Giornalismo a spegnimento lento

da un incubo di TED©

Rape

Una volta ho sentito dire a Giampaolo Pansa ospite a Sky TG24 che una delle priorità del giornalismo è quella di riuscire sempre a stupire il lettore. Stava parlando del suo ex giornale, la Repubblica, che a suo dire aveva ormai smarrito quella strada.
E’ evidente che Pansa non aveva ancora potuto leggere l’articolo di Bonini apparso sul la Repubblica di oggi. Sono convinto che avrebbe avuto un’altra opinione.
Un lungo articolo vivisezione la vita di Luca Bianchini, il presunto stupratore seriale di Roma, militante del PD. Nell’attenta ricostruzione dell’iconografia del mostro, appare questa frase:

E poi, la videoteca in cui ora spegnere il desiderio, ora costruire il canovaccio delle sue violenze. Accanto ad “Arancia Meccanica”, di Stanley Kubrick

Il giornalista sente la necessità di specificare che nella videoteca dell’indagato è presente una copia di “Arancia Meccanica”. E, giuro, l’articolo non è datato 1972.

un campionario scelto di “snuff movies”: “Stupri gallery”, “La violenza dei gatti”, “Violentata sulla sabbia”, “La belva con il mitra”.

Come fai a non rimanere ancora sbalordito, Giampà?
Io ero talmente scioccato che sono corso ad aprire Wikipedia, alla ricerca del significato di snuff movie. Non era cambiato.

Nel gergo della pornografia, l’espressione snuff o snuff movie (dall’inglese “spegnere lentamente”) si riferisce a video amatoriali realizzati sotto compenso in cui vengono mostrate torture realmente messe in pratica durante la realizzazione del film culminanti con la morte della vittima.

Non solo nessuno di quei film può essere ascritto alla corrente definizione di snuff movie, due di quei quattro hanno la sola e unica colpa di essere dei B-Movie. “Violentata sulla sabbia” è un film drammatico del ’71 e, va be’, il tema è quello dello stupro e può indurre all’errore. Ma “La belva col mitra” è un poliziesco (poliziottesco). Da quando con qualche morto e un brutto titolo si guadagna l’etichetta di snuff?
Per inciso: io non ho visto i due film e non sono sicuro neanche di averli sentiti nominare prima di oggi. Mi sono bastati un po’ d’intuito – i titoli erano perlomeno sospetti – e cinque minuti di ricerca per capire di essere di fronte a una grossa cappellata.
L’articolo poi prosegue con l’ultimo film, “Realmente stuprate”, da cui Bianchini avrebbe tratto spunto per il suo “format” – come se lo stupro seriale fosse una specie di reality show.

Seriamente, non bastavano Alemanno e le sue critiche a “Romanzo Criminale”? C’era bisogno di una firma autorevole come Bonini per tornare indietro di 50 anni? Perché al di là dell’evidente errore di definizione, spulciare nella videoteca di un (presunto) criminale, per accrescerne l’immaginario deviato, è folklore da Cronaca Vera. Mi rifiuto di credere che nel 2009 si possa ancora cercare un rapporto di causa ed effetto tra cinema, per quanto squallido e violento possa essere, e criminalità. A meno che al prossimo stupratore con in casa una videocassetta di Bambi non dobbiamo sentirci costretti a un controllo incrociato dei DNA di tutti i cerbiatti dell’Appennino.

Illustrazione da Deviantart.

12

luglio

2009

  • Fabristol, 13 luglio 2009

    E vogliamo parlare delle candele sataniche?
    Nelle foto mostrate alla stampa erano in realtà cinque candele a forma di Buddha con un foglio di istruzioni in cui si diceva di accenderle sopra un biglietto con scritto un desiderio. Si chiama New Age, non satanismo…

  • Annoiaterrima, 19 agosto 2009

    Non pretenderai mica approfondimento e un’informazione corretta dal giornalismo italiano, spero?

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.