De Facto

da una pausa di TED©

Il Fatto Quotidiano

Stamattina all’aeroporto di Fiumicino ho comprato il Fatto Quotidiano.
“Guardi che le ho chiesto il Fatto Quotidiano, non la locandina del Vernacoliere”, è stata la mia prima reazione. L’edicolante si è limitato a indicarmi la testata, scacciandomi con uno sguardo tra il disgustato e il disgustato. Allontanandomi, l’ho visto prendere appunti su un’agenda in pelle sulla quale mi pare ci fosse scritto SISDE.
Nell’oretta di attesa che avevo davanti, ho avuto modo di leggere e analizzare il quotidiano. Visto che non ho l’abitudine di contribuire a cose che non condivido, lascio da parte di spendere tempo in elogi su un nuovo prodotto editoriale, in un periodo di pericolo per la libertà di stampa bla bla bla, limitandomi ad appuntare le cose migliorabili.

Per esempio, tornando alla battuta sul Vernacoliere, grafica e impaginazione sono veramente, ma veramente rivedibili. Evvabbè, dài, sempre a guardare la forma. I contenuti contano. Sì, ok, come volete, ma sono rivedibili. Molto. Al di là che sembra impaginato con un collage, come se l’era del digitale non avesse neanche sfiorato il buon vecchio Gutenberg, fornendo ai grafici al massimo una copia crackata di modellini per Word, il problema è che il tutto ha un aspetto, come dire?, buffo. Ho avuto l’impressione di essere di fronte a un giornale satirico con i colori dell’Unità (che è un po’ una tautologia). La colpa maggiore ce l’hanno quei titoli con i caratteri stretchati verso l’alto che gridano vendetta e sono lì a occupare più spazio possibile. L’accostamento dei font, con i disinvolti passaggi tra “aggraziati” e “senza grazie” e corsivi nei sottotitoli probabilmente ricavati da corrispondenze fedifraghe di metà ‘800, sembrano attuare alla lettera il vecchio metodo del grande maestro Ad Capocchiam. E poi quanto bianco c’è? Mamma mia quanti in utili spazi bianchi. Quanti. Spazi. Bianchi. Forse avrebbe giovato usare un formato tabloid. Per non parlare poi del fatto che, a tratti, si dimenticano la giustifica. Nulla da fare, rivedibile, rivedibile, rivedibile.

Passando ai contenuti, devo segnalare che dopo aver comprato questo numero, e averne sfogliati altri in formato pdf, rimango alquanto perplesso.
Per chi segue Travaglio & Co. da tempo, i contenuti del Fatto Quotidiano hanno ben poco di quotidiano. Sono cose più o meno note ai loro lettori, tra libri e blog vari – è uno dei rischi che si corrono quando si rendono fruibili on line i propri testi. Ma, a dirla tutta, anche di fatti non è che ve ne siano molti. Un paio di inchieste giudiziarie e poco altro. Il resto è tutto commento e retroscena politico, appelli e lettere varie. Un giornale quotidiano è tutt’altra cosa. La scelta di arrivare nelle edicole è anche legata alla necessità di arrivare a quante più persone possibile, superando l’ostacolo del “soli ce la cantiamo e soli ce la suoniamo”. Ma un cittadino che guarda quelle prime pagine o ne sfoglia il giornale, come fa a non pensare di essere di fronte alla risposta antiberlusconiana a Libero. Siamo chiari, anche questo è di per sé un valore, ma per quello bastavano i blog. Un quotidiano deve avere notizie, uno sguardo cinico, piatto e asciutto, che sa muoversi sul territorio, non fermandosi a stanze giudiziarie – che, a scanso d’equivoci, mi sembrano decisamente il pezzo forte del giornale – o parlamentari. Questo è uno di quei giornali che fanno parlare di sé più su altri giornali che tra la gente. Non è detto che sia un male, ma sinceramente speravo di trovarmi di fronte alla versione cartacea di Report – o del miglior Santoro. Anche le collaborazioni mi hanno un po’ deluso. Tutti nomi conosciuti per chi li segue da tempo. Nessuna novità, nessuna apertura a selezioni.
Tutte queste considerazioni ovviamente hanno dei costi. Il Fatto Quotidiano è appena nato e può solo migliorare. Per migliorare però bisogna scommettere e rischiare.

Ci sono anche un altro paio di banalità che non arricchiscono il quotidiano ma che, anzi, a mio immodesto modo di vedere lo danneggiano. Innanzitutto lo spazio twitter. Twitter è uno strumento di microblogging talmente veloce, basato sull’immediato botta e risposta, che rende una trasposizione cartacea di nessun, nessun, e dico nessun, senso. Davvero nessun senso (magari non s’era capito), se non quello di arricchire di storture ortografiche il giornale1.
Poi oggi in prima pagina c’era questo commento:

Fa una certa impressione leggere nella stessa pagina di “Repubblica” questi due titoli: “D’Alema, sulla laicità il Pd dovrebbe imitare la Dc” e “Morte cerebrale, rivedere i criteri”.

La rubrica era “Cattiverie”. No, dico: CATTIVERIE. Questa è una cattiveria? Credo proprio che lassù nelle sfere alte stiano tremando dalla paura, con questo cecchino in circolazione. Bah, ho l’idea che Cristina d’Avena avrebbe saputo fare di meglio.
Per il resto c’è ancora un po’ troppa autocelebrazione, relegata soprattutto alla rassegna stampa, ma lì mi pare un normale processo biologico di un giornale appena nato che deve promuoversi sfruttando il più possibile le ali dell’entusiasmo.

