Un week end in quattro tuffi

dalla noia di TED©

Allora, visto che è estate e non mi legge più nessuno, almeno se dobbiamo dar retta al contatore di feedburner, e io al contatore di feedburner ci tengo, parlerò un po’ di fuffa. Perché lo scorso week end sono stato al mare, qui da noi, a Lamezia Terme, che sta sul mare, anