morte, sai con ogni probabilità la gente che risponde?&#8221;<br />
R. Mutt &#8220;No, che risponde?&#8221;<br />
TED© &#8220;<em>Sti cazzi&#8221;.<br />
<span style="font-style: normal;">R. Mutt &#8220;<em>Sti cazzi</em>?&#8221;<br />
TED© &#8220;<em>Sti cazzi</em>&#8220;.<br />
R. Mutt &#8220;<em>Sti cazzi&#8230;</em>&#8221;<br />
TED© &#8220;Esatto. <em>Sti cazzi</em>&#8220;.<br />
R. Mutt &#8220;Ehhh, va be&#8217;, che posso dirti&#8230;&#8221; Si alzò dalla sedia, raccogliendo gli scacchi &#8220;&#8230;sti cazzi!&#8221;</span></em></p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_840" class="footnote">Nel 1963, al Museo d&#8217;Arte di Pasadena, Duchamp si esibì in una <a class="thickbox" title="Duchamp - Partita a scacchi con Eve Babitz" href="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/duchampscacchi.jpg">partita a scacchi con una ragazza nuda &#8211; Eve Babitz</a>.</li><li id="footnote_1_840" class="footnote">Sì, quarant&#8217;anni fa!</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Damien feels fine</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 15:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Damien Hirst]]></category>
		<category><![CDATA[Fine del mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre tutt&#8217;intorno il mondo va velocemente a pezzi, cercando qualche spunto che abbia almeno una parvenza di buona notizia e che non sia assolutamente una bega di cortile &#8211; dio mio, i blog che parlano di quisquilie, che scandalo &#8211; m&#8217;imbatto in un articolo che mi permette di aprire una di quelle riflessioni che con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-778" title="Damien Hirst" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/09/hirst_in_formalina.jpg" alt="" width="450" height="244" /></p>
<p>Mentre tutt&#8217;intorno il mondo va velocemente a pezzi, cercando qualche spunto che abbia almeno una parvenza di buona notizia e che non sia assolutamente una <a title="Giglioli - beghe di cortile" href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/09/17/chiusi-nel-proprio-bozzolo/" target="_blank">bega di cortile</a> &#8211; dio mio, i blog che parlano di quisquilie, che scandalo &#8211; m&#8217;imbatto in un articolo che mi permette di aprire una di quelle riflessioni che con ogni probabilità vi porterà a un bel &#8220;e chi cazzo se ne frega?&#8221;</p>
<p>Un paio di giorni fa, l&#8217;artista inglese Damien Hirst ha avuto una discreta visibilità sui giornali mondiali. E&#8217; già un notizia vedere un giornale spendere parole per quel mondo autoreferenziale che è l&#8217;arte contemporanea. In genere avviene quando c&#8217;è di mezzo un qualche scandalo, tipo una rana crocifissa o dei bambini impiccati al centro di Milano, o quando c&#8217;è un&#8217;asta ipermiliardaria. Eppure non è questo il caso.  O meglio, scandalo e asta ipermiliardaria sono presenti, ma non è (solo) per quello che Hirst ha fatto notizia. La parola chiave ora è <em>rivoluzione</em>.</p>
<blockquote><p>Stanco di lasciare tra il 40 e il 60% dei proventi delle sue opere a galleristi, l&#8217;artista — fautore e protagonista della rivoluzione che negli anni &#8217;90 ha visto emergere il movimento dei Young British Artists — ha deciso di fare da sé e vendere direttamente al pubblico. <a title="E Hirst vince la sfida: asta da record - Corriere.it" href="http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_16/hirst_da_Sotheby%27s_0bea6a5c-83b3-11dd-8a6a-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Corriere.it</a></p></blockquote>
<p>L&#8217;evento organizzato da Damien Hirst nel suo piccolo è una <em>rivoluzione</em> paragonabile a <em>In Rainbow</em> dei Radiohead. Ma non nel suo grande.</p>
<p>Nel suo piccolo perché l&#8217;arte visiva, e in particolare quella contemporanea, non è diffusa come la musica. E&#8217; un ambiente di nicchia per squatter mancati provenienti dal DAMS e ricchi incoscienti con soldi da buttare (e qui ci sta un &#8220;appunto: chi cazzo se ne frega&#8221;). Ma la sterzata è nella stessa direzione. Via gli intermediari. L&#8217;artista lavora per sé ed è l&#8217;unico a incassarne i proventi. L&#8217;artista fa la parte dei Radiohead e il gallerista quella del discografico.</p>
<p>Si apre una nuova era per gli artisti &#8211; così come i Radiohead l&#8217;hanno aperta per i musicisti. Autosufficienza commerciale, senza più il bisogno di stare negli stringenti ritmi di un gallerista. Solo che, mentre credo che in campo musicale una strada simile possa essere intrapresa anche da gruppi <a href="http://www.potamocheri.eu/blog/2008/04/02/oltre-la-discografia-indie/" target="_blank">meno fortunati</a> dei Radiohead, in campo artistico bisogna avere delle spalle belle grosse.<em> </em></p>
