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	<title>Stati di Sonnolenza &#187; Crisi economica</title>
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		<title>Il costo di un prestito</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 11:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sonni rapidi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Indesit chiude in Piemonte ma assume in Polonia. La Fiat ormai produce tutto in Polonia. Ma quanto cazzo costa il prestito di un Papa? (Che poi ho la soluzione: voi ci ridate le fabbriche, noi vi diamo Ratzinger e poi sono cazzi della Germania).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Indesit <a title="Indesit chiude, ma assume in Polonia" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/indesit-chiude-ma-assume-in-polonia/2072028/6" target="_blank">chiude</a> in Piemonte ma assume in Polonia. La Fiat ormai produce tutto in Polonia. Ma quanto cazzo costa il prestito di un Papa?</p>
<p>(Che poi ho la soluzione: voi ci ridate le fabbriche, noi vi diamo Ratzinger e poi sono cazzi della Germania).<br />
<span style="color: #888888;"><br />
</span></p>
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		<title>Un provinciale a NY (seconda parte)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 08:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Potete trovare la prima parte qui. La parte più divertente è stata la visita ai barometri della civiltà occidentale: i supermercati. Lì puoi vedere di che vive un paese industrializzato. Per esempio, ho avuto conferma che ai newyorkesi il cibo non interessa più di tanto. Trovare il reparto alimentare era sempre un&#8217;impresa. Stipato, piccolo, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Potete trovare la prima parte <a href="http://www.potamocheri.eu/blog/2009/01/27/un-provinciale-a-ny-prima-parte/">qui</a>.</em></p>
<p>La parte più divertente è stata la visita ai barometri della civiltà occidentale: i supermercati. Lì puoi vedere di che vive un paese industrializzato.</p>
<p>Per esempio, ho avuto conferma che ai newyorkesi il cibo non interessa più di tanto. Trovare il reparto alimentare era sempre un&#8217;impresa. Stipato, piccolo, in disparte. Ma questi mangiano? Guardando i loro culi, sembrerebbe di sì, ma osservando i supermercati ti fai l&#8217;idea che si reggano in piedi soprattutto grazie alle pillole (e al cibo precotto). Bellissimo il reparto <em>Family planning</em>, ovvero il reparto contraccettivi. Il fatto che chiamino &#8220;pianificazione familiare&#8221; gli scaffali di preservativi la dice lunga su <a href="http://www.uaar.it/news/2009/01/26/nancy-pelosi-nascite-controllate-contro-crisi/">quanto siano avanti</a>. Trovi di tutto per la prevenzione di gravidanze e malattie. Avrò visto cento tipi di pomate vaginali. Contro la candida, contro l&#8217;herpes, contro i brufoli, contro lo stupro (la spalma direttamente un soldato italiano). Prima di iniziare a scopare, a uno gli si ammoscia e rizza almeno sette volte.</p>
<p>Terrificanti i megastore per animali. Uno spreco assoluto, alla faccia del terzo mondo. C&#8217;erano più vestiti lì che da <em>Prenatal</em>.</p>
<p>Non abbiamo girato solo per i supermercati, ovviamente. Nella capitale del capitalismo &#8211; sembra uno scioglilingua &#8211; puoi trovare ogni forma di negozio. E poi il mio obiettivo era portare avanti una sorta di studio sociologico sulla trasformazione delle abitudini dei newyorkesi con l&#8217;avvento della crisi economica. Compito arduo, visto che non conoscevo le abitudini dei newyorkesi <em>prima</em> dell&#8217;avvento della crisi economica. Per questo non so dire se a Manhattan la recessione si sia fatta sentire in periodo natalizio. So che c&#8217;erano più code per gli uffici di collocamento che per lo shopping. So che c&#8217;erano saldi ovunque, anche fino al 70%, ed erano saldi reali. So che c&#8217;erano vetrine tipo quella che vedete nella foto qui sotto.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1118" title="Recession sale" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2009/01/recession-sale.jpg" alt="Recession sale" width="500" height="300" /></p>
<p>Ma so anche, da quel poco che ho potuto notare, che la crisi dei consumi americana è una crisi fittizia, perché fittizi erano i consumi prima della recessione. A NY puoi pagare tutto con la carta di credito, il caffè, il taxi, l&#8217;autobus, il giornalaio, financo la questua, e tutti hanno una carta di credito. I consumi si sono retti sul debito, gonfiando l&#8217;immagine della salute della vendita al dettaglio a dismisura, finché qualcuno non è passato con uno spillo e, puff, si è svuotato tutto. Come accadde a Peter Griffin quando scoprì che può aprire il conto dal, boh, farmacista?, che poi gli presentò un conto di 340.000 $, costringendolo a vendersi la figlia per ripianare i debiti.</p>
<p>C&#8217;è però un&#8217;immagine che mi è rimasta impressa. Nel primo pomeriggio, a Soho, quartiere dello shopping per quarantenni in crisi coniugale, una fila impressionante di persone, perlopiù afro-americane, in minoranza centro-americane e asiatiche, in un angolo di strada che barattavano quello che erano riusciti a raccattare tra le varie immondizie. Si fa un gran parlare dell&#8217;integrazione americana, dell&#8217;evoluzione della loro civiltà in questa direzione. Quello che ho visto io, anche se solo per una settimana, più che integrazione, era una grande insalata. Ognuno per sé e Dio per nessuno.</p>
<p>Ecco, fossi Obama avrei quel pensiero fisso in mente. Nel paese dove fino a 60 anni fa un nero non poteva entrare in un ristorante, nel paese dove ora tutto è possibile, scene simili non dovrebbero mai accadere &#8211; che non è decoro.</p>
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		<title>McMuseum™</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 14:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Resca]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Bondi]]></category>

