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	<title>Stati di Sonnolenza &#187; Recensonni</title>
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	<description>un blog in dormiveglia (?)</description>
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		<title>De Facto</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 11:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto Quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamattina all’aeroporto di Fiumicino ho comprato il Fatto Quotidiano. “Guardi che le ho chiesto il Fatto Quotidiano, non la locandina del Vernacoliere”, è stata la mia prima reazione. L’edicolante si è limitato a indicarmi la testata, scacciandomi con uno sguardo tra il disgustato e il disgustato. Allontanandomi, l’ho visto prendere appunti su un’agenda in pelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/fq.jpg" alt="Il Fatto Quotidiano" title="Il Fatto Quotidiano" width="500" height="164" class="alignnone size-full wp-image-1339" /></p>
<p>Stamattina all’aeroporto di Fiumicino ho comprato il Fatto Quotidiano.<br />
“Guardi che le ho chiesto il Fatto Quotidiano, non la locandina del Vernacoliere”, è stata la mia prima reazione. L’edicolante si è limitato a indicarmi la testata, scacciandomi con uno sguardo tra il disgustato e il disgustato. Allontanandomi, l’ho visto prendere appunti su un’agenda in pelle sulla quale mi pare ci fosse scritto SISDE.<br />
Nell’oretta di attesa che avevo davanti, ho avuto modo di leggere e analizzare il quotidiano. Visto che non ho l’abitudine di contribuire a cose che non condivido, lascio da parte di spendere tempo in elogi su un nuovo prodotto editoriale, in un periodo di pericolo per la libertà di stampa bla bla bla, limitandomi ad appuntare le cose migliorabili.</p>
<p>Per esempio, tornando alla battuta sul Vernacoliere, grafica e impaginazione sono veramente, ma veramente rivedibili. <em>Evvabbè, dài, sempre a guardare la forma. I contenuti contano</em>. Sì, ok, come volete, ma sono rivedibili. Molto. Al di là che sembra impaginato con un collage, come se l’era del digitale non avesse neanche sfiorato il buon vecchio Gutenberg, fornendo ai grafici al massimo una copia crackata di modellini per Word, il problema è che il tutto ha un aspetto, come dire?, buffo. Ho avuto l’impressione di essere di fronte a un giornale satirico con i colori dell’Unità (che è un po’ una tautologia). La colpa maggiore ce l’hanno quei titoli con i caratteri <em>stretchati</em> verso l’alto che gridano vendetta e sono lì a occupare più spazio possibile. L’accostamento dei font, con i disinvolti passaggi tra &#8220;aggraziati&#8221; e &#8220;senza grazie&#8221; e corsivi nei sottotitoli probabilmente ricavati da corrispondenze fedifraghe di metà ‘800, sembrano attuare alla lettera il vecchio metodo del grande maestro Ad Capocchiam. E poi quanto bianco c’è? Mamma mia quanti in utili spazi bianchi. Quanti. Spazi. Bianchi. Forse avrebbe giovato usare un formato tabloid. Per non parlare poi del fatto che, a tratti, si dimenticano la giustifica. Nulla da fare, rivedibile, rivedibile, rivedibile.</p>
<p>Passando ai contenuti, devo segnalare che dopo aver comprato questo numero, e averne sfogliati altri in formato pdf, rimango alquanto perplesso.<br />
Per chi segue Travaglio &#038; Co. da tempo, i contenuti del Fatto Quotidiano hanno ben poco di quotidiano. Sono cose più o meno note ai loro lettori, tra libri e blog vari – è uno dei rischi che si corrono quando si rendono fruibili on line i propri testi. Ma, a dirla tutta, anche di fatti non è che ve ne siano molti. Un paio di inchieste giudiziarie e poco altro. Il resto è tutto commento e retroscena politico, appelli e lettere varie. Un giornale quotidiano è tutt’altra cosa. La scelta di arrivare nelle edicole è anche legata alla necessità di arrivare a quante più persone possibile, superando l’ostacolo del “soli ce la cantiamo e soli ce la suoniamo”. Ma un cittadino che guarda quelle prime pagine o ne sfoglia il giornale, come fa a non pensare di essere di fronte alla risposta antiberlusconiana a Libero. Siamo chiari, anche questo è di per sé un valore, ma per quello bastavano i blog. Un quotidiano deve avere notizie, uno sguardo cinico, piatto e asciutto, che sa muoversi sul territorio, non fermandosi a stanze giudiziarie – che, a scanso d’equivoci, mi sembrano decisamente il pezzo forte del giornale – o parlamentari. Questo è uno di quei giornali che fanno parlare di sé più su altri giornali che tra la gente. Non è detto che sia un male, ma sinceramente speravo di trovarmi di fronte alla versione cartacea di Report – o del miglior Santoro. Anche le collaborazioni mi hanno un po’ deluso. Tutti nomi conosciuti per chi li segue da tempo. Nessuna novità, nessuna apertura a selezioni.<br />
Tutte queste considerazioni ovviamente hanno dei costi. Il Fatto Quotidiano è appena nato e può solo migliorare. Per migliorare però bisogna scommettere e rischiare.</p>
<p>Ci sono anche un altro paio di banalità che non arricchiscono il quotidiano ma che, anzi, a mio immodesto modo di vedere lo danneggiano. Innanzitutto lo spazio twitter. Twitter è uno strumento di microblogging talmente veloce, basato sull’immediato botta e risposta, che rende una trasposizione cartacea di nessun, nessun, e dico nessun, senso. Davvero nessun senso (magari non s’era capito), se non quello di arricchire di storture ortografiche il giornale<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2009/09/26/de-facto/#footnote_0_1338" id="identifier_0_1338" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="a proposito, anche dal punto di vista dell&rsquo;editing c&rsquo;&egrave; un po&rsquo; di lavoro da fare, eh">1</a></sup>.<br />
Poi oggi in prima pagina c’era questo commento:</p>
<blockquote><p>Fa una certa impressione leggere nella stessa pagina di “Repubblica” questi due titoli: “D’Alema, sulla laicità il Pd dovrebbe imitare la Dc” e “Morte cerebrale, rivedere i criteri”.
</p></blockquote>
<p>La rubrica era &#8220;Cattiverie&#8221;. No, dico: CATTIVERIE.  Questa è una cattiveria? Credo proprio che lassù nelle sfere alte stiano tremando dalla paura, con questo cecchino in circolazione. Bah, ho l’idea che Cristina d’Avena avrebbe saputo fare di meglio.<br />
Per il resto c’è ancora un po’ troppa autocelebrazione, relegata soprattutto alla rassegna stampa, ma lì mi pare un normale processo biologico di un giornale appena nato che deve promuoversi sfruttando il più possibile le ali dell’entusiasmo.</p>
<p>Ma c’è una cosa che però non è proprio tollerabile. Una mancanza ingiustificata e criminogena. In tutto il Fatto Quotidiano non c’è neanche un minimo accenno al problema che come una morsa attanaglia il mondo occidentale: il Signoraggio. Perché Travaglio non ne parla?</p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1338" class="footnote">a proposito, anche dal punto di vista dell’editing c’è un po’ di lavoro da fare, eh</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Who watches Watchmen?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 21:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Watchmen]]></category>

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		<description><![CDATA[Esistono a mio avviso quattro spettatori-tipo di Watchmen. Il primo è il nerd del fumetto. Per lui Watchmen è molto più di un fumetto: è IL fumetto. Punto massimo della narrativa illustrata, il nerd lo venera come un totem o, meglio ancora, come un oggetto sessuale. Se non fosse sacrilegio rovinare la carta degli albi originali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1226" title="Watchmen" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2009/03/watchmen1.jpg" alt="Watchmen" width="500" height="282" /></p>
<p>Esistono a mio avviso quattro spettatori-tipo di <em>Watchmen</em>.</p>
<p>Il primo è il <em>nerd</em> del fumetto. Per lui <em>Watchmen</em> è molto più di un fumetto: è <em>IL</em> fumetto. Punto massimo della narrativa illustrata, il <em>nerd</em> lo venera come un totem o, meglio ancora, come un oggetto sessuale. Se non fosse sacrilegio rovinare la carta degli albi originali <em>DC</em>, probabilmente avrebbe tutti i numeri cartonati. Viene da sé che va al cinema carico di disprezzo preconcetto. Il <em>nerd</em> passa la serata spulciando tra difetti più o meno palesi del film, massacrando con malcelato sadismo un progetto troppo ambizioso. L&#8217;inizio magari lo spiazza, perché la bellezza dei titoli di testa è difficile da scansare, ma poi parte in tranquillità il bagno di sangue. Troppa carne al fuoco, tutto troppo concentrato e confuso. Le storie parallele facilmente cestinate o soltanto sfiorate. Pessima la resa delle scene di lotta. Inutilmente coreografiche, in stile <em>Matrix</em> ed emuli, tradiscono il senso principale del fumetto. Così come sono gratuiti i particolari crudi di alcuni scontri. Anche i dialoghi, pur seguendo l&#8217;originale, sono deboli, abbozzati, a volte innaturali. Il Gufo è troppo più scemo dell&#8217;originale (Spettro di Seta però è bona e a lei dedicherà un bel segone a casa). La scena di sesso tra i due, poi, con la sborrata fiammante di Archimede a ritmo di Leonard Cohen, valica di gran lunga il confine del ridicolo. Per tutta la durata del film, insiste che nulla viene restituito della reale atmosfera di ansia da olocausto nucleare che riempie ogni pagina del fumetto. E poi il finale&#8230; Oh, god, il finale. Come si può? Come si fa?!1UNO! Nel corso dell&#8217;intera visione non smette mai di ripetere &#8220;Hai visto?&#8221;, &#8220;Lo avevo detto io!&#8221;, spoilerando l&#8217;intero film. E&#8217; schifato dalla colonna sonora.</p>
<p>Il secondo è il lettore moderato. Lui ama leggere i fumetti e non poteva non leggere <em>Watchmen</em>. Probabilmente, anche lui pensa che sia <em>IL</em> fumetto, ma non lo dice, o almeno non lo fa ogni tre secondi. Lui al cinema ci va senza preconcetti, è consapevole che mezzi diversi portano a soluzioni diverse, anche se può presentarsi in sala vagamente preoccupato. Il rischio <em><a title="La leggende degli uomini straordinari" href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_leggenda_degli_uomini_straordinari" target="blank">uomini straordinari</a></em> è in agguato. Nota tutti i difetti notati dal nerd. Si limita però a storcere il naso. Prova un po&#8217; di disgusto per i combattimenti, ma si rende presto conto che un&#8217;opera cinematografica è anche un&#8217;opera commerciale: difficile rinunciare alla portata più appetitosa. Anche lui trova ridicola la scena di sesso, sbuffando, ma preferisce concentrarsi sulla buona resa di Rorschach. Il finale non lo convince ma sospende il giudizio: raccontando il finale originale all&#8217;amico che non aveva letto il fumetto, capisce che forse c&#8217;era dietro una scelta di immediata accessibilità. Pensa che la colonna sonora non sempre è così male.</p>
<p>Il terzo è il non-lettore. Questo è il bacino d&#8217;utenza indubbiamente più ampio. Ci trovi chi non ha letto il fumetto ma sa che esiste. Chi ha un’infarinatura della storia e chi ne ignora completamente il contenuto. Chi ha letto che è un bel film o chi semplicemente apprezza i film sui supereroi. Spesso tra questi c&#8217;è chi s’è innamorato de <em>Il cavaliere oscuro</em>. Guarda il film in tutta tranquillità, come chi va a vedere un film qualsiasi. Lo può trovare spettacolare ma a volte prolisso, complesso ma godibile, geniale ma lungo, violento ma appassionante. Si appassiona a Rorschach e si arrapa col culo di Spettro di Seta. Trova il finale convincente ma anche un po&#8217; astruso. Si perde nei dialoghi di fisica quantistica ma si fa avvolgere dalla portata filosofica della storia. Apprezza la colonna sonora.</p>
<p>Questi sono i tre casi più tipici e normali. In comune hanno la convinzione che Nixon era fatto meglio in <em>Point break</em>.</p>
<p>Poi c’è un quarto spettatore-tipo ed è a lui che in particolare vuole rivolgersi questo post.<br />
Tu che hai passato la domenica al Centro Commerciale, convinto che questo dia lustro alla tua immagine sociale; tu che ami specchiarti tra le vetrine di un negozietto di cellulari; tu che dopo aver speso 300 euro in mutande <em>D&amp;G</em> passi le ore giocando a carambola, simulando divertito con la stecca da biliardo un fallo appuntito, ballando estasiato la musica <em>house</em> sparata a massimo volume; tu che dopo una cena al McDonald&#8217;s decidi di concludere la serata al cinema comprando malauguratamente i biglietti della fila davanti alla mia; tu che ti siedi convinto di vedere un film di Vin Diesel e ti trovi davanti un film in cui il dialogo più semplice parla di tachioni; tu che non potendo comprendere il film decidi di deriderlo con continui &#8220;e che è stu cosu blu?&#8221;, &#8220;ahi mamma quantu l&#8217;ha!&#8221;, &#8220;ma chi cuntanu sti ciùati?!<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2009/03/09/who-watches-watchmen/#footnote_0_1223" id="identifier_0_1223" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ma che dicono sti stupidi?!">1</a></sup>&#8221;; tu che ci hai messo tre quarti di film per capire che non era cazzo tuo; tu che non apprezzi la colonna sonora perché non c&#8217;è Gigi D&#8217;Agostino; tu che non puoi capire la battuta su Nixon non perché non hai visto <em>Point break</em> ma perché non sai chi cazzo sia Nixon; tu che mi hai rovinato gran parte della visione: VAFFANCULO. E nell&#8217;andarci ricordati di ficcarti in gola il cazzo blu di Dr. Manhattan in una delle sue giganti versioni, spezzandoti la trachea mentre un irresistibile conato radioattivo ti spinge a corroderti di vomito le mani, i piedi e quella faccia di cazzo che ti ritrovi, COGLIONE.</p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1223" class="footnote">Ma che dicono sti stupidi?!</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Bobbit TV</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 16:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordo ancora oggi la prima volta che ho visto Pulp Fiction in televisione. Lo avevo visto centinaia di volte in VHS, lo sapevo praticamente a memoria. Quel film però era come una di quelle scopate che hanno sempre il sapore di una &#8220;prima volta&#8221;1. Lo mandavano su Rete 4, su I Bellissimi, Filmissimi, Capolavorissimi, Filmsuperspettacolarissimipienidattorifichissimi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1047" title="Brokeback Mountain" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/12/cut-brokeback-mountain.jpg" alt="Brokeback Mountain" width="500" height="204" /></p>
<p>Ricordo ancora oggi la prima volta che ho visto <em>Pulp Fiction</em> in televisione. Lo avevo visto centinaia di volte in VHS, lo sapevo praticamente a memoria. Quel film però era come una di quelle scopate che hanno sempre il sapore di una &#8220;prima volta&#8221;<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/11/bobbit-tv/#footnote_0_1031" id="identifier_0_1031" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Lo so, ho avuto una triste vita sessuale, in adolescenza.">1</a></sup>. Lo mandavano su Rete 4, su <em>I Bellissimi</em>, <em>Filmissimi</em>, <em>Capolavorissimi</em>, <em>Filmsuperspettacolarissimipienidattorifichissimi</em>, insomma, quella roba che finiva in <em>issimi</em>. Il film iniziò tardi, tipo alle 22.30, o anche alle 23, e durò un&#8217;eternità, tanto che il giorno dopo a scuola sembravo uno zombie a cui aveano risucchiato il cuore con un decompressore. Nonostante avessi l&#8217;occhio di un giapponese con paralisi della palpebra, mi accorsi dello scempio: la scena della tortura a Marcellus Wallace era stata tagliata. Si vide Bruce Willis irrompere in uno stanzino facendo a fette Zed. Nient&#8217;altro. Chi aveva visto il film poteva capire la scena, gli altri non ci capivano un cazzo, né dell&#8217;irruzione di Bruce Willis, né delle parole che dopo avrebbe detto Marcellus Wallace.<br />
Pazzesco. Nonostante la fascia protetta, nonostante il bollino rosso, nonostante quella scena fosse andata in onda praticamente all&#8217;alba, riuscirono nel difficile obiettivo di crearsi una costruzione mentale per dare valide ragioni al taglio. Perché di motivi non potevano essercene. A chi poteva nuocere a quell&#8217;ora? A Dracula? A Enrico Ghezzi?</p>
<p>Questo remoto ricordo è riaffiorato leggendo il <a href="http://chinaski77.splinder.com/post/19286268" target="_blank">post di Chinaski</a> sulla questione <em>Brokeback Mountain</em>. Lui parla di tre film, incluso <em>BM</em>, che gli vengono in mente pensando a tagli e censura televisiva su film. A <em>Fargo</em> e <em>Quei bravi ragazzi</em> ho appena aggiunto <em>Pulp Fiction</em>, che ha in comune con <em>BM</em> il taglio di scene omosessuali &#8211; anche se <em>lievemente</em> diverse. La lista può però essere tranquillamente allungata.</p>
<p>Memorabile una prima visione di <em>Wilde</em> sempre su Rete 4, sempre in seconda serata, sempre con bollino rosso, tagliata di tutte le scene omosessuali, che sono un buon 40% del film. Ma non è solo la prurigine tra persone dello stesso sesso ad esser finita sotto la mannaia dei moralisti dell&#8217;ultima ora. Di nuovo su <em>I Bellissimi</em>, <em>L&#8217;età di Lulù</em> di Bigas Luna fu imbarazzante. Tagliarono tutte le scene spinte, tant&#8217;è che non feci in tempo a far bollire l&#8217;acqua del tè che il film era già ai titoli di coda. E non toccò sorte diversa alla prima di <em>Eyes Wide Shut</em>. La scena dell&#8217;orgia mascherata fu massacrata. Dovetti cambiare la fodera del divano per le lacrime. Tagliare Bigas Luna è un conto, ma bisogna essere proprio stronzi per prendersela con Kubrick. Al quadrato, visto che non era la prima volta. Sempre Mediaset, ora non ricordo su quale canale e a che ora, quando mandò con svariati anni di ritardo la prima di <em>Full Metal Jacket</em>, cancellò pochi secondi del suicidio di Palla di lardo. Dopo lo sparo, mandarono un <em>Noooooo</em> di Joker in dissolvenza. Il sangue spiattellato sulla parete svanì in una forbice. Bastardi.</p>
<p>Potrei continuare per ore. Non ricordo, tanto per dirne un&#8217;altra, un solo film di Fincher senza tagli. Da che il cinema va anche in TV, immagino sia impossibile contare tutte le versioni tagliate. Certo, più si va avanti con gli anni, più i tagli sono segno di arretratezza culturale. Però mi pare evidente che da questo punto di vista non sia mancata continuità.</p>
<p>Inutile dire che i tagli sono un&#8217;assurdità. Esistono già troppi tipi di controlli. Fasce orarie, fasce d&#8217;età, bollini. Che senso ha ricorrere anche alla censura di parti di film? E&#8217; come esporre <a title="Gustave Courbet - L'origine del mondo" href="http://www.centroarte.com/images/courbet/L%27origine%20del%20mondo%20-%201866%20Parigi%20Mus%C3%A9e%20d%27Orsay.jpg" target="_blank"><em>L&#8217;origine del mondo</em></a> di Courbet senza la figa. Non importa chi lo fa, se una rete pubblica o privata. Su certe cose è meglio non distinguere mai tra pubblico e privato, altrimenti pioverebbero i cartelli &#8220;<a href="http://mattinopadova.repubblica.it/dettaglio/articolo/1530299" target="_blank">vietato l&#8217;ingresso ai negri</a>&#8221; in giro per il mondo. Il taglio è una stronzata <em>tout-court</em>. Se un film non ti sta bene così com&#8217;è, non lo mandare in onda.</p>
<p>Su<em> BM</em>, la Rai ha già fatto <a href="http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/censura-brokeback-mountain/censura-brokeback-mountain/censura-brokeback-mountain.html" target="_blank">retromarcia</a>. Lo rimanderà in versione integrale. A quanto dicono, il film è arrivato così com&#8217;è stato mandato in onda. Vorrei capire che razza d&#8217;impediti lavorano in Rai per non accorgersi che mancano le scene &#8211; a quanto dicono, il film non l&#8217;ho visto &#8211; principali. Comunque, se sia vera o no la storia delle copie già tagliate ha poca importanza. Mi interessa più la riflessione che si può aprire. Mi chiedo se cinema e televisione non siano semplicemente, completamente incompatibili. Se ogni volta che un film mediamente esplicito deve andare in onda su una rete in chiaro bisogna prendersi migliaia di accorgimenti, vuol dire che c&#8217;è qualcosa di inconciliabile alla base dei due mezzi. Dal punto di vista della liceità, le evidenze ci sono tutte. Fossi in un distributore cinematografico, vieterei ogni riproduzione non integrale del film. Me ne fregheerei del pubblico e della sua sensibilità. Sarebbe bellissimo. Un effetto a catena. A poco a poco i film in TV inizierebbero a scarseggiare, fino a sparire completamente. I cinema tornerebbero a respirare. Internet si riempirebbe dei film rifiutati, magari con nuovi canali <em>ad hoc</em> gratuiti. Le televisioni in chiaro si trasformerebbero in discariche mediatiche. Solo fiction, reality, pubblicità<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/11/bobbit-tv/#footnote_1_1031" id="identifier_1_1031" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="S&igrave;, ok, &egrave; gi&agrave; cos&igrave;. Per&ograve; al peggio non c&amp;#8217;&egrave; mai fine">2</a></sup>. Una deriva metabolica inarrestabile. Il popolino teledipendente impazzirebbe. Disordini, omicidi, genocidi. Il caos totale. E noi davanti al pc con i pop-corn in mano.</p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1031" class="footnote">Lo so, ho avuto una triste vita sessuale, in adolescenza.</li><li id="footnote_1_1031" class="footnote">Sì, ok, è già così. Però al peggio non c&#8217;è mai fine</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Il doppiatore oscuro (mica tanto, poi: basta aspettare i titoli di coda)</title>
		<link>http://potamocheri.eu/blog/2008/07/31/il-doppiatore-oscuro-mica-tanto-poi-basta-aspettare-i-titoli-di-coda/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 00:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Batman]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Santamaria]]></category>

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		<description><![CDATA[De Il cavaliere oscuro si è già detto tanto in rete. Così tanto che non ho letto tutti i commenti (ne avrò letto il 2%) e quello che andrò a dire potrebbe non essere per nulla originale, senza aggiungere niente al dibattito. Però qualche margine di movimento, malgrado tutto, lo posso ancora avere. Non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-682 alignnone" title="Il doppiatore oscuro - Claudio Santamaria" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/07/santamariadent.jpg" alt="Il doppiatore oscuro - Claudio Santamaria" width="472" height="249" /></p>
<p>De <em>Il cavaliere oscuro</em> si è già detto tanto in rete. Così tanto che non ho letto tutti i commenti (ne avrò letto il 2%) e quello che andrò a dire potrebbe non essere per nulla originale, senza aggiungere niente al dibattito. Però qualche margine di movimento, malgrado tutto, lo posso ancora avere. Non è mia intenzione infatti stabilire i pregi o i difetti del film. Non m&#8217;interessa se si tratta di capolavoro, blockbuster, filmone, filmetto, commerciale, d&#8217;autore, originale, furbo, violento, noioso, lungo, corto, medio, alto, basso, magro, grasso, biondo, finto, fanto, fantoni, antani, tapioca, supercazzola. Non mi sconfinferano eventuali approfondimenti sociali, politici, economici, marxisti, capitalisti, fascisti, comunisti, negri, gay, emo. No, voglio parlare di tutt&#8217;altro.</p>
<p>Perché, finito il film, sono stato costretto a intrattenermi per dare un&#8217;occhiata ai titoli di coda. Dovevo capire una cosa, un dramma che chiunque ha visto il film in italiano ha dovuto affrontare: chi è la voce di Batman? Mi ero già interrogato sull&#8217;argomento dopo <em>Batman Begins</em>, ma avendolo visto in TV ho lasciato correre (la pubblicità ha tagliato i titoli di coda). Dopo però aver sentito per 150 minuti Bruce Wayne parlare come un <em>migni mogni</em><sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/07/31/il-doppiatore-oscuro-mica-tanto-poi-basta-aspettare-i-titoli-di-coda/#footnote_0_671" id="identifier_0_671" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Espressione tipica del dialetto lametino traducibile come migni mogni.">1</a></sup> qualsiasi e Batman come Braccobaldo con un cappio che gli stringe la gola &#8211; e io non ho mai sentito parlare Braccobaldo &#8211; dovevo scoprire chi era l&#8217;<strong>ir</strong>responsabile del massacro. Così, nonostante i centocinquanta minuti &#8211; è bene rimarcare la lunghezza del film, pare che faccia molto cinefilo farlo &#8211; ho atteso i titoli di coda comprensivi di doppiaggio italiano e ho scoperto che la risposta era più atroce del dubbio: Claudio Santamaria<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/07/31/il-doppiatore-oscuro-mica-tanto-poi-basta-aspettare-i-titoli-di-coda/#footnote_1_671" id="identifier_1_671" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Lo vedete in alto nella foto, per l&amp;#8217;occasione mascherato da Due Facce.">2</a></sup>.<br />
Claudio Santamaria?<br />
Claudio Santamaria.<br />
Macomecazz&#8230;No, aspè, calma.</p>
<p>&#8230;</p>
<p><strong>MA COME CAZZO</strong> si fa ad affidare il compito delicato di un doppiaggio a un attore mediocre come Santamaria? Come? <strong>COME</strong>? Perché non venite a dirmi che Santamaria è un attore bravo, eh. A parte forse <em>Agata e la tempesta</em>, non c&#8217;è una sua interpretazione valida (il primo che nomina Er Dandi si becca un pallettone da fucile a canne mozze in testa). Atono e sempre uguale, dopo averlo visto fare Rino Gaetano ho avuto la definitiva controprova che non è cazzo suo e che si trova lì o perché l&#8217;alternativa è anche peggiore (e se penso ad Accorsi non posso che convalidare l&#8217;ipotesi), o perché ha avuto un CULO enorme. E si mette a fare pure i doppiaggi. E che doppiaggi! Si può dire qualsiasi cosa di questo film, ma non che la voce di Bale non sia irritante, scialba, moscia, quasi asincrona, banale, sottotono, impropria, insufficiente, maledetta, bastarda, rottincula, eva, a, chi, cazzo, t&#8217;ha, chiamato, a, doppiare. No, dico, doppiare è un&#8217;arte complessa in cui si dice che gli italiani siano i più bravi, perché buttare nel cesso uno dei pochi luoghi comuni positivi che ci è rimasto<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/07/31/il-doppiatore-oscuro-mica-tanto-poi-basta-aspettare-i-titoli-di-coda/#footnote_2_671" id="identifier_2_671" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="In tal proposito, sono imbattibili i doppiaggi di cartoni animati o film Pixar e la memorabile interpretazione di Ilaria D&amp;#8217;Amico in Eragon">3</a></sup>?</p>
<p>Comunque, la cosa importante è che a fine film almeno ho potuto chiarire con chi dovevo prendermela, anche se ora ho un dubbio che blocca il progetto di vendetta. Secondo me, un assalto con coltello di Rambo sulle gole dell&#8217;intero cast del doppiaggio non renderebbe giustizia. Non sono loro a dover pagare, come non è il solo Santamaria. Se si trova lì, è per ragioni che vengono a monte. Qualcuno lo ha portato a questo stato di totale sopravvalutazione, tanto da farlo sforare in un terreno che gli appartiene come la fisica appartiene alla Carlucci. Chi può essere il colpevole che sarà sottoposto al giudizio di questo tribunale secondo voi?<br />
Ovvio: Gabriele Muccino.<br />
Scontato?<br />
Sì, scontato.</p>
