Un provinciale a NY (prima parte)

da un sogno di TED©

myNY

Ammetto che provo vergogna a scrivere questo post con un mese di ritardo. Avevo promesso a Obama un resoconto sul mio viaggio a New York in tempi brevi. Però poi ho pensato: quale migliore occasione se non l’insediamento di Barack. Ed ecco il post. Con una settimana di ritardo: la coerenza è virtù per pochi.

La prima sensazione che si prova camminando per le strade di Manhattan è di un luogo già vissuto. Tra film e telefilm, sembra di esserci sempre stati. Questa però è la pappardella che ripetono sempre tutti quindi la cancello.

La prima cosa che posso dire del mio viaggio a New York è che sei giorni non bastano. Lo capisci appena ci metti piede che quella non è una città appiattita su forme di turismo passivo tipiche da Italia o Vecchia Europa. NY non va visitata. Non ci vai per guardare monumenti, opere d’arte, luoghi di culto. Oddio, c’è anche quello da fare, ma non è l’obiettivo principale: non sei a Roma a girare tra pietre impolverate da secoli di matriciana. A NY ci vai per vivere una città.  Anche se il tempo è poco, è quello che t’interessa fare. E per questo provi a concentrarti su lunghe passeggiate per i quartieri, piuttosto che andare a vedere qualche vista panoramica o la Statua della Libertà. Lottando contro il tempo, perché anche lì ci vorrebbero almeno due settimane.

Noi, in una settimana, siamo risciuti a vedere buona parte della Midtown, la Downtown, Harlem, una spruzzatina di Upper East Side e Brooklyn. Purtroppo, non ho visto nulla dell’Upper West Side, del Bronx e del Queens, mentre posso orgogliosamente dire di non essere stato a Ellis Island, di non essere andato sulla Statua della Libertà e di non essermi sprecato in visiste a grattacieli, tipo Empire State Building o Rockfeller Building1. Delle robe tipiche di un turista, avrò fatto un paio di musei – da buon cazzone laureato in DAMS. E anche se detta così sembra che non abbia visto un cazzo, credo di aver fatto un giro piuttosto esaustivo per cercare di avere una percezione minima della vita newyorkese.

L’albergo era sulla 42° strada, all’incrocio con la 2nd Avenue, sotto il Crysler Building. Eravamo in piena Midtown e ci abbiamo messo poco a capire che era meglio girare subito alla larga da quelle zone. Se la Fifth Avenue è di una noia mortale (a parte l’Apple Store, s’intende), Times Square fa venire la claustrofobia. A primo acchito è tutto un “figooo quello!”, “guarda quello!”, “oh, c’è anche quello!”, “e allora quello?”, dopo un po’ da tutti quei “quelli” scappi, perché è l’ora di punta2 e sei in preda ad attacchi di panico, assediato dalle luci e dalla gente. Inoltre, il centro di NY è soffocato da grattacieli che rendono il sole uno sconosciuto. C’è ombra tutto il giorno e fa un freddo terrificante.

Via dalla Midtown, ci siamo spostati verso la Downtown, in direzione del Financial District. Volevo vedere le macerie di Wall Street lasciate dalla recessione e sono rimasto deluso. Wall Street non è altro che una strada. Cioè, questo lo potevo intuire dal nome, ma anche come strada è piuttosto deludente. Il palazzo della borsa poi è una pacchianata patriottica che fa accapponare la pelle.

Ovviamente, una volta in zona, sono andato a vedere quel che resta del World Trade Center. Un enorme cantiere, grande 1/4 di Lamezia Terme, circondato da targhe commemorative, e scritte come “WE NEVER FORGET”, “ALWAYS IN OUR HEARTS”, “YOU’LL NEVER WALK ALONE”, “SIGNORAGGIO”. Anche qui, certo, rimani colpito, è un buco enorme, fa impressione, sembra una scena postatomica, però, che cazzo, st’America patriottica, due palle.

Meglio il resto della Downtown. Se la zona Ovest è piena di ricchi e di finocchi (e di ricchi finocchi), e l’East Village è abbandonato alla decadenza architettonica, aggravata dalle note stonate di gruppi orfani dei Sonic Youth, è del Greenwich Village che mi sono letteralmente innamorato. Qui puoi passeggiare tra case con tutte quelle scale antincendio, osservare gli scoiattoli giocherellare con gli spacciatori nella Washington Square, rovistare tra i negozi dischi, aperti fino a notte, con vinili che arrivano fino al soffitto. Dei vinili non me ne fotte nulla, non uso manco i cd, ma dovrebbe far figo, no? Ci sono negozietti vintage, piccole botteghe con cibo europeo, locali con discreta musica dal vivo. Il tutto a prezzi altissimi! Insomma, mi sono scoperto un radical chic di merda. Fanculo al Greenwich Village.

Restando in zona Sud, non male il giro a Brooklyn, anche se non è un quartierino da mezz’ora di passeggiata e in più mi è parsa anche piuttosto triste. Si vede che è un quartiere in crescita. Qui, se siete fessi come me, e seguite consigli sbagliati di amici italiani, potete mangiare dell’ottima pizza con mozzarella alla diossina – fatta con lo 0% di latte.