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		<description><![CDATA[“I musei italiani in crisi per colpa della politica? Certo, ma invece di piangere, aspettando il miracolo, anche il Bel Paese dovrebbe fare come gli Usa: trasformare i musei in hotel part time, per iniettare preziosi fondi in cassa e far quadrare i bilanci”. Con questo incipit, fulgido esempio di giornalismo anglosassone, Alessandra Farkas introduceva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1007" title="McMuseum 01" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_01.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<blockquote><p>“I musei italiani in crisi per colpa della politica? Certo, ma invece di piangere, aspettando il miracolo, anche il Bel Paese dovrebbe fare come gli Usa: trasformare i musei in hotel part time, per iniettare preziosi fondi in cassa e far quadrare i bilanci”.</p></blockquote>
<p>Con questo <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_20/notte_albergo_guggenheim_beedffb8-9e77-11dd-b7ca-00144f02aabc.shtml">incipit</a>, fulgido esempio di giornalismo anglosassone, Alessandra Farkas introduceva più di un mese fa un articolo su un&#8217;iniziativa del Guggenheim di New York, che si apprestava ad offrire agli appassionati pernottamenti tra i 300 e gli 800 dollari nell’installazione “Revolving Hotel Room”, camera girevole creata dal belga Carsten Höller. Da queste poche righe si evince che è opinione della Farkas che i musei italiani, se vogliono riprendersi dalla crisi che li attraversa<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_0_1009" id="identifier_0_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Che poi che crisi? Economica o culturale?">1</a></sup>, invece di aspettare la manna, dovrebbero darsi una mossa e… trasformarsi in qualcos’altro.</p>
<p>Toh, che novità!</p>
<p>Ogni volta che si pensa di valorizzare i beni culturali, escono fuori proposte come questa. <em>Facciamoci un bel ristorantino che vista panoramica</em>. <em>Sì, dài, facciamo anche un drink-bar, con area espositiva e bookshop con dj-set ambient.</em> Sembra che l’unico modo intelligente che abbiamo per riqualificare la cultura sia spingere ricchi studenti del DAMS a buttare i soldi di papà in cocktail annacquati venduti al doppio del prezzo. Cosa che è invece un chiaro segnale di debolezza, perché attesta che pur di far cassa siamo pronti ad attirare gente a cazzo di cane, a prescindere dal loro interesse nei confronti dell’arte.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1008" title="McMuseum 02" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_02.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<h2>COME UN FAST FOOD</h2>
<p>Però perché togliere fuori un pezzo così vecchio, rischiando di sprofondare negli abissi dell’inattualità? Devo ringraziare il Governo che, lungimirante, ha preso spunto dall’idea della Farkas e si è spinto oltre. Perché limitarci infatti a trasformare i musei in alberghi di lusso quando possiamo farli diventare una multinazionale dei fast food? Con la nomina di <a href="http://www.eni.it/it_IT/azienda/organigramma/consiglio-amministrazione/mario-resca.shtml">Mario Resca</a>, ex AD della McDonald’s Italia, a Direttore Generale dei Musei l’evoluzione sarà rapidissima. Le divise a strisce orizzontali per gli inservienti saranno pronte a breve, mentre molti musei si stanno già dotando di sportelli <em>take away</em> grazie ai quali potrete avere <a href="http://lh4.ggpht.com/_yLjvlwnCHd0/R1zalxUcNdI/AAAAAAAAAQs/gZTJuxhICOc/Oldenburg+Giant+Hamburger+1962.jpg%20">opere d’arte</a> al volo mentre una giovane precaria, pagata 400 euro lordi al mese, vi riempirà di madonne nascoste da un sorriso.</p>
<p>Dài, è indiscutibile che la nomina di Resca è una di quelle notizie che sorprende e fa sorridere<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_1_1009" id="identifier_1_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Non a caso ha fatto notizia pure all&rsquo;estero.">2</a></sup>. Cioè, già decidi di nominare a Direttore Generale dei Musei, per la prima volta nella storia, una figura professionale che non sia né architetto, né storico dell’arte, né archeologo, cosa di per sé sufficiente a generare malumori nell’ambiente, se poi lo vai pure a pescare da <strong>MCDONALD’S</strong>, vuol dire che te le cerchi. Ecco perché, nonostante ovviamente il Governo si prodighi a difendere la scelta, piovono proteste: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/11/resca-settis.shtml?uuid=420317d2-b61d-11dd-9393-4b9d97fef3b5&amp;DocRulesView=Libero">bocciatura unanime</a> del Consiglio superiore dei beni culturali e migliaia di firme raccolte dalla <a href="http://www.bianchibandinelli.it/appello_super-manager_musei.htm">Fondazione Bandinelli</a>. Legittimamente ci si chiede: Resca avrà anche “lo scopo di superare anacronismi e conservatorismi ed imprimere dinamismo ed efficacia alla fruizione del patrimonio storico artistico lasciato finora in un sostanziale immobilismo”, ma che competenze ha per farlo?</p>
<p><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/15/resca-ridaro-valore-al-tesoro-italiano.html%20">Vediamo</a>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1006" title="McMuseum 03" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_03.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<blockquote><p>[...] lei si è mai occupato di beni culturali? «No. Io sono un frequentatore di musei.</p></blockquote>
<p>Dice di essere un semplice frequentatore di musei, che è come se un pendolare venisse nominato AD delle Ferrovie dello Stato perché è “un frequentatore di treni”. Se questi sono i criteri di selezione, potevano scegliere un qualsiasi turista giapponese. Magari ne sapeva anche di più.</p>
<blockquote><p>«Ma se permette vuol dire poco che non mi sia occupato di beni culturali». Poco? «Non sapevo niente di ristorazione e per dodici anni ho guidato la McDonald&#8217;s italiana. Non sapevo niente neanche di gioco e ora dirigo il Casinò di Campione»</p></blockquote>