<p>Non sono sicuro che gli esordi di Santamaria siano da imputare a Muccino, e nemmeno m&#8217;interessa indagare più di tanto<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/07/31/il-doppiatore-oscuro-mica-tanto-poi-basta-aspettare-i-titoli-di-coda/#footnote_3_671" id="identifier_3_671" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il ricordo pi&ugrave; remoto che ho di Santamria, in realt&agrave;, &egrave; Almost Blue di Infascelli. Che &egrave; tutto dire">4</a></sup>. Qui si sta facendo della sana semplificazione giustizialista. Muccino è condannato senza discussioni per direttissima. Santamaria deve tutto ai suoi film.<br />
Per questo, il Giudice Supremo della Corte Contro gli Attori Italiani Sopravvalutati decide che Gabriele Muccino è il mandante del doppiaggio osceno del personaggio di Batman ne <em>Il cavaliere oscuro</em>, condannandolo a una severissima pena <em>ad hoc</em>, consistente nella lettura pubblica e ad alta voce del Libro degli Scioglilingua.</p>
<p>Così impara a dar voce a certa gente.</p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_671" class="footnote">Espressione tipica del dialetto lametino traducibile come <em>migni mogni</em>.</li><li id="footnote_1_671" class="footnote">Lo vedete in alto nella foto, per l&#8217;occasione mascherato da Due Facce.</li><li id="footnote_2_671" class="footnote">In tal proposito, sono imbattibili i doppiaggi di cartoni animati o film Pixar e la memorabile interpretazione di Ilaria D&#8217;Amico in <em>Eragon</em></li><li id="footnote_3_671" class="footnote">Il ricordo più remoto che ho di Santamria, in realtà, è <em>Almost Blue</em> di Infascelli. Che è tutto dire</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Io il diavolo, loro i fratelli Acher</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 23:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Notwist]]></category>

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		<description><![CDATA[- Oh, ma che cazzo di musica facevamo? - Boh. Chi si ricorda&#8230; Questo più o meno deve essere stato il primo dialogo tra i fratelli Acher a sei anni dall&#8217;ultimo disco. Correre dietro a mille progetti satellite &#8211; Lali Puna, 13 &#38; God, Ms. John Soda, etc &#8211; deve averli mandati in confusione. Dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-565" title="The Devil You + Me" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/06/devilyoume.jpg" alt="The Devil You + Me" /></p>
<blockquote><p><em>- Oh, ma che cazzo di musica facevamo?<br />
- Boh. Chi si ricorda&#8230;<br />
</em></p></blockquote>
<p>Questo più o meno deve essere stato il primo dialogo tra i <a href="http://www.ondarock.it/popmuzik/notwist.htm" target="_blank">fratelli Acher</a> a sei anni dall&#8217;ultimo disco. Correre dietro a mille progetti satellite &#8211; Lali Puna, 13 &amp; God, Ms. John Soda, etc &#8211; deve averli mandati in confusione. Dopo <em>Neon Golden</em>, l&#8217;unica cosa che sono riusciti a produrre è un ottimo viatico per il suicidio.<br />
Davvero: se siete aspiranti suicidi ma ignote motivazioni vi impediscono ancora di dispensare il mondo dalla vostra presenza, <em><a href="http://ondarock.it/recensioni/2008_notwist.htm">The Devil, You + Me</a></em> è il tizio che passa e vi dà una spintarella mentre guardate il fondo del burrone. Una delusione.<br />
Oddìo, se dopo ogni disco fallimentare dovessimo aprire la diga dei suicidi, forse dovremmo attenderci un olocausto. Ma il disco non dice davvero nulla. Dopo la vittoria al Mondiale, Italia-Olanda 0-3.<br />
Un vero peccato, ma il rischio si conosceva, perché <em>Neon Golden</em> è un capolavoro, sì, ma non di allegria. Per un gruppo incline alla musica triste, un prodotto moscio e scontato come questo è un&#8217;intervista di Marzullo a Magalli. Non c&#8217;è bisogno dei barbiturici per prendere sonno, insomma.</p>
<blockquote><p><em>- Dài, metti su i vecchi dischi che capiamo che suonavamo.</em></p></blockquote>
<p>Il primo passo sarà stato questo: ritrovare l&#8217;identità senza ingaggiare il Divino Otelma. Riproduciamo quindi i vecchi suoni. Se ha funzionato prima, non possiamo sbagliare, no? E invece si sconfina nel manierismo <em>indie</em>, che fa venire spasmi intestinali solo a pronunciarlo. Basta ascoltare <em><a href="http://it.youtube.com/watch?v=B9pR3Jf7hJw" target="_blank">Good Lies</a></em>, il singolo, per rimanere amareggiati. Ma chi ha messo su la brutta copia di <em>Shrink</em>?! Quel riff martellante cos&#8217;ha di diverso dagli altri, a parte Markus che sembra cantare dopo aver spiaccicato con la macchina il gatto del fratello?<br />
<a href="http://it.youtube.com/watch?v=SFHiQUbIfRs" target="_blank"><em>Gone Gone Gone</em></a> è anche peggio, breve canzonetta che frulla orecchiabili motivetti di <em>Neon Golden</em> e che prepara le palle per un buon risotto.</p>
<p>Dio mio, avevo aspettato così tanto questo disco e ora riesco solo a sputarci sopra tutto il mio cinismo. Ero già pronto a gridare in ogni caso al capolavoro. Non poteva essere altrimenti. L&#8217;involuzione invece è così netta che non riesco a trattenermi. Salvo la sola <em>On planet off</em>, composta con suoni più duri. Gli Acher sembrano prendere per un attimo coscienza di un passato metal e danno robustezza alla musica. Il resto è fritto in olio MacDonald&#8217;s®.</p>
<p>Speravo che almeno il gruppo, sulla scia dei Radiohead, scegliesse di <a href="http://www.potamocheri.eu/blog/2008/04/02/oltre-la-discografia-indie/" target="_blank">superare la dimensione discografica</a> nella promozione/vendita del CD. Invece nulla, anche se il prezzo è <a href="http://www.alientransistor.de/index.php?level=1&amp;CatID=107&amp;inhalt_id=103&amp;shop_level=1&amp;shop_CatID=55&amp;shop_inhalt_id=&amp;shop_unter=55" target="_blank">abbordabile</a>. Io comunque l&#8217;ho acquistato su <a href="http://www.torrentz.com/" target="_blank">Torrentz</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>This is what you got to know</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 12:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Il Divo]]></category>

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		<description><![CDATA[Con Il Divo, ho visto tre film su quattro di Paolo Sorrentino (gli altri due sono Le conseguenze dell&#8217;amore e L&#8217;amico di famiglia) e devo dire che è costante nel regista un certo atteggiamento autofellante. Si piace e non lo nasconde. Qui fa l&#8217;inquadratura dal basso con obiettivo panoramico, qui accelera o rallenta, qui riscalda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/06/ildivo.jpg" alt="Il Divo" title="Il Divo" width="420" height="193" class="alignnone size-full wp-image-555" /></p>
<p>Con <em>Il Divo</em>, ho visto tre film su quattro di Paolo Sorrentino (gli altri due sono <em>Le conseguenze dell&#8217;amore</em> e <em>L&#8217;amico di famiglia</em>) e devo dire che è costante nel regista un certo atteggiamento autofellante. Si piace e non lo nasconde. Qui fa l&#8217;inquadratura dal basso con obiettivo panoramico, qui accelera o rallenta, qui riscalda e raffredda i colori, qui veste i panni del dj, giocando con la musica. Sorrentino è il cane che piscia sul territorio del cinema d&#8217;autore, con sulla testa un cartello luminoso che con il caps-lock premuto urla &#8220;IO HO PERSONALITA&#8217;!&#8221;. E di personalità ne ha davvero, tanto da fare carta straccia delle attese dello spettatore giunto in sala con l&#8217;accomodante atteggiamento di chi vuole imparare qualcosa sulla vita di Andreotti. Sorrentino non è il Francesco Rosi dei film inchiesta, ma il David Fincher che prende un breve periodo della vita di uno dei personaggi più complessi della nostra storia repubblicana per buttarlo in pasto all&#8217;iperrealtà surreale di un videocilp fortunatamente ancora non rintracciato dagli infausti autori di <em>Brand:new </em>di  MTV, dando vita a un elettrico bestiario politico tanto caricato quanto reale.<br />