<blockquote><p>Ma Oliver Baker, l’esperto di arte contemporanea di Sotheby’s, è prudente: «Credo che i mercanti continueranno ad essere importanti per noi come lo sono sempre stati. Il loro ruolo è indispensabile per continuare ad allevare artisti e ritengo che l’asta di lunedì e martedì sia stata un caso unico, possibile solo con le opere di Damien Hirst. È però ancora troppo presto per valutare la portata e le conseguenze di questo evento».</p></blockquote>
<p>E per questo dico che, <em>nel suo grande</em>, <em>In Rainbow</em> e l&#8217;asta di Hirst non sono paragonabili. Il mercato artistico è intossicato da cifre spaventose. Hirst si può permettere di fare lo stronzo perché è ormai sicuro di vendere scoregge a milioni di sterline. Per lui l&#8217;arte non ha bisogno di marketing: è marketing &#8211; cosa che rende inutile <a title="L'asta di Hirst - La Stampa" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/arte/grubrica.asp?ID_blog=62&amp;ID_articolo=1013&amp;ID_sezione=117&amp;sezione=News" target="_blank">ogni dibattito</a> sull&#8217;essere o meno arte quella dell&#8217;inglese. L&#8217;asta stessa è una performance artistica che si fa beffa dei collezionisti, che gettano miliardi per 200 schifezze in formaldeide proprio nel giorno in cui la Lehman Brothers dà il via al terremoto, o alla bufera, come piace dire ai titolisti di Repubblica, sulla finanza mondiale. Fossi Hirst, oltre a gioire per il raddoppio del conto in banca, mi ammazzerei dalle risate. C&#8217;è chi se ne sbatte due palle della crisi finanziaria e lui si diverte ad approfittarsene.</p>
<p>Molto più limitate, dal punto di vista economico, le possibilità dei Radiohead. Le offerte per comprare <em>In Rainbow</em> non vengono fatte per un pezzo unico o da collezione. Hirst non mette in download le sue capre in decomposizione (e ci mancherebbe altro) e diciamo che a lui, viste le cifre, è andata un pelino meglio rispetto ai Radiohead &#8211; e ti credo, 10 milioni d&#8217;euro per pezzo.</p>
<p>Ora voglio capire come si muoverà Hirst. Ok, è ricchissimo. Ok, ha 120 milioni di euro in banca. Ma la lavorazione delle sue &#8220;opere&#8221; costa un capitale e dall&#8217;esterno emette un&#8217;aura di avidità. Sospetto che cercherà sempre un finanziatore. Che non credo sarà mai un problema: se esistono dei coglioni che spendono certe cifre per uno squalo in formalina, figuriamoci se non ne trovi uno che investe su di te.</p>
<p>(Sempre che a qualcuno freghi un cazzo dell&#8217;argomento).</p>
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		<title>La sacra patente del cristiano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 13:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[Se per caso vi dovesse capitare di incontrare due fraticelli in cerca di autostop, resistete alla tentazione di urlargli qualche bestemmia, fargli un antani supercazzola come se fosse taralin tapioca o addirittura di metterli sotto, e, anzi, prendetevi di coraggio e dategli un passaggio. Potrebbero regalarvi la chicca che vedete qui sotto (cliccate per ingrandire). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-701" title="Patente del cristiano" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/08/christianpatente.jpg" alt="" width="412" height="142" /></p>
<p>Se per caso vi dovesse capitare di incontrare due fraticelli in cerca di autostop, resistete alla tentazione di urlargli qualche bestemmia, fargli un antani supercazzola come se fosse taralin tapioca o addirittura di metterli sotto, e, anzi, prendetevi di coraggio e dategli un passaggio. Potrebbero regalarvi la chicca che vedete qui sotto (cliccate per ingrandire).</p>
<p><a class="thickbox" rel="patente" href="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/08/patentecristiana.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-696" title="Patente cristiana" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/08/patentecristiana_thumb.jpg" alt="" width="240" height="87" /> </a><a class="thickbox" rel="patente" href="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/08/patentecristiana_latob.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-694" title="Patente cristiana" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/08/patentecristiana_latob_thumb.jpg" alt="" width="240" height="87" /></a></p>