Nella Uptown ci siamo stati poco. Abbiamo fatto una passeggiata ad Harlem, seguendo l’itinerario della Lonely Planet, che in pratica è una Via Crucis gospel, e dato un’occhiata alla zona della Upper East Side nei pressi di Museum Avenue, in occasione della visita al Guggenheim. Ecco, questa è stata la più grossa delusione. Se l’architettura affascina, nonostante appaia comunque datata, l’esposizione è veramente debole. A parte una mostra di Catherine Opie, non c’era praticamente un cazzo. Firme celebri, ma pochi lavori. Diciotto dollari per vedere un museo semi-vuoto sono troppi. E’ andata molto meglio al MoMa3. Lì non ti annoi nemmeno al guardaroba. C’era un cazzo di generale che guidava gli spostamenti e ti teneva sempre sveglio: Go go go, Next Next, Move move, One two three four let’s go. Sono invece riuscito a non vedere il Metropolitan. Che bravo, no?

Per quanto riguarda il cibo, l’unica cosa che posso dirvi è che se volete mangiare decentemente e spendere poco non fatelo a Manhattan, o per lo meno non fatelo nei posti in cui sono stato io. Ci lascereste un pratrimonio, con quella gratuity del cazzo che s’infila ovunque. Che poi è quantomeno pretenzioso pensare di mangiare. Meglio concentrarsi sul “nutrirsi”. Per questo vi consiglio di includere la colazione nel prezzo dell’albergo. E’ l’unica cosa veramente commestibile che troverete e facendola in giro rischiereste di rovinarvi. Se però non siete di bocca troppo sofisticata e magari vi piace variare e sperimentare, state tranquilli: a NY trovate tutto. Messicana, italiana, francese, cinese, russa, slava, polacca, ungherese, mali, ferenghi: potete mangiare male in tutte le lingue del cosmo. Nell’East Village pare si mangi bene, ma io, ovviamente, non l’ho fatto (cioè, non ho mangiato nell’East Village. Né bene e né male: non ci ho mangiato e basta). Se vi piace il cinese, anche qui devo sconsigliarvi il ristorante a China Town in cui ho mangiato io, vi sentireste male per due giorni, mentre posso consigliarvi di andare a fanculo: la cucina cinese fa schifo.

Continua…

  1. In realtà soffro di vertigini e non volevo ripetere l’esperienza del Reichstadt di Berlino [up]
  2. A Times Square sembra SEMPRE ora di punta. [up]
  3. Anche se qui torniamo alla Midtown ma ormai ho aperto la parentesi “musei” [up]

27

gennaio

2009

  • maia, 27 gennaio 2009

    si, vabbè, ma carrie bradshow?
    uno a ny ci va per vedere  “i luoghi di sex and the city”, no?

    (che cos’è un “pratimonio”? se devo lasciarlo a Manatthan voglio prima sapere almeno cos’è!)

  • ferrigno, 27 gennaio 2009

    Ecco dov’eri, maledetto!

    Bello. Immaginavo che non si potesse liquidare NY in un giro dei monumenti.
    Be’, però non sei stato a Broadway, cazzo! Neanche uno spettacolino.

    E dove ti sei preso le ciucche? Niente ciucche? La notte che hai fatto? Perché non hai dormito, vero?
    Facce sapè

  • TED©, 27 gennaio 2009

    @maia: il pratimonio è una cosa che non vede neanche il correttore – umano e tecnologico, porc…

    Quali sono i luoghi di Sex & City? Io sono stato alla ricerca del Central Perk di Friends. Vana.
    @ferrigno: sì che ci sono stato a broadway. E’ difficile non passarci, visto che è una via che taglia mezza NY. Sono stato anche al Theatre District, comunque, ma poco, visto che il teatro mi fa cacare. Quindi, nessuno spettacolino.
    Non ho preso nessuna ciucca e la notte andavo sempre in Downtown, spesso e volentieri al Greenwich Village. 
    Ma ho dormito, anche più che a casa, visto che camminavamo talmente tanto che alla sera eravamo fritti.
  • maia, 27 gennaio 2009

    per foza, frien era tutto girato in studio a L.A.!
    ma proprio tutto ti devo dire?
    (che ne so io di quali sono i luoghi di s&c. non eri tu l’appassionato?)

  • Sauro, 27 gennaio 2009

    Ferenghi?!?
    (sì, ma Little Italy?) (al World Trade Center ci dovrebbe anche essere la targa che ha lasciato un mio amico quest’estate: “LIVORNO MERDA”) (sei un radical chic, vergognati)

  • TED©, 27 gennaio 2009

    I ferenghi, sì. NON CONOSCI I FERENGHI.

    Little Italy avrei voluto metterlo, ma mi venivano solo banalità. Tipo che è pacchiana ed è circondato da China Town. La parte più brutta di NY, indubbiamente.
    Sono un radical chic, mi vergogno, ma almeno ho più soldi di te.
  • Sauro, 28 gennaio 2009

    Eh, bella forza. Sarebbe come se Kakà andasse da Lino Banfi e gli dicesse “Io gioco a pallone meglio di te”.

  • TED©, 28 gennaio 2009

    In quest’epoca di magre consolazioni, si gode veramente con poco, caro il mio Ferenghi.

  • Un provinciale a NY (seconda parte) | Potamocheri, 27 novembre 2010

    [...] Potete trovare la prima parte qui. [...]

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.