<p>Pochissime righe di intervista che spiegano moltissimo. L’ex AD della McDonald’s non fa nessuna differenza tra una qualsiasi azienda e il sistema di gestione, promozione e tutela del patrimonio artistico italiano &#8211; che è tra i più vasti al mondo. Mette sullo stesso piano McDonald’s e i musei. E c’ha ragione! Non trovate anche voi che maneggiare millenni di storia dell’umanità sia un po’ come decidere che prezzo deve avere un McChicken con patate e Coca alla spina?</p>
<p>Una cosa del genere la si può dire o pensare solo se si ha in mente una gestione prettamente economica del giocattolo. Perché altrimenti devi essere freddissimo per non sentire tremare i polsi quando scopri certe cose:</p>
<blockquote><p>“Abbiamo una rete di quattromila musei, così mi dicono<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_2_1009" id="identifier_2_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="MI DICONO?!">3</a></sup>”.</p></blockquote>
<p>Siamo d’accordo che i Beni Culturali necessitino di un’oculata gestione economica. Anche qui è inevitabile che nel corso degli anni si siano aperte voragini di inutili sprechi. Basterebbe solo andare a vedere quanti musei esistono sul territorio e quanti di questi hanno <em>zero </em>(<em>0</em>) visitatori annui per capire che molte realtà esistono in qualità di vampiri dello Stato. Solo in Calabria ce ne saranno un centinaio, di questi esempi. Quello che però è inaccettabile è l’assoluta sovrapposizione tra lucro e profitto. La cultura è profitto, per qualsiasi Stato, figuriamoci per un Paese con il nostro patrimonio.</p>
<p>Per questo, l’idea di Resca mi spaventa non poco. Sono zeppo di pregiudizi, è innegabile, ma il problema è che in periodo di crisi la cultura viene guardata come si guarda un rom inspiegabilmente capitato a una riunione di Forza Nuova: dopo brevi momenti di sfasamento misto a incredulità, arriva una scarica di randellate che se è fortunato potrà permettersi una cura in ospedale.</p>
<p>E la nomina di Sgarbi a consigliere di Resca<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_3_1009" id="identifier_3_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Da la Repubblica, 4 dicembre 2008, p. 43">4</a></sup> non mi tranquillizza affatto. Nonostante provi per lui profonda antipatia, so riconoscergli competenze in campo storico-artistico che un venditore di hamburger non ha. Se però il <em>diktat</em> tremontiano del <em>taglia, taglia, taglia</em> dovesse contaminare i Beni Culturali, saranno solo i comunisti anacronisti a piangere per i mancati finanziamenti, che certo invece non intristiranno particolarmente la solita, immancabile, troia di casalinga di Voghera.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1005" title="McMuseum 04" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_04.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<h2><strong>L’INNOVAZIONE DEL GAMBERO</strong></h2>
<p>Bondi, in un articolo apparso su <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=306906&amp;START=0&amp;2col="><em>il Giornale</em></a> &#8211; che al solito spicca per la strenua difesa del pluralismo &#8211; sostiene che è ora di superare le solite idee radical chic<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_4_1009" id="identifier_4_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Dannati radical chic, ma quante ne dobbiamo subire a causa vostra?">5</a></sup>, abbandonando la vecchia idea elitaria<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_5_1009" id="identifier_5_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Elitaristi del cazzo. Peggio dei radical chic.">6</a></sup> della cultura. I beni culturali hanno bisogno di una svolta per tornare centrali nello sviluppo del Paese. I musei devono riconquistare l’appeal e il pubblico perduto.</p>
<p>D’accordissimo. Va da sé che questa posizione non può avere interessi meramente economici. I Beni Culturali non sono importanti solo per il PIL italiano. Sono una risorsa. Come dicevo prima, profitto, non lucro.</p>
<p>Il ruolo di Resca è particolarmente delicato. Si tratta di gestione delle risorse, tutela e promozione. Se dal punto di vista della tutela e della conservazione, oltre alla crisi del polo museale, sono decenni che le scuole di restauro italiane, le migliori del mondo probabilmente, vedono esaurirsi i fondi con una lunga agonia, dal punto di vista della promozione, be’, siamo delle mezze chiaviche. Campiamo di rendita da una vita. Il Bel Paese qui, il Bel Paese lì. Ma sti grandissimi cazzi. Da appassionato d’arte mi sono fracassato la minchia di vivere in una cazzo di bomboniera<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_6_1009" id="identifier_6_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="A tal proposito, che ne sar&agrave; dei progetti di Piano e Fuksas per Roma?">7</a></sup>. Sarebbe il momento di svecchiare, rinnovare e puntare su forze giovani. Lo stesso Bondi, che pur non ama le novità contemporanee, dice di voler “promuovere il lavoro dei nostri artisti, poiché l’Italia contemporanea […] è stata povera di nuove creazioni”<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_7_1009" id="identifier_7_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="la Repubblica, 4 dicembre 2008, ibidem">8</a></sup>. E per dare il segnale di avere a cuore la posizione che fa? Cambia la “Direzione generale per il paesaggio, l’architettura e l’<em>arte contemporanea</em>” in “Direzione generale per le Belle Arti e il Paesaggio”<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/12/05/mcmuseum%e2%84%a2/#footnote_8_1009" id="identifier_8_1009" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="la Repubblica, 4 dicembre 2008, ibidem">9</a></sup>. Sparisce la voce “contemporaneo” e torna di moda l’obsolescente “Belle arti”. Però, bel colpo per chi dice di voler promuovere i giovani artisti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1004" title="McMuseum 05" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/11/arte-museum_05.jpg" alt="" width="500" height="175" /></p>
<p>E’ impossibile parlare di svolte o innovazioni in un sistema culturale quando la ricerca è ferma da secoli. L’arte contemporanea è sempre più lontana dai nostri schemi mentali. Basterebbe guardare i programmi liceali fin dove riescono a spingersi. Quando va grassa, arrivano al romanticismo. Riusciremo a studiare le avanguardie storiche forse quando saranno diventate archeologia.</p>
<p>Conseguenza naturale di questa deriva è una bella fuga di cervelli. Artisti giovani e non partono per New York, Londra, Berlino. Nessuno investe su di loro e culturalmente sembrano degli agenti patogeni. Per di più se deve scoppiare un putiferio ogni volta che una rana crocifissa vecchia di quasi vent’anni viene esposta all’ingresso di un museo, avranno tutto il diritto di sentirsi poco tutelati.</p>
<p>Bene, ora che ho sputato tutto il mio rancore preconcetto, chiudo con una curiosità. Cercando informazioni su Mario Resca, mi sono imbattuto in questo articolo di <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/13/spunta-resca-per-la-guida-alitalia.html">Repubblica</a> &#8211; datato 13 maggio 2008. Ma che è sto Resca, un <em>deus ex machina</em> con nomina <em>random</em>?</p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1009" class="footnote">Che poi che crisi? Economica o culturale?</li><li id="footnote_1_1009" class="footnote">Non a caso ha fatto notizia pure all’<a href="http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=12696801">estero</a>.</li><li id="footnote_2_1009" class="footnote">MI DICONO?!</li><li id="footnote_3_1009" class="footnote">Da <em>la Repubblica</em>, 4 dicembre 2008, p. 43</li><li id="footnote_4_1009" class="footnote">Dannati radical chic, ma quante ne dobbiamo subire a causa vostra?</li><li id="footnote_5_1009" class="footnote">Elitaristi del cazzo. Peggio dei radical chic.</li><li id="footnote_6_1009" class="footnote">A tal proposito, che ne sarà dei progetti di Piano e Fuksas per Roma?</li><li id="footnote_7_1009" class="footnote"><em>la Repubblica</em>, 4 dicembre 2008, <em>ibidem</em></li><li id="footnote_8_1009" class="footnote"><em>la Repubblica</em>, 4 dicembre 2008, <em>ibidem</em></li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Paghiamo la crisi con le seghe, arriva la porno tax</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 14:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sonni rapidi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Bondi]]></category>

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		<description><![CDATA[Prevista nel dl &#8220;anti-crisi&#8221; un&#8217;imposta addizionale sul materiale pornografico, da applicare anche alle opere &#8220;letterarie, teatrali e cinematografiche&#8221;. A determinare le &#8216;opere&#8217; hard da tassare sarà un decreto del presidente del Consiglio su proposta del ministro dei Beni Culturali. &#8220;Le selezionerà il Ministro in persona&#8221;, ha dichiarato Sandro Bondi, presentatosi in sala stampa con vistose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prevista nel dl &#8220;anti-crisi&#8221; un&#8217;<a title="CRISI: BOZZA DL, PORNOTAX ANCHE PER TV CINEMA E LETTERATURA - AGI" href="http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200811281457-eco-rom1143-art.html" target="_blank">imposta addizionale sul materiale pornografico</a>, da applicare anche alle opere &#8220;letterarie, teatrali e cinematografiche&#8221;. A determinare le &#8216;opere&#8217; hard da tassare sarà un decreto del presidente del Consiglio su proposta del ministro dei Beni Culturali.<br />
&#8220;Le selezionerà il Ministro in persona&#8221;, ha dichiarato Sandro Bondi, presentatosi in sala stampa con vistose borse sotto gli occhi e un&#8217;improvvisa esplosione di acne sul viso.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;avanguardia non è un rifugio</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 19:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yahwn]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Damien Hirst]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il mercato alle aste di questi ultimi tre giorni ha visto un significativo cambiamento di umore &#8211; commenta Anders Petterson di Art Tactic &#8211; con un valore totale al di sotto delle aspettative e con lotti che sono stati offerti con sconti sostanziali rispetto alla stima o che non hanno ricevuto neanche una offerta. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-942" title="Invenduto" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/invenduto.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<blockquote><p>&#8220;Il mercato alle aste di questi ultimi tre giorni ha visto un significativo cambiamento di umore &#8211; commenta Anders Petterson di Art Tactic &#8211; con un valore totale al di sotto delle aspettative e con lotti che sono stati offerti con sconti sostanziali rispetto alla stima o che non hanno ricevuto neanche una offerta. Il numero di lotti invenduti è aumentato notevolmente, il che vuol dire che c&#8217;è definitivamente una correzione del valore nel mercato al momento&#8221;. <a title="Aste di contemporaneo, la lezione dell'arte italiana " href="http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/news/cultura-tempo-libero/2008/10/aste-contemporaneo-lezione-arte.php?uuid=2da0c5aa-9fa7-11dd-98a2-3923c44dbd58&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">ArtEconomy24</a></p></blockquote>
<p>Sebbene l&#8217;arte in periodi di recessione economica venga considerata un bene rifugio, anche questo settore di mercato pare avviarsi verso la crisi. Certo, si tratta sempre di cifre difficili da immaginare per chi vive con appeso in casa un calendario di ventuno giorni, ma le difficoltà di <a href="http://it.reuters.com/article/entertainmentNews/idITMIE49J09V20081020" target="_blank">Christie&#8217;s</a> e <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITMIE49N01E20081024" target="_blank">Sotheby&#8217;s</a> da un lato ci segnalano che anche lassù dove ci si sciacqua i denti con il Crystal si inizia ad arrancare e si dovrà rinunciare a qualche lusso qua e là, e da un altro l&#8217;ennesimo segnale che in questa cazzo di crisi sembrano essersi persi anche i più classici tra gli investimenti sicuri.</p>