<p>Invano ho cercato segnali di uno scherzo. Che ne so, una firma dei <a title="Don Zauker" href="http://www.donzauker.it/" target="_blank">Paguri</a> da qualche parte. Nulla, tempo perso, è tutto vero.<br />
Leggendo l&#8217;esilarante lato A, dove dove simboli del codice stradale vengono ripresi in chiave <span style="text-decoration: line-through;">inquisitoria</span> cattolica, mi sono chiesto <em>Perché non creare anche la dissacrante patente dell&#8217;ateo?</em> <br />
Utilizzando lo stesso schema, ecco a voi la mia proposta.</p>
<p><strong>Direzione obbligatoria</strong>: di fronte a una chiesa, una moschea, una sinagoga, un tempio, girati e vai via.</p>
<p><strong>Precedenza</strong>: la figa prima di tutto.</p>
<p><strong>Pronto soccorso</strong>: quando tutto si mette male, tira giù due/tre bestemmioni e vedrai che le cose miglioreranno.</p>
<p><strong>Posto di rifornimento</strong>: il bar, ma va anche bene comprare una cassa di Peroni al supermercato.</p>
<p><strong>Parcheggio</strong>: ogni tanto prenditi una pausa. Trombare tutto il giorno stanca.</p>
<p><strong>Divieto di suonare</strong>: e, soprattutto, non si accettano volantini e testimoni di Geova.</p>
<p><strong>Divieto di inversione</strong>: non vorrai mica diventare Giovanni Lindo Ferretti, vero?</p>
<p><strong>Senso vietato</strong>: non valicare il portone di una chiesa, rischi di prendere fuoco.</p>
<p><strong>Incrocio pericoloso</strong>: attenzione a fidanzarti con una cattolica, potrebbe contaminarti.</p>
<p><strong>Pericolo generico</strong>: prete in vista.</p>
<p><strong>Passaggio a livello non custodito</strong>: non permettere mai che la laicità dello Stato rimanga incustodita. Il pericolo è dietro l&#8217;angolo. </p>
<p><strong>Limite massimo di velocità</strong>: prendi la vita con calma. Dopo non c&#8217;è nulla e voglio vederti a fare la bella vita nel nulla assoluto.</p>
<p><strong>Alt-Polizia</strong>: butta via il fumo, veloce!</p>
<p><strong>Ospedale</strong>: accogli e rispetta tutti<span style="text-decoration: line-through;"> tranne i preti</span>.</p>
<p><strong>Patente A</strong>: è la presente ed è indispensabile per una scomunica.</p>
<p><strong>Patente B-C-D-E-F-G-H-I-L-M-N-O-P-Q-R-S-T-U-V-Z</strong>: tutte le altre e <em>non esistono</em>.</p>
<p><strong>Scuola di guida</strong>: l&#8217;istruttore è <a title="Mosconi" href="http://it.youtube.com/watch?v=ZnGop_hnm5o" target="_blank">Lui</a>.</p>
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		<title>Per l&#8217;amor di Dio</title>
		<link>http://potamocheri.eu/blog/2008/06/26/per-lamor-di-dio/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 12:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Damien Hirst]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarebbero bastati teschio e titolo per fare scandalo. Un cranio di un anonimo trentacinquenne europeo del XVIII secolo e la scritta For the Love of God a richiamare ex-voto e reliquiari cristiani, ispirandoti per di più a un reperto azteco. Sarebbe bastato questo. Ma non per quel nerdone di Damien Hirst, che ama strafare e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-573" title="For the Love of God" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/06/teschio_di_diamanti_damien_hirst.jpg" alt="For the Love of God" width="500" height="322" /></p>
<p>Sarebbero bastati <a title="For the Love of God" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/entertainment/6712015.stm" target="_blank">teschio e titolo</a> per fare scandalo. Un cranio di un anonimo trentacinquenne europeo del XVIII secolo e la scritta <em>For the Love of God</em> a richiamare ex-voto e reliquiari cristiani, ispirandoti per di più a un reperto azteco.<br />
Sarebbe bastato questo.<br />
Ma non per quel <a class="thickbox" href="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/06/hirst-nerd.jpg">nerdone di Damien Hirst</a>, che ama strafare e si diverte a innescare spirali di cortocircuiti. E a prendere per il culo collezionisti e investitori. Creare il più prezioso gioiello del pianeta da un teschio è una grande beffa perché a) seppur imperlato, è comunque un teschio e fa impressione e perché b) tutti lo vorrebbero, uno solo lo può ottenere e per farlo deve sborsare una cifra pari ai debiti della famiglia Tanzi (con una plusvalenza per l&#8217;artista di <a href="http://www.artnewsblog.com/2007/06/diamond-skull-by-damien-hirst.htm" target="_blank">80 milioni di dollari</a>). Il tutto mentre la critica passa il tempo a disquisire sulle motivazioni filosofiche dell&#8217;opera, nel suo essere una riflessione sull&#8217;esilità della vita tra caducità della morte ed eternità del materiale usato. Ma vaffanculo, coglioni. Il vostro cenacolo  sembra una parodia della pubblicità della De Beers.