L’autostrada della mafia

Il cantiere dell’autostrada chiamato a rompere l’isolamento del Mezzogiorno è in ritardo. A esclusivo beneficio della mafia, il conto si è appesantito e si appresta a superare i 9 miliardi.

La chiamano l’autostrada dei boss. Inaugurato nel 1997 fra Salerno e Reggio Calabria, il grande cantiere di 443 chilometri che dovrebbe mettere fine all’isolamento del Mezzogiorno, continua ad essere controllato dalla mafia. La procura di Reggio Calabria ha arrestato quindici persone accusate di associazione mafiosa ed estorsioni compiute ai danni delle imprese che stanno realizzando i lavori. Tra gli arrestati c’era anche un rappresentante della Cgil, che è stato subito sospeso dalla confederazione. I mafiosi erano tutti legati a tre clan locali, tra i quali quello dei Piromalli che regnano come signori assoluti sul porto di Gioia Tauro, il grande terminal dei containers del sud Italia.

“Mi hai capito. In questi dieci chilometri di cantiere che si estendono fra Gioia Tauro e Rosario, dobbiamo assolutamente piazzare tre delle nostre ditte. Per essere sicuri di avere gli approvvigionamenti quando ne avremo bisogno”, spiega al telefono il geometra Nicola Noce, accusato di aver lavorato per conto del clan Piromalli.

La “legge-obiettivo”, votata nell’estate del 2001 dal Governo di Silvo Berlusconi, avrebbe dovuto tenere i clan fuori dai cantieri, imponendo un sovrintendente unico di progetto per i lavori. Nei fatti, la divisione del tracciato in più tronconi decisa nel 2004 dalla società pubblica di aggiudicazione, l’Anas, ha facilitato le collusioni.

Il principio, illustrato nel rapporto di inchiesta spesso un migliaio di pagine, è semplice: l’impresa che si era aggiudicata l’appalto versava ai clan il 3% in contanti, senza altre formalità; oppure subappaltava alle ditte presentate dai mafiosi. Oppure faceva entrambe le cose. “In ogni caso, l’accordo avveniva prima dell’inizio del lavori”, spiega la procura.

Lo Stato ha già sborsato 6 miliardi di euro

E’ comunque la prima volta che appare in un’inchiesta la figura dell’imprenditore di riferimento. Si tratta di un industriale rispettato, capace di depistare i sospetti dell’amministrazione, che agisce per conto dei clan. Era lui ad intrattenere rapporti con le tre concessionarie dell’autostrada, tutte imprese di primo piano a livello nazionale, Condotte SpA, Impregilo e Baldassini-Tognozzi. I sub appaltatori vendevano loro il cemento, noleggiavano macchinari o erano impegnati nel movimento terra.

Su 443 chilometri, 115 non sono stati ancora messi in cantiere. L’autostrada a sei corsie avrebbe dovuto essere già terminata. Non lo sarà prima di almeno due anni. Lo Stato ha già sborsato 6 miliardi di euro e dovrà aggiungerne almeno altri tre.

Le Figaro, 12 luglio 2007