La normalità della guerra

da un incubo di TED©

Golfo di Sant'Eufemia

Va detto che visto dal mare il Golfo di Sant’Eufemia sembra una zona di guerra. Elicotteri, aerei di soccorso, lunghissime nubi di fumo nero e tanti focolai sparsi sulle colline come piccoli crateri di bombe sganciate dalle forze alleate.

Se poi dalla costa ti sposti verso l’interno per una decina di chilometri, dirigendoti verso il centro storico di Lamezia Terme, capisci che l’espressione “sembra una zona di guerra” può vincere in scioltezza la nomination a Frase Immotivatamente Ottimista del Secolo – nonostante il secolo sia ancora giovane – tanto da umiliare Veltroni e il suo “possiamo”. Tra il sembrare e l’essere, non credo sia eccessivo propendere per la seconda.

Si tratta dell’ottavo atto criminale registrato in città dall’inizio dell’anno. Il 25 gennaio una bomba in Via Adda distrugge l’ingresso di un negozio; il 9 febbraio in Via Duca d’Osta un ordigno fa saltare l’ingresso della Gabetti Immobiliare; il 27 dello stese mese un sacchetto con dentro alcune cartucce di fucile e pistola viene rinvenuto davanti all’ingresso del centro commerciale “Olimpo”. E ancora: il 29 marzo in Via Adda viene data alle fiamme una macchina. Alcuni colpi di pistola sono esplosi contro l’abitazione di un imprenditore specializzato nella distribuzione di giornali. Il 4 maggio in Via Garibaldi è data alle fiamme una Fiat Panda nera, il 14 maggio un ordigno fa saltare la saracinesca di un negozio in Via dei Mille.

Non è tanto la bomba a scuotermi, né la sequela di attentati. Col passare del tempo, ci si fa l’abitudine. Ma è proprio questa a non andarmi giù: l’abitudine. Anche perché per accettarla mi ci dovrei abituare. Non riesco ad abituarmi all’abitudine e non capisco come si possa fare. La guerra non dovrebbe mai essere normalità. Certo, mi si può ricordare che non è una vera e propria guerra. Il cibo ancora circola e non ci sono morti tra i civili – cosa del tutto casuale, perché quando un bomba esplode in pieno centro a orari di punta le leggi della fisica non garantiscono copertura assicurativa del 100% ai passanti. Ma il benessere in cui viviamo è solo apparenza. Per lungo tempo il costo della vita molto più basso rispetto a quello del nord ci ha permesso di contenere le percentuali di disoccupazione. Ma ora che la crisi sta invadendo settori alimentari, la porta lentamente verrà sfondata e, se dovesse arrivare un giorno la povertà, colpirà prima noi.

Per questo non mi spiego come ci si possa abituare fino a questo punto:

- Hai visto che hanno messo una bomba?
- Che c’era nella pizza?
- Nduja.
- A chi l’hanno messa?
- Mi passi il ketchup? A uno.
- Che gol che ha fatto Balotelli, oh.
- Sì, pare che non pagava il pizzo.

Gli attentati in città diventano locuzioni verbali da intervallare a discorsi sul fantacalcio. Ci si scandalizza per sei secondi, o ci si spaventa per un minuto, quando va male, ma poi passa una folata di vento e tutto diventa meno interessante della pancia di Ronaldo. Questo finché non sei coinvolto direttamente o non brucia un palazzo a 30 metri dal commissariato.

E allora a che serve sprecare fiato sull’isolamento mediatico in cui viviamo, quando i primi a non sembrare interessati al tema siamo noi? Che diritto abbiamo noi di lamentarci dello scarso interesse di mezzi d’informazione nazionali, se il nostro atteggiamento quotidiano ha superato di gran lunga i limiti di una logica remissiva?

Nessuno. A meno che tra le due cose non ci sia un rapporto di causa ed effetto.

  • doro, 9 settembre 2008

    il rapporto di causa ed effetto c’è.
    non voglio deresponsabilizzare i cittadini. l’istinto di ribellione dovrebbe essere mantenuto sempre vivo. tuttavia, scegliere di mettere a rischio la vita di chi ci sta vicino è forse più facile in una situazione di guerra civile “conclamata”.

    (mi hai fatto venir voglia di tornare a nicastro. e, oh, vedi di non ammazzare il cispollino, eh?!)

  • TED©, 9 settembre 2008

    @doro: ti ho fatto venir voglia di tornare a Nicastro con questo post?! Ma sei seria?

    Il Cispollino dovete decidere voi se farlo vivere o meno.

  • doro, 9 settembre 2008

    sì sì, dico sul serio serissimo!

    (mia nonna abitava proprio dov’è ssciupa’ la bomba. e il mio istinto di ribellione gode di ottima forma)

  • Vincenza, 9 settembre 2008

    Ciao..hai ragione, è terribile, anche a Reggio succede la stessa cosa..l’altro giorno hanno messo una bomba ad una pasticceria vicino casa mia, sul viale Aldo Moro..hanno distrutto tutto il locale, ed era tanto forte che ha divelto anche il portone di una casa vicina.. tanta indignazione sui giornali, ma nessuna formazione politica o associazione di qualsiasi tipo che abbia promosso una manifestazione o abbia protestato in qualche modo.. è vero che le singole persone si devono indignare, ma intanto se sul territorio non c’è NESSUNO che aggregaga un pò di consenso, allora “spasuliati” non si va da nessuna parte.. ed intanto anche i c.d. “sinistri” quando parlano di Calabria ne parlano sempre male.. se ti va di sapere perchè dico questo dai un’occhiata al mio blog..parlo della nostra regione, spero di farne un piccolo punto di riferimento per chi vuole sapere qualcosa in più su noi calabresi “ribelli”..ciao :)

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.