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-575 alignleft" style="float: left; margin: 0 10px 10px 0;" title="LOVE IS LOVE FOR BEAUTY AND TO PROCREATE AND GIVE BIRTH IN BEAUTY" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/06/testa_di_cazzo_damien_hirst-150x300.jpg" alt="LOVE IS LOVE FOR BEAUTY AND TO PROCREATE AND GIVE BIRTH IN BEAUTY" width="150" height="300" />Questo vi prende per il culo. Vi ha fregato 8.601 diamanti. Anzi, di più. In totale sono 9.947. Perché una legge non scritta dell&#8217;arte è che se c&#8217;è thanatos ci deve essere anche eros. Così, dopo <em>For the Love of God</em>, è arrivato <em>Love is love for beauty and to procreate and give birth in beauty</em>, una cappella ricoperta di 1.346 diamanti, sorretta da un&#8217;asta d&#8217;oro da 22 carati (che proprio oggi verrà <a title="Milano - presentazione dell'ultimo lavoro di Damien Hirst" href="http://artmagazine.arcadja.it/2008/06/24/%E2%80%9Clove-is-love-for-beauty-%E2%80%9D-damien-hirst-lo-espone-a-milano/" target="_blank">presentata a Milano</a>). Qui la beffa raggiunge i massimi livelli. I collezionisti si sbatteranno a morte per avere il cazzo può costoso del pianeta per poi esporlo in vetrina. <em><br />
Oh, cara. ma che bel fallo imperlato. Lo usi da sola o con le tue amiche?</em><br />
Però, per ottenere l&#8217;oggetto dei desideri di ogni signora perbene, dovranno passare prima i due anni di tour museale. Non male vedere un cazzo brillantato affianco ad <em>Amore e Psiche</em> di Canova.<br />
Neppure John Holmes è mai arrivato a tanto. E dire che anche John Holmes vantava 30 centimetri.<br />
Hirst ci sta prendendo proprio gusto a piegare il mercato artistico alle sue regole. Il ritmo impresso è vertiginoso. Ogni suo lavoro è un&#8217;asta plurimiliardaria e materiale prezioso scippato all&#8217;industria dei gioielli. In autunno, presenterà un toro con corona in oro, zoccoli gettati d&#8217;oro, teca placcata in oro. Magari è in oro anche il testo critico che lo accompagna.</p>
<blockquote><p>Dopo il successo della vendita all’asta di “Pharmacy”, io sentii immediatamente il desiderio di fare un’altra vendita all’asta. È un modo democratico di vendere arte e sembra una naturale evoluzione per il mercato dell’arte contemporanea. Anche se effettivamente si corre dei rischi, io abbraccio la sfida di vendere così il mio lavoro in asta. Ciononostante voglio assolutamente continuare a lavorare con le mie gallerie. Ma questo è diverso. Il mondo sta cambiando. E io ho sempre più bisogno ultimamente di vedere dove questa strada conduce.</p></blockquote>
<p>Fate inserire nella costituzione europea una voce che vieti ad artisti/ musicisti/ registi/ scrittori di parlare del proprio lavoro e recupererete il Sì persi sinora.<br />
Un modo democratico non può esserlo, perché <a title="Decameron di Luttazzi - prima puntata" href="http://video.google.it/videoplay?docid=-6646867180950407683&amp;q=decameron+&amp;ei=KIFjSO-qGYPy2wK-lvmiBQ" target="_blank">non è democrazia se non te la puoi permettere</a>. La strada conduce alla follia. Hirst si diverte a far impazzire i prezzi. Non possono essere semplici operazioni di marketing basate su provocazioni. Le forzature sono troppo evidenti. In realtà si vuole fare esplodere il mercato delle aste dal suo interno, appoggiandosi non solo al plusvalore artistico, ma anche a costi di produzione effettivamente elevatissimi.</p>
<p>Limitare il gioco di cortocircuiti di Hirst a prezzi e gioielli sarebbe mortificante. Utilizzando discorsi da tromboni prezzolati, in <em>For the Love of God</em> il fulcro del lavoro è realmente il gioco con la morte. Il teschio è realizzato con diamanti <em>ethically sourced</em>. Hirst si è accertato personalmente che le pietre non fossero costate vite umane o lavoro minorile. Una morte costosa che non costa morti e che porta all&#8217;amore fallico di <em>Love is love for beauty and to procreate and give birth in beauty</em>.</p>
<p>Però, se le due opere hanno sfruttato quasi tutti i diamanti non insanguinati del pianeta, con cosa le faranno ora le <a href="http://www.potamocheri.eu/blog/2008/01/14/aristocrazia-high-tech/">pennine USB</a>?</p>
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