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Un provinciale a NY (seconda parte)

Posted By TED© On 28 gennaio 2009 @ 10:15 In Risvegli | Comments Disabled

Potete trovare la prima parte qui [1].

La parte più divertente è stata la visita ai barometri della civiltà occidentale: i supermercati. Lì puoi vedere di che vive un paese industrializzato.

Per esempio, ho avuto conferma che ai newyorkesi il cibo non interessa più di tanto. Trovare il reparto alimentare era sempre un’impresa. Stipato, piccolo, in disparte. Ma questi mangiano? Guardando i loro culi, sembrerebbe di sì, ma osservando i supermercati ti fai l’idea che si reggano in piedi soprattutto grazie alle pillole (e al cibo precotto). Bellissimo il reparto Family planning, ovvero il reparto contraccettivi. Il fatto che chiamino “pianificazione familiare” gli scaffali di preservativi la dice lunga su quanto siano avanti [2]. Trovi di tutto per la prevenzione di gravidanze e malattie. Avrò visto cento tipi di pomate vaginali. Contro la candida, contro l’herpes, contro i brufoli, contro lo stupro (la spalma direttamente un soldato italiano). Prima di iniziare a scopare, a uno gli si ammoscia e rizza almeno sette volte.

Terrificanti i megastore per animali. Uno spreco assoluto, alla faccia del terzo mondo. C’erano più vestiti lì che da Prenatal.

Non abbiamo girato solo per i supermercati, ovviamente. Nella capitale del capitalismo – sembra uno scioglilingua – puoi trovare ogni forma di negozio. E poi il mio obiettivo era portare avanti una sorta di studio sociologico sulla trasformazione delle abitudini dei newyorkesi con l’avvento della crisi economica. Compito arduo, visto che non conoscevo le abitudini dei newyorkesi prima dell’avvento della crisi economica. Per questo non so dire se a Manhattan la recessione si sia fatta sentire in periodo natalizio. So che c’erano più code per gli uffici di collocamento che per lo shopping. So che c’erano saldi ovunque, anche fino al 70%, ed erano saldi reali. So che c’erano vetrine tipo quella che vedete nella foto qui sotto.

Recession sale

Ma so anche, da quel poco che ho potuto notare, che la crisi dei consumi americana è una crisi fittizia, perché fittizi erano i consumi prima della recessione. A NY puoi pagare tutto con la carta di credito, il caffè, il taxi, l’autobus, il giornalaio, financo la questua, e tutti hanno una carta di credito. I consumi si sono retti sul debito, gonfiando l’immagine della salute della vendita al dettaglio a dismisura, finché qualcuno non è passato con uno spillo e, puff, si è svuotato tutto. Come accadde a Peter Griffin quando scoprì che può aprire il conto dal, boh, farmacista?, che poi gli presentò un conto di 340.000 $, costringendolo a vendersi la figlia per ripianare i debiti.

C’è però un’immagine che mi è rimasta impressa. Nel primo pomeriggio, a Soho, quartiere dello shopping per quarantenni in crisi coniugale, una fila impressionante di persone, perlopiù afro-americane, in minoranza centro-americane e asiatiche, in un angolo di strada che barattavano quello che erano riusciti a raccattare tra le varie immondizie. Si fa un gran parlare dell’integrazione americana, dell’evoluzione della loro civiltà in questa direzione. Quello che ho visto io, anche se solo per una settimana, più che integrazione, era una grande insalata. Ognuno per sé e Dio per nessuno.

Ecco, fossi Obama avrei quel pensiero fisso in mente. Nel paese dove fino a 60 anni fa un nero non poteva entrare in un ristorante, nel paese dove ora tutto è possibile, scene simili non dovrebbero mai accadere – che non è decoro.


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[1] qui: http://www.potamocheri.eu/blog/2009/01/27/un-provinciale-a-ny-prima-parte/

[2] quanto siano avanti: http://www.uaar.it/news/2009/01/26/nancy-pelosi-nascite-controllate-contro-crisi/