<p>Io però non sono così sicuro che la flessione attuale stia colpendo l&#8217;arte in qualità di &#8220;bene rifugio&#8221;. Tutt&#8217;altro.<br />
Perché ci sia un bene rifugio è infatti necessario che innanzitutto ci sia un &#8220;bene&#8221; , cioè un oggetto. E questo non è un dato scontato. Se l&#8217;arte &#8220;contemporanea&#8221;, o meglio &#8220;d&#8217;avanguardia&#8221;, è spesso incompresa al limite dell&#8217;odio, è proprio perché ha abbandonato gli appigli classici dell&#8217;oggetto quadro/scultura. A partire dal solito &#8217;68, l&#8217;arte ha avviato una discussione talmente profonda dell&#8217;opera d&#8217;arte da mettere in discussione la sua stessa materialità. Estremizzando l&#8217;idea duchampiana dell&#8217;arte come gesto, gli artisti cresciuti tra gli anni &#8217;60 e &#8217;70 hanno abbattuto ogni frontiera tecnica per spingere l&#8217;arte verso territori di assoluta immaterialità, aprendo la strada a un&#8217;arte spesso effimera e transitoria, per gettarsi in quel misterioso abisso che è la parola &#8220;<a title="Noantri - transeunte" href="http://noantri.net/2007/05/07/essere-come-i-wu-ming-e-sapere-cosa-fare-del-lemma-transeunte/" target="_blank">transeunte</a>&#8220;. Performance, happening, body art: tutta questa robaccia ha negato radicalmente che l&#8217;opera d&#8217;arte dovesse necessariamente generare oggetti da preservare e musealizzare, bla bla bla. Ogni scoreggia<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/10/27/lavanguardia-non-e-un-rifugio/#footnote_0_931" id="identifier_0_931" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="A volte anche letteralmente.">1</a></sup> poteva diventare arte, purché sia l&#8217;artista a deciderlo, etc etc etc.<br />
Ma a lungo andare bisogna prima o poi fare i conti con un atteggiamento del genere, soprattutto se si vuole campare. L&#8217;arte è sì cultura, ma anche mercato. Qualcosa di vendibile dovrà pur esserci.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-945" title="Cattelan attacca al muro con lo scotch il suo gallerista Massimo De Carlo" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/cattelanm_scotch.jpg" alt="" width="250" height="237" />Mettiamo caso che abbia dei soldi da investire in questo momento di difficoltà e decida di farlo in campo artistico, se vado a una mostra e mi trovo davanti un <a href="http://www.corriere.it/vivimilano/speciali/2004/05_Maggio/06/pop_chi.shtml">gallerista appeso con lo scotch a una parete</a>, in cosa cazzo mi rifugio? Non posso certo portarmi il gallerista a casa con tutta la parete. Allora vorrà dire che andrò in un&#8217;altra galleria e comprerò un buon vecchio Fontana che, sebbene lo possa fare anche un sarto, almeno è un quadro e di piccole dimensioni. Finché le cose vanno bene, anche un circuito così &#8220;smaterializzato&#8221; trova sostentamento in mecenati illuminati e facoltosi. Ma appena arriva una crisi, zac!, crolla tutto, e ci si trova assorbiditi in vortici reazionari.</p>
<p>Negli anni &#8217;30 arrivò il surrealismo a mettere ordine al caos dadaista.<br />
Negli anni &#8217;80, con la recessione americana alle porte, le spinte rivoluzionare del decennio precedente furono costrette a cedere il posto alla pittura.<br />
Il tutto risponde a un&#8217;esigenza di sicurezza, culturale ed economica. Ci vuole un oggetto, qualcosa di fisico, materiale, magari anche piccolo, così da poterlo conservare al sicuro.<br />
Hai voglia a dire che “I quadri devono avere il prezzo giusto e questo corrisponde alla qualità dell’opera. Non all’aria fritta. Finalmente i veri valori saranno fatti dai veri collezionisti e non da improvvisati speculatori”<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/10/27/lavanguardia-non-e-un-rifugio/#footnote_1_931" id="identifier_1_931" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Arte Italiana contro la bufera finanziaria? da ArsLife.">2</a></sup>. E&#8217; più una questione materiale, nel senso più basso del termine, che qualitativa.</p>
<p>Si apre una strada per un&#8217;arte più &#8220;aderente con la realtà&#8221;. Che significa mettere al bando le speculazioni sui prezzi &#8211; con Damien Hirst che, nonostante la caciara dell&#8217;ultimo periodo, rimane con una <em>Farmacia</em> invenduta &#8211; ma anche favorire opere più &#8220;classiche&#8221;.<br />
Non a caso, al momento ne pagano le conseguenze le opere di grosse dimensioni, perché più adatte ai musei che al collezionismo<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/10/27/lavanguardia-non-e-un-rifugio/#footnote_2_931" id="identifier_2_931" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="La crisi tocca le aste ma salva Fontana, la Repubblica 27 ottobre 2008, p. 34">3</a></sup> &#8211; e quindi difficili da piazzare in musei pubblici, i primi a subire danni dalla crisi finanziaria.</p>
<p>Altra conseguenza del nuovo scenario del mercato artistico è che i più danneggiati sono i giovani. Primo perché sono un investimento meno sicuro. Secondo, perché, cresciuti in aria d&#8217;avanguardia perenne, hanno fatto spesso dell&#8217;innovazione artistica una missione, rinunciando volentieri a pratiche più consuete.<br />
E&#8217; finita la pacchia. Ora tocca riprendere tela e pennello.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-949" title="Gianni Motti - Blitz" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/motti-blitz.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Però forse c&#8217;è ancora un minimo spazio d&#8217;azione per chi non vuole abbandonare la strada radicale delle avanguardie.</p>
<p>Gianni Motti per il vernissage della Biennale di Praga del 2003 organizzò un blitz. Quattro soldati con fucile spianato piazzati a trenta metri d&#8217;altezza minacciavano i visitatori della Galleria Nazionale. <br />
Ecco, questa può essere una buona <em>exit strategy</em>. Invece di darsi all&#8217;arte come bene rifugio, darsi all&#8217;arte come rifugio <em>rifugio</em>. Un bene rifugio che fa da rifugio ai beni. La crisi infatti creerà generazioni di popoli incarogniti che prenderanno d&#8217;assalto le ville di manager arricchiti alle loro spalle.<br />