<em>La corrente andreottiana della DC</em>. Un corollario di personaggi tra l&#8217;onirico e la caricatura, introdotti come dei gangster usciti da <em>Le Iene</em> di Tarantino, si fa largo dopo un ritmo serrato di morti illustri, e quasi ti sembra una presa per il culo. O forse lo è davvero, perché questi buffi Cirino Pomicino sono solo giocattoli strumentali con l&#8217;unico scopo di dare maggior peso alla figura del Divo Andreotti. Più loro appaiono ridicoli e grotteschi, più Andreotti acquista spessore.<br />
Ecco, questa è un&#8217;altra cifra stilistica tipica di Sorrentino, che al respiro corale preferisce personaggi centrali cinici e misteriosi ma non per questo meno carichi di ironia e umanità.<br />
L&#8217;Andreotti interpretato da Servillo, frullato misto dei vari stereotipi consegnati da Noschese, Montesano e Lionello, è questo: un grande burattinaio in crisi, che si nasconde dietro una maschera di gelo e ironia. Non a caso il periodo rappresentato è quello più difficile per il sette volte Presidente del Consiglio, tra caduta del governo, Tangentopoli, batosta alle votazioni al Quirinale e inizio dell&#8217;iter giudiziario tra Palermo e Perugia, con quell&#8217;incessante <em>Memento Moro</em>, atroce più di tutte le sue emicranie. </p>
<p>I personaggi comprimari, in compenso, spesso appaiono quasi ridicoli e acquistano una dimensione solo grazie ai titoli rossi che li introducono. Basta ricordare l&#8217;ingresso in scena di Giancarlo Caselli e la spruzzata di lacca sulla chioma grigia. Lo stesso vale per Badalamenti e la presentazione dell&#8217;avvocato ai giudici di Palermo (<em>Nella vita tre cose sono sicure: la morte, le tasse e il silenzio di Badalamenti</em>).<br />
Anche gli interrogatori sembrano troppo paradossali per essere veri. Di nuovo la sfera onirica che supera quella della realtà.<br />
Inoltre, il film ha macroscopiche omissioni, troppo evidenti per non essere volute. Craxi viene appena nominato. De Mita, mi pare, neanche quello. Niente deve distogliere la focale dal Divo, anche se il risultato può apparire frettoloso.</p>
<p>L&#8217;impressione è che Sorrentino si faccia tentare dal desiderio di calcare la mano. Ci sono scene surreali di grande effetto che però sono un evidente marchio di fabbrica, come a dire &#8220;Ehi, questo skateboard che entra nei corridoi del Parlamento attirando tutta l&#8217;attenzione l&#8217;ho voluto io. Geniale, no?&#8221;<br />
La voglia di fare il definitivo salto di qualità a tratti ha scavalcato la giusta misura per gestire un materiale così complesso. Il prodotto finale è comunque un film energico e dinamico, dal taglio molto originale, che difficilmente non lascia il segno. Nel bene e nel male.</p>
<blockquote><p>&#8220;Si può dire che esteticamente è bello, ma a me dell&#8217;estetica non frega un bel niente&#8221;. <a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/spettacoli_e_cultura/ildivo/andreotti-spettatore/andreotti-spettatore.html">Giulio Andreotti</a></p></blockquote>
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		<title>Io faccio una scoreggia, voi mi adorate</title>
		<link>http://potamocheri.eu/blog/2008/04/05/io-faccio-una-scoreggia-voi-mi-adorate/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 12:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei pregi di Quentin Tarantino è la stitichezza. Piuttosto che realizzare un film fastfood, ha sempre preferito dedicarsi a progetti a làtere, collaborando con l&#8217;amico Rodriguez, partecipando qua e là come attore, sceneggiatore, co-autore, produttore, etc. Con Grindhouse, &#8216;sto stronzo, ha cambiato le carte in tavola. Film doppio, realizzato con Rodriguez, è arrivato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/04/grindhouse.jpg" alt="Grindhouse" title="Grindhouse" width="130" height="186" class="alignnone size-full wp-image-494" /></p>
<p>Uno dei pregi di Quentin Tarantino è la stitichezza. Piuttosto che realizzare un film fastfood, ha sempre preferito dedicarsi a progetti a làtere, collaborando con l&#8217;amico Rodriguez, partecipando qua e là come attore, sceneggiatore, co-autore, produttore, etc. </p>
<p>Con <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grindhouse">Grindhouse</a></em>, &#8216;sto stronzo, ha cambiato le carte in tavola. Film doppio, realizzato con Rodriguez, è arrivato in italia in due parti (quella di Tarantino si intitola <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grindhouse_-_A_prova_di_morte">A prova di morte</a></em>). Un film <em>fastfood</em> che più <em>fastfood</em> c&#8217;è solo l&#8217;indigestione, con il quale dimostra di essere arrivato al livello &#8220;Io sono Tarantino e anche se faccio una scoreggia, non solo correte a guardarla, ma vi piace pure&#8221;. E, porca puttana,  è vero (cazzo). </p>
<p>Una pellicola tutta figa e motori, con un Kurt Russel psicopatico, mazzate, corse, inseguimenti, scene splatter, dialoghi serratissimi, Jon Voight sbirro mezzo rincoglionito. Tutto divertente, con il ritmo che sale a 300 km/h. </p>
<p>Non sono riuscito a cogliere tutti i riferimenti cinematografici e telecinematografici di cui è pieno. Mai visto nessuno dei film o telefilm citati dai protagonisti, che non parlano d&#8217;altro. In pratica è un metab-movie, dove Tarantino mostra anche tutta la sua spocchia tecnica. Accorgimenti da film di serie b, con montaggi sbagliati, tagli crudi, pellicole bruciate (del tipo <a href="http://youtube.com/watch?v=EnUHdlSJe8E" target="_blank"><em>ma non lo senti come suona male da Dio</em></a>) si alternano a carrellate lentissime, piani sequenza (bellissima un&#8217;autocitazione de <em>Le iene</em>), bianco e nero, colore. Irritante, perché finisce pure che ti tiene incollato. Cioè, ci ho preso un cazzo di gusto a vedere &#8216;sti sadici americani di merda che si inseguono massacrandosi di sportellate. E ridevo di continuo, come un coglione (a parte il finale, che fa schifo).<br />
Vaffanculo, ora mi toccherà vedere il film di Rodriguez e tutti i <a href="http://video.google.it/videoplay?docid=3055450479528647539&#038;q=grindhouse&#038;total=6678&#038;start=0&#038;num=10&#038;so=0&#038;type=search&#038;plindex=1">fake-trailer</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Oltre la discografia Indie</title>
		<link>http://potamocheri.eu/blog/2008/04/02/oltre-la-discografia-indie/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 11:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Yuppie Flu]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta la speranza erano le etichette indipendenti. In un futuro prossimo, talmente prossimo da essere presente, anche queste si dimostreranno superate e obsolete, perché superate e obsolete saranno le etichette, le case discografiche in sé. Il futuro è la vendita e promozione diretta, in peer to peer diretto con l&#8217;artista, gratis, in offerta, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/04/yuppieflu.jpg'><img src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/04/yuppieflu.jpg" alt="Yuppie Flu" title="Yuppie Flu" width="130" height="95" class="alignnone size-medium wp-image-490" /></a></p>