Ma c’è una cosa che però non è proprio tollerabile. Una mancanza ingiustificata e criminogena. In tutto il Fatto Quotidiano non c’è neanche un minimo accenno al problema che come una morsa attanaglia il mondo occidentale: il Signoraggio. Perché Travaglio non ne parla?

  1. a proposito, anche dal punto di vista dell’editing c’è un po’ di lavoro da fare, eh [up]

26

settembre

2009

  • dtm, 2 dicembre 2009

    Che ci siano molte analisi è un fatto (no, non ti piglio per il chiulo), che ci siano poche notizie un po’ meno (io ne trovo parecchie, più o meno sempre), che i giornalisti siano sempre quelli mi lascia perplesso (echicazz’era Stefano Feltri? Ora lo so), sulla grafica hai ragione da vendere (già che ci sei: vendila a loro) anche se la seconda parte del giornale con le righe colorate mi piace assai. Il corsivo sottolineato poi mi dà i brividi.
    Ma in realtà mi preoccupa (molto) una cosa: sei serio sul signoraggio?

  • TED©, 2 dicembre 2009

    Forse sui nomi ho esagerato e dovevo mettere un “quasi” ma il pezzo è datato e il numero che ho analizzato era pieno di firme già conosciute. Sulle notizie mantengo le mia riserve: sono la parte meno rilevante.
    Poi – aggiungo qualcosa dimenticato nel post – non mi piace l’uso dei titoli. E’ davvero da contro parte buona di Libero.
    Una volta Sartori diceva che di video, documentari e inchieste che mostrano il vero volto di Berlusconi ne esistono molti e che questi, però, sono letti solo da chi già certe cose le conosce o ha una certa opinione su B. Un soli ce la cantiamo e soli ce la suoniamo. Ecco, l’impostazione della prima pagina del Fatto è l’espressione migliore di questo problema – un po’ come lo è Micromega. Mettiti nei panni di una persona estranea a questo giro che voglia saperne di più (non penso esista ma ragioniamo per astrazione), leggendo certi titoli si fa l’idea di un giornale asciutto secondo te? Io dico di no. E lo stesso con l’impostazione di molte notizie e, soprattutto, rubriche. Liberi di farli e ben venga se c’è qualcuno che picchia sul Governo, ma non è a mio avviso questo quello di cui ha bisogno il giornalismo italiano. Anzi, formulo meglio: è ancora lontana dall’espressione massima che il giornalismo può avere – rappresentata a mio avviso in Italia solo da Report e da alcune firme dell’Espresso (una su tutte, Fabrizio Gatti).

    Per quanto riguarda il signoraggio ero SE-RIS-SI-MO.

  • dtm, 2 dicembre 2009

    Sui titoli ti do ragione, a me sembrava il negativo de “Il Giornale” :D
    Il che è un peccato perchè gli articoli mi piacciono molto, ma vabbè.
    Su Report e Gatti mi vedi concorde in tutto e per tutto.
    Del signoraggio so poco nulla, indi mi zittirò il più possibile; quel che so è che Travaglio in prima persona non ne parla perchè non ne capisce una fava (a detta sua, e non fatico a credergli). Secondo te chi se ne dovrebbe occupare (cioè: chi dovrebbero far scrivere sull’argomento?)? Ho sentito solo gli sproloqui di Benetazzo e spero continuino a perdersi nell’etere.

    (perdona il commento tardivo, ma ho scoperto il blog via gilioli)

  • TED©, 3 dicembre 2009

    Via Gilioli? Via commento da gilioli, subpongo.

    (cmq sul signoraggio scherzo)
    (forse)

  • Paolo Marani, 6 dicembre 2009

    SUlla scelta dei font, ti do ragione in pieno, mi sono accorto anche io che avevano un aspetto “vetusto”, come se fossero stati impaginati usando i caratteri a piombo fuso, per poi accorgersi che la matrice era sbilenca.

    Tuttavia, alcune voci mi riferiscono che il carattere è stato così voluto, perchè la testata dovrebbe ricordare I GIORNALI DEL VENTENNIO FASCISTA, probabilmente per sottolineare in maniera subliminale il fatto che viviamo in un “regime”.

    La concessione stilistica che richiama il Secolo X-IV di mussoliniana memoria, si limita ai titoli, con la krenatura spallata e i caratteri “stretched” in verticale, mentre per il testo in piccolo è stato almeno utilizzato un Helvetica un po più moderno.

    Non sei l’unico a lamentartene, credimi, hanno voluto sembrare originali ispirandosi allo stile della prima metà del novecento, han fatto sta cagata quì, secondo me.

  • Deuspico, 5 gennaio 2010

    Da alcune dichiarazioni in diversi video, Travaglio non parla del Signoraggio perchè non è il suo campo. Se è solo questo è una scusa bella e buona, se il tuo lavoro è informare, dire che non lo fa perchè non gli piace la politica economica non ha molto senso.
    Vi lascio un piccolo pdf della corte di cassazione dove, tra le altre cose, si nota un passo molto interessante:”[...]Donde il carattere affatto metagiuridico della pretesa azionata, che nelle intenzioni di chi la ha formulata dovrebbe condurre ad un totale ribaltamento della prospettiva vigente (il debito pubblico si trasformerebbe in credito pubblico) [...]”
    http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/cass_SS_UU_16751_06.pdf

  • dtm, 13 gennaio 2010

    Ma come fai ad informare su qualcosa che non capisci? Che dovrebbe fare, pontificare come tutti i tromboni?
    Io per esempio non ci capisco una fava.
    Travaglio ha sempre anche aggiunto “parlane tu!” a chi gli chiedeva di parlarne, mica gli ha dato dei cialtroni a prescindere.

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.