Per chi spende in arte, i beni rifugio a rifugio dei beni rappresentano un investimento di <em>sicurezza</em>. In tutti i sensi.</p>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_931" class="footnote">A volte anche letteralmente.</li><li id="footnote_1_931" class="footnote"><em>Arte Italiana contro la bufera finanziaria?</em> da <a href="http://www.arslife.it/dettaglio2/2008/10/arte-italiana-contro-la-bufera.htm" target="_blank">ArsLife</a>.</li><li id="footnote_2_931" class="footnote"><em>La crisi tocca le aste ma salva Fontana</em>, la Repubblica 27 ottobre 2008, p. 34</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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		<title>Crisi? Quale crisi?</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 17:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sonni rapidi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Che bella la Russia dell&#8217;amico Putin: mentre il mondo crolla, lì splende sempre il sole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che bella la Russia dell&#8217;amico Putin: mentre il mondo crolla, <a title="A Mosca la crisi sparisce dai media - Il Sole 24 Ore" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/10/cremlino-crisi-ottimismo-media.shtml?uuid=c67cbdc4-969c-11dd-aa30-d5b492fe93cd&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">lì splende sempre il sole</a>.</p>
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		<title>Don&#8217;t Panic</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 16:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[A leggere le parole di Mario Draghi, dal G7 di questo week end sarebbe venuto fuori un comunicato &#8220;eccellente&#8221; per ridare fiducia ai mercati finanziari. Sfogliando i giornali on line ho tentato di capire quali siano le risposte concrete, i &#8220;piani d&#8217;azione&#8221; varati per uscire al più presto dalla crisi. Ma non sono riuscito a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-917" title="The Business: Serious Business" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/the_business.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>A leggere le parole di Mario Draghi, dal G7 di questo week end sarebbe venuto fuori un comunicato &#8220;eccellente&#8221; per ridare fiducia ai mercati finanziari. Sfogliando i giornali on line ho tentato di capire quali siano le risposte concrete, i &#8220;piani d&#8217;azione&#8221; varati per uscire al più presto dalla crisi. Ma non sono riuscito a capire con quali mezzi i sette grandi paesi riusciranno a bloccare la bufera. Si parla di misure straordinarie, piani d&#8217;intervento, risposte globali, etc, ma nessun giornale specifica in che modo e con quali mezzi gli stati interverranno per ridurre la pressione sui mercati e scongiurare il panico. Ero pronto pronto a scagliarmi contro i giornali italiani, incapaci da darti una notizia come si deve. Finché non ho aperto il sito della <a title="G7 promette azione rapida e decisiva, i mercati vacillano" href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE49A01520081011" target="_blank">Reuters</a>. I giornali non dicono quali strumenti adotteranno gli stati del G7 semplicemente perché:</p>
<blockquote><p>Hanno promesso di usare &#8220;ogni mezzo disponibile&#8221;, ma non hanno annunciato alcuna misura specifica.</p></blockquote>
<p>In pratica, facendo una buona sintesi dei vari testi presi dai giornali, quello che è venuto fuori dal G7 è un testo di questo tipo</p>
<blockquote><p>Caro <span style="text-decoration: line-through;">Babbo Natale</span> Investitore e/o operatore finanziario,<br />
ci rendiamo conto che questo è stato un anno difficile e noi non ci siamo comportati troppo bene. Siamo stati cattivi e non ti abbiamo assistito né aiutato in nessun modo. Ma ti promettiamo che dall&#8217;anno prossimo le cose cambieranno. Noi ti saremo sempre vicini. Ti aiuteremo quando sarai in difficoltà. Ti accompagneremo per mano nei momenti di paura. Ti staremo affianco in qualsiasi situazione, finché morte non ci separi. Tu in compenso regalaci un po&#8217; di tranquillità, magari a partire da lunedì, che riaprono i mercati.<br />
In fede,<br />
tuoi<br />
Stati del G7. </p></blockquote>
<p>Il comunicato è davvero eccellente: un&#8217;eccellente carta da culo.<br />
La Repubblica riepiloga in cinque punti le azioni che gli Stati del G7 si impegnano a intraprendere per aggirare la crisi. Attraverso quali interventi non si capisce. In compenso, si capisce bene che il G7 ha sancito che il mercato è morto, fa schifo e tocca agli Stati rimboccarsi le mani e intervenire. Se così pensano di dare un&#8217;iniezione di fiducia, come te la danno un&#8217;iniezione di <a title="Pentoth&lt;/em&gt;al" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pentothal" target="_blank">pentothal</a>?<br />
Il testo che gira sui giornali, non si dimostra di nessun aiuto. Per quanto non ne capisca nulla, fossi un broker entrerei nel panico più completo e, al grido di <em>QUESTE LE CHIAMATE RISPOSTE?!</em>, lunedì mattina inizierei a vendere anche le obbligazioni della dentiera di mia nonna. </p>
<p>No, non va bene. Il panico generale va evitato assolutamente. Bisogna intervenire e, visto che la politica al solito si dimostra un&#8217;insufficiente parolaia, toccherà a noi uomini della rete rimboccarci le maniche per soccorrere <em>broker</em> e agenti finanziari bisognosi di aiuto. Devono sapere come affrontare la spirale di panico che da lunedì probabilmente prenderà la direzione degli abissi più profondi. Mi prendo io quest&#8217;onere. Di finanza non ne capisco, ma di panico sì. Da ragazzino per esempio sentivo il fiuto di risse e mazzate con ore d&#8217;anticipo, trovando sempre ottimali vie di fuga da situazioni disperate. Stilerò quindi un <em>vademecum</em> con cinque modi per affrontare il panico con dignità, nell&#8217;ipotesi che qualcuno di questi poveri cristi in preda alla disperazione inizi a googlare per cercare risposte.</p>
<p>Come affrontare una crisi di panico finanziario:</p>
<ol>
<li>Cedi al panico immediatamente. La cosa peggiore in caso di crisi di panico è resistere al panico. Se ti lasci andare subito, il problema lo risolvi alla radice e ti sollevi da quell&#8217;ansiosa fase d&#8217;attesa che precede il tracollo psicologico. Come si suol dire: via il dente via il dolore. <br />
Certo, il panico potrà avere conseguenze catastrofiche, spingendoti anche al suicidio. E questo è un bene. Se nella vita fai il broker, significa che con ogni probabilità sei un coglione che ha abiurato a ogni moralità speculando sulle spalle di risparmiatori e pensionati. L&#8217;umanità dalla tua morte può solo uscirne sollevata.</li>
<li>Apriti un blog. E&#8217; ora di rompere l&#8217;egemonia della rete da parte di co.co.pro e giovani senza futuro. Grazie alla crisi delle borse, il web potrà fregiarsi di una nuova generazione di falliti: i <em>broker</em>. E&#8217; il tuo momento, approfittane. Invadi la rete con insulse lamentele su mancanza di liquidità e crollo del mercato automobilistico, noi ci assicureremo che una massiccia dose di troll t&#8217;invada di commenti il piccolo angolo di sfogo. Ricorda che può essere anche un buon modo per fare affari: grazie agli <em>adsense</em> e i giusti tag (crisi finanziaria, <em>credit</em><em> crunch</em>, <em>panic selling</em>), Google continuerà ad assicurati una discreta quantità d&#8217;introiti giornalieri.</li>
<li>Investi in materassi. Pare che nel futuro ce sia bisogno: è un affare garantito.</li>
<li>Ricorri alla cioccolata. Aiuta a superare momenti di difficoltà psicologica, come depressione o panico. Mi raccomando: mangiane in quantità pantagrueliche. Una dose massiccia di cacao infatti spalancherà le porte di una marcia solenne per conquistare le vette della diarrea. A quel punto, non avrai bisogno più di scuse per evitare di stare davanti ai terminali di piazza affari, visto che sarai costretto a vivere intere giornate su una tazza del cesso. E non fermarti alla diarrea, mi raccomando, ci sono ancora le emorroidi. Con quelle, sarai in grado di soddisfare i primi tre punti un colpo solo: una sofferenza atroce ti costringerà a stare su un letto ad aggiornare il blog via cellulare.</li>
<li>Pensa che ancora nessuno ha parlato di Stagflazione. Solo allora potrai iniziare a cacare sangue &#8211; stavolta senza il ricorso alla cioccolata. Ora limitati a lavorare e non rompere il cazzo, ché il peggio deve ancora venire.</li>
</ol>
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		<item>
		<title>L&#8217;urgenza del decoro</title>
		<link>http://potamocheri.eu/blog/2008/10/09/la-urgenz-del-decoro/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 14:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TED©</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yahwn]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Graffiti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il testo che segue è frutto della fantasia dell&#8217;autore, che ha preso spunto da informazioni sparse su quotidiani nazionali come la Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore. Cronaca di un futuro imminente. Nei momenti di difficoltà, è giusto che la politica assuma posizioni decise. Il popolo deve sentirsi al sicuro e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-874" title="Where is your God now?" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/graffiti_wall_street.jpg" alt="" width="500" height="349" /></p>
<blockquote><p><em>Il testo che segue è frutto della fantasia dell&#8217;autore, che ha preso spunto da informazioni sparse su quotidiani nazionali come </em>la Repubblica,<em> </em>Il Corriere della Sera<em>, </em>Il Sole 24 Ore<em>.</em></p></blockquote>
<h2>Cronaca di un futuro imminente.</h2>
<p>Nei momenti di difficoltà, è giusto che la politica assuma posizioni decise. Il popolo deve sentirsi al sicuro e le prospettive di un futuro caotico e dominato dal panico generale non giovano all&#8217;ordine pubblico e, di conseguenza, alla convivenza civile.<br />
La disoccupazione, la povertà, la fame sono i peggiori nemici della civiltà. Uno Stato efficiente non può permettersi di lasciare che lo spettro del disastro economico aleggi indisturbato sulle teste dei cittadini. Deve far sentire la sua presenza con rapidità e tempismo.</p>
<p>Per questo motivo accogliamo con entusiasmo la proposta di una <a title="Il premier: «Sarà reato fare i graffiti»" href="http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/10_Ottobre/06/berlusconi_decreto_legge_graffitari.shtml" target="_blank">legge contro i graffitari</a>.<br />
Dopo i tonfi in borsa e la crisi finanziaria, il rischio che la popolazione impaurita si riversasse in strada correndo verso il primo sportello bancario disponibile per ritirare e mettere da parte i risparmi si è trasformato in una prospettiva reale e preoccupante, perché una reazione del genere sarebbe più che normale: i muri deturpati da disegni e scritte circondano ogni angolo della nostra vita. E spaventano.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-883" title="Banksy" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/banksy.jpg" alt="" width="500" height="250" /></p>
<p>&#8220;Un ratto gigantesco con un ombrello in mano minacciava di rubarmi i risparmi&#8221;, questa la dichiarazione di una signora nei pressi di uno sportello bancario, indecisa se mettere in salvo i soldi di una vita. La signora verrà poi rassicurata che il Governo sta varando un provvedimento di urgenza che renderà impossibile crimini così efferati.<br />
Contro i graffitari, è pronto un decreto legge di massima urgenza che prevede pene severissime. Trentamila euro di multa per chi imbratta un muro, incentivi per spingere i proprietari a ripulire le pareti insudiciate da scritte, possibili arresti domiciliari, se non reclusione, per flagranza di reato. La sicurezza dei cittadini è in cima alla lista delle priorità del Governo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-887" title="diego-rivera" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/diego-rivera.jpg" alt="" width="500" height="184" /></p>
<p>I <em>rumors</em> su un DL anti-graffitari hanno ovviamente suscitato perplessità e malumori tra i banchi dell&#8217;opposizione. Non è un mistero il filo-marxismo-leninismo di molti di questi criminali e non stupisce che una frangia politica solo apparentemente libera da ideologie comuniste dichiari di fare battaglia contro la proposta del CdM. Con argomentazioni sempre identiche.<br />
A sentire i capigruppo dei maggiori schieramenti dell&#8217;opposizione, infatti, non ci sarebbe un&#8217;urgenza tale da bypassare il parlamento, svuotandolo delle sue funzioni, contro quelli che sono i valori della Costituzione. La legge può essere anche giusta, ma va parlamentarizzata. Idea forse condivisa dal Presidente della Repubblica.<br />
Per questo pare che il Governo abbia trovato un <em>escamotage</em>. Aggirando il problema della presunta incostituzionalità del decreto, la legge verrà probabilmente inserita nel pacchetto rifiuti, per trovare in seguito sviluppi più organici<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/10/09/la-urgenz-del-decoro/#footnote_0_875" id="identifier_0_875" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il Sole 24 Ore, 09 ottobre, p. 35">1</a></sup>. Per ora, è importante non soffocare o deprimere il Parlamento con voti scontati e inutili.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-889" title="keith-haring" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/keith-haring.jpg" alt="" width="500" height="184" /></p>
<p>La proposta però sembra non accogliere il completo gradimento anche tra esimi esponenti dei partiti di maggioranza. Un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sgarbi" target="_blank">critico d&#8217;arte</a>, sindaco per il centrodestra di una <a title="Salemi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salemi" target="_parent">cittadina del Sud</a>, sostiene che in molti casi i graffiti sono una forma d&#8217;arte. A suo dire, la legge va bene se viene circostanziata a palazzi costruiti <em>ante</em> 1960. Gli edifici nati dopo tale data sono per il sindaco-critico il simbolo dell&#8217;Italia della speculazione edilizia ed economica: in questi casi i <em>murales</em> sono un valore aggiunto. Non a caso, alcuni artisti americani provenivano da ambienti graffitari di strada.<br />
In sintesi: l&#8217;urgenza c&#8217;è, ma la materia appare delicata.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-891" title="blu-wall" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/blu-wall.jpg" alt="" width="500" height="184" /></p>
<p>Secondo un altro <a title="Gillo Dorfles" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gillo_Dorfles" target="_blank">eminente critico d&#8217;arte</a>, una legge simile potrebbe trasformarsi in un incentivo per i <em>writers</em>, che amano l&#8217;illegalità e proprio nel divieto trovano l&#8217;ispirazione a vandalizzare proprietà pubbliche.<br />
Ma proprio per questo motivo il cittadino italiano chiede risposte risolute. In un recente sondaggio, la maggior parte degli intervistati vede in loro un pericolo pubblico al pari di un terrorista di Al Qaeda.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-892" title="cuoghi_corsello" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/cuoghi_corsello.jpg" alt="" width="500" height="184" /></p>
<p>Il DL in varo nel CdM sarebbe poi anche un modo per arginare una possibile crisi dei mutui in Italia, simile a quella che ha portato gli Stati Uniti in una situazione drammatica. Chi comprerebbe una casa con una gigantesca papera dipinta sul tetto? Riportare gli edifici italiani a uno stato di decoro significa dare respiro anche al mercato immobiliare, in evidente difficoltà. E qualsiasi persona con un minimo di erudizione economica e politica sa dirvi l&#8217;importanza del mercato immobiliare nella salute di uno Stato.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-888" title="jean-michel-basquiat" src="http://www.potamocheri.eu/blog/wp-content/uploads/2008/10/jean-michel-basquiat.jpg" alt="" width="500" height="184" /></p>
<p>«Bisogna farla finita con i cosiddetti graffiti perché in alcune nostre città non sembra di stare in Europa ma in Africa», ha tuonato il Premier non a torto. La cittadinanza è con lui. Il <em>63,7%</em> degli italiani è convinto che la colpa del degrado urbano sia di graffiti realizzati da extracomunitari, perlopiù musulmani e africani, venuti in Italia per rubare la vetrina ai nostri artisti. Il restante 36,3% è in malafede o è un comunista (l&#8217;una non esclude l&#8217;altra). Anche dal punto di vista strettamente politico affiancare questo DL al problema dell&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/istat/istat-rapporto-immigrati/istat-rapporto-immigrati.html" target="_blank">immigrazione</a> diventa di fondamentale importanza per ottenere il consenso della Lega che più volte negli anni passati ha sostenuto che &#8220;i muri sono la voce del popolo<sup><a href="http://potamocheri.eu/blog/2008/10/09/la-urgenz-del-decoro/#footnote_1_875" id="identifier_1_875" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="la Repubblica, 09 ottobre 2008, pag. 19.">2</a></sup>&#8221;.</p>
<p><em>&#8220;Allora, signora, è contenta? Il Governo ha detto che le pulirà i muri imbrattati da quelle scritte&#8221;.<br />
&#8220;Ma quali dice? Le svastiche e le croci celtiche affianco al portone? Ma no, si figuri, sono solo delle bravate di ragazzi esuberanti. Non sono un problema&#8221;.</em></p>
<blockquote><p>La prima immagine del post, <em>Where is your God now?</em>, è dell&#8217;autore. Le altre foto sono scaricate da internet e incorniciate sempre dall&#8217;autore.</p></blockquote>
<blockquote><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_875" class="footnote"><em>Il Sole 24 Ore</em>, 09 ottobre, p. 35</li><li id="footnote_1_875" class="footnote"><em>la Repubblica</em>, 09 ottobre 2008, pag. 19.</li></ol></blockquote>]]></content:encoded>
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