<p>Una volta la speranza erano le etichette indipendenti. In un futuro prossimo, talmente prossimo da essere presente, anche queste si dimostreranno superate e obsolete, perché superate e obsolete saranno le etichette, le case discografiche in sé. Il futuro è la vendita e promozione diretta, in <em>peer to peer</em> diretto con l&#8217;artista, gratis, in offerta, a prezzi bassi e bassissimi.<br />
La spinta all&#8217;innovazione parte dall&#8217;alto, con <em>Rainbow</em> dei Radiohead prima e <em>Ghost</em> dei Nine Inch Nails dopo. Ma arriva fino al basso e ai gruppi minori. </p>
<p>Anche gli anconetani <a href="http://www.yuppieflu.net/" target="blank">Yuppie Flu</a> hanno messo a disposizione in rete il loro ultimo disco, <em>Fragile Forrest</em>. Dalla home del sito, si può acquistare il cd in formato mp3 (con offerta libera, pari anche a zero euro), in mp3 con il cd edizione limitata (15€), in mp3 con il cd e la t-shirt (25€). Con 50€ ti dànno anche un pupazzo dei membri del gruppo e un pacco di cartine Smoking Gold (scherzo, eh, non sia mai che poi vi lamentate di non aver trovato l&#8217;offerta).</p>
<p>Il modello <em>in-rainbow</em> è rivoluzionario. Finalmente possiamo finanziare <em>direttamente</em> l&#8217;artista, raggirando casa discografica, SIAE, commerciante, Guardia di Finanza e Polizia Postale.<br />
E&#8217; inutile parlare ancora di uno scontro tra indipendenti e major. La discografia non serve più a nulla.</p>
<p>L&#8217;offerta degli Yuppie Flu, però, attualmente ha alcuni limiti evidenti.<br />
Innanzitutto, non abbiamo possibilità di ascoltare un&#8217;anteprima del disco in streaming. E come faccio a stabilire se il disco è buono o meno? Devo andare sulla pagina <a href="http://www.myspace.com/yuppieflu" target="blank">MySpace</a>. Ma non tutti hanno la pazienza o la voglia di cercare. Molti utenti vivono freneticamente i clic sul sito e, non trovando nulla, abbandonano la pagina. Io, per esempio, la pagina MySpace l&#8217;ho trovata solo dopo il download.<br />
E se con i Radiohead e i Nine Inch Nails ti butti sulla fiducia, e invece di scaricare gratis il disco (o parte del disco, come nel caso dei Nine Inch Nails) posso anche pagare un prezzo minimo, col cazzo che do soldi agli Yuppie Flu alla cieca. Prima ascoltare, poi pagare. Ora come ora, scarico gratis punto e basta.</p>
<p>In secondo luogo, c&#8217;è un limite ai <a href="http://www.yuppieflu.net/mp3-download" target="blank">download</a> giornalieri.</p>
<blockquote><p>NOTA BENE: Per motivi tecnici i download gratuiti giornalieri sono limitati a 100. Se ricevete un messaggio di errore potete ritentare il giorno dopo oppure procedere all’<strong>aquisto</strong><sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/04/02/oltre-la-discografia-indie/#footnote_0_489" id="identifier_0_489" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ho fatto copia e incolla. L&amp;#8217;orrore di battitura &egrave; loro.">1</a></sup> (anche inserendo la cifra minima di 1 €). </p></blockquote>
<p>Cento download al giorno per un gruppo come gli Yuppie Flu non sono pochi, ma, per esempio, ieri notte il limite era stato raggiunto e ho dovuto aspettare stamattina. Dalle <a href="http://www.yuppieflu.net/faq" target="blank">Faq</a> risulta che è un problema legato a <a href="http://www.e-junkie.com" target="blank">E-junkie</a>, il sistema di e-commerce cui si appoggiano per la diffusione del disco.</p>
<blockquote><p>E-junkie has no transaction limit, no bandwidth limit, no setup fee and no transaction fee.</p></blockquote>
<p>Questa frase è nella home di E-junkie. Potevo non incuriosirmi? Mi sono iscritto alla <em>trial</em> della e-commerce, per testarla e girare un po&#8217; nelle opzioni. Devo dire che il sistema è figo e all&#8217;avanguardia, semplicissimo da usare su qualsiasi spazio web (basta aggiungere una stringa di codice sul blog ed è fatta) con <a href="http://www.e-junkie.com/ej/pricing.php" target="blank">prezzi</a> (relativamente) bassi. Non ho però trovato nessuna voce sui limiti di download. Se non la possibilità di settare, quindi scegliere e modificare, i limiti di download per ora, o quella di far morire il link di download che giunge via mail dopo un tot di accessi.<br />
Il limite di 100 download non sono riuscito a rintracciarlo, nulla da fare. Sarà forse legato all&#8217;offerta scelta dal gruppo (anche se non ho trovato niente che chiarisca). Non avendo nessun motivo per farlo, ho evitato di registrarmi a un servizio a pagamento. Quindi mi tocca credere alla storia dei 100 download sulla fiducia.</p>
<blockquote><p><strong>E&#8217; un tentativo subdolo di far comprare il disco?</strong><br />
No. Purtroppo E-Junkie, il sistema che usiamo per la distribuzione dei file digitali, consente di distribuire solo 100 download gratuiti al giorno per non rischiare di intasare i server che distribuiscono i files.</p></blockquote>
<p>Ok, non è un trucco per vendere, ma, non essendoci streaming sul sito, non aiuta. Chi passa a limite raggiunto, magari invece di offrire un euro, o un centesimo, rinvia il download e non passa più. Scaricare il disco gratis permette quantomeno di testare la qualità del prodotto e di acquistarlo in un momento successivo, in formato digitale o in cd (con T-Shirt. Cazzo sai, finisce che per un ascolto diventi pure fan).</p>
<p>Prima di chiudere questo prolisso post, voglio soffermarmi su un ultimo aspetto. Le e-commerce sono da sempre un grosso scoglio economico per chi voglia vendere prodotti on line. Il sito di <em>Fragile Forest</em>, realizzato in <a href="http://drupal.org/" target="blank">Drupal</a>, CMS Open Source, dimostra come raggirare il problema. E&#8217; tutto gratis (se si esclude la minima tariffa di E-junkie). Volendo, un sito identico si può realizzare anche con WordPress, grazie a un <a href="http://www.instinct.co.nz/e-commerce/" target="blank">plugin</a>.<br />
Se si ha un minimo di capacità grafica, o si trova un grafico amico che lavora gratis o ti propone tariffe basse, visti anche i prezzi annui di hosting, la vendita e la promozione on line di prodotti propri palesano limiti economici sempre più irrisori.</p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_489" class="footnote">Ho fatto copia e incolla. L&#8217;orrore di battitura è loro.</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Aiutiamo Anita Caprioli a ritrovare la serenità perduta</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 18:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Anita Caprioli è una ragazza con seri problemi. Me ne sono accorto l&#8217;altra sera quando, nella mia posizione da privilegiato che con la scusa di un co.co.pro da 800 euro se ne sta a casa a sputtanare i fondi pensionistici dei genitori con abbonamenti TV che utilizza un&#8217;ora al giorno quando va bene, facevo zapping [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/03/caprioli.jpg' alt='Anita Caprioli' /></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anita_Caprioli" target="blank">Anita Caprioli</a> è una ragazza con seri problemi. Me ne sono accorto l&#8217;altra sera quando, nella mia posizione da privilegiato che con la scusa di un co.co.pro da 800 euro se ne sta a casa a sputtanare i fondi pensionistici dei genitori con abbonamenti TV che utilizza un&#8217;ora al giorno quando va bene, facevo zapping su Sky Cinema ed è apparsa lei, in un film mai visto, mai sentito e di cui ho già cancellato ogni traccia nella memoria. Sono riuscito a non cambiare canale per poco meno di un minuto, giusto il tempo di capire che quella che stavo guardando era proprio Anita Caprioli. Nel senso che non era differente dalle Anite Caprioli incontrate prima. </p>
<p>Sull&#8217;onda del <em>margheritabuismo</em>, interpreta donne in astinenza di analgesici, perennemente in agitazione e sull&#8217;orlo, se non ampiamente oltre, di una crisi nervosa capace di interferire con tutte le apparecchiature elettroniche nel raggio di 100 chilometri. Nel suo essere agitata e ansiogena non sta mai ferma, è imbranata e, quando combina guai, assume la posa tipica &#8220;capo chino con sorriso <em>oops, ho rovinato tutto</em>&#8220;, che ti vien voglia di spezzarle gli incisivi a testate. E poi parla, parla, parla tanto e veloce, tantovelocechenonstaccaneancheleparolelunadallatra. Non capisci mai se ci fa o ci è.</p>
<p>Vedere un&#8217;<em>Anita Caprioli qualsiasi</em> al cinema, oltre a essere noioso, mi spinge a pormi un quesito: a che serve? Cioè, rappresenta una reale situazione di disagio femminile o è solo una segreta cospirazione per rovinare l&#8217;immagine del <a href="http://www.buscofen.it/" target="_blank">Buscofen</a>?</p>
<p>Mah, non so. Però so che il mondo delle immagini in movimento su uno schermo, grande o piccolo, ragiona per stereotipi importati sovente da ovest. Oltre a Margherita Bui, quindi, i responsabili di questa degenerazione nevrotica sono i telefilm. A partire da <em>Sex &#038; City</em>, cenacolo di donne inspiegabilmente convinte di essere ancora giovani, dove l&#8217;unico uomo buono è gay. Ma prendere il telefilm causa dell&#8217;immeritato successo di Sara Jessica Parker come capro espiatorio sarebbe troppo facile. Il vero nemico è un altro. E&#8217; roba tipo <em>Grey&#8217;s Anatomy</em> o, ancora peggio, <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Una_mamma_per_amica" target="blank">Una mamma per amica</a></em>, telefilm dove mamma ribelle figlia di ricconi fa figlia a sua volta instaurando con lei un rapporto di intima confidenziale amicizia basato su un unico ineludibile valore: lo sproloquio rutilante che ti porta a usare 400 parole solo per dire &#8220;mi porti fuori a cena&#8221; (senza prendere fiato tra una parola e l&#8217;altra, ovviamente). A questo punto qualcuno si chiederà: ma chi cazzo guarda <em>Una mamma per amica</em>? A parte mia sorella? Nessuno, credo. Il problema non è l&#8217;utenza, ma l&#8217;esistenza del telefilm. Perché il fatto che qualcuno partorisca un&#8217;idea del genere, portandola avanti per SETTE stagioni, è spia dell&#8217;introiezione dello stereotipo della donna autonoma ma stressata che per sfogare le sue angosce si tramuta nella sorella gemella di Woody Allen. Se sono arrivati fino a un telefilm, significa che lo stereotipo ormai ha invaso tutti gli angoli dell&#8217;etere.</p>
<p>In Italia, come mi è già capitato di dire, siamo portati ad assorbire il peggio dall&#8217;estero, e se qualcuno pensa che queste &#8220;figure&#8221; siano divertenti, allegre, o in generale positive, per me si sbaglia, soprattutto se, come immagino, lo dice prendendo l&#8217;ennesima goccia di neocibalgina.<br />
Messa così, la situazione è disperata, perché per intervenire bisognerebbe distruggere un intero immaginario con solide fondamenta. Abbattere tutti i film e i telefilm con personaggi femminili così esagitati è praticamente impossibile. Ci tocca tenerci Anita Caprioli con tutte le sue nevrosi.</p>
<p>E dire che una volta avevamo la Fenech.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Uno su due</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 00:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensonni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la visione di Uno su due, ho capito di aver tendenze masochiste che non immaginavo. Pensare che dopo La febbre il peggio fosse passato è stato un errore, e il dubbio che forse sarebbe stato meglio farsi recidere i genitali con un Philips Arcitec piuttosto che guardare il terzo film (su quattro) con Fabio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/03/unosudue.jpg' alt='Uno su due' /></p>
<p>Dopo la visione di <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=43660" target="blank">Uno su due</a>, ho capito di aver tendenze masochiste che non immaginavo. Pensare che dopo <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=35612" target="blank">La febbre</a> il peggio fosse passato è stato un errore, e il dubbio che forse sarebbe stato meglio farsi recidere i genitali con un <a href="http://globaldais.com/wp-images/Philips-Norelco-Arcitec.jpg">Philips Arcitec</a> piuttosto che guardare il terzo film (su quattro) con Fabio Volo rimarrà per sempre. Un film del tipo &#8220;Tiziano Terzani è ancora tra noi&#8221;, con l&#8217;avvocato giovane ricco e cinico, convinto di esser malato terminale, con la fidanzata carina, allegra e coloratissima e un socio grasso e deficiente. Roba che ti autorizzerebbe ad andare armato di machete sul set per fare strage di tutti i complici del film, dal regista alla truccatrice, dai protagonisti al tecnico delle luci. E dire che al mio io qualunquista Fabio Volo deejay, showman, o quello che cazzo è lui, sta anche simpatico.<br />
Dagli errori e dalle sofferenze però c&#8217;è sempre da imparare, e il terzo film (su quattro) di Fabio Volo ti dice molto sul nostro cinema. Capisci che stai lì a piangerti perché girano a piede libero i vari Vanzina e Parenti, ma il vero problema sono loro, questi quattro fighetti convinti di portare alta la bandiera italiana, con film che hanno pure il coraggio di annoverare come cinema d&#8217;autore, ma che non fanno altro che ammiccare alla peggior commedia americana, coi suoi lustrini, luccichii, ragazzi belli e fichi, che vivono in un&#8217;Italia che non esiste, e che sono sempre e comunque trentenni falliti perché hanno ancora i mobili IKEA.<br />
Ora Fabio Volo ha fatto un film con la Comencini. Con Ambra Angiolini, è pronto a entrare nella Grande Loggia degli Ocean&#8217;s Eleven all&#8217;Amatriciana.</p>
<p>Ecco perché gli italiani hanno sempre nostalgia dei film con Lino Banfi o Renzo Montagnani, o vivono eiaculazioni di massa per un Oscar alla migliore Sciampista. Le generalizzazioni non mi piacciono, ma se ogni volta che parlo di cinema devo sentirmi dire &#8220;ma no dài c&#8217;è Soldini, anche se un film sì e uno no, Garrone e mezzo Sorrentino&#8221;, se in America ci rappresenta Muccino e Ozpetek(!!) è tra le punte di diamante, significa che il cinema italiano fa schifo.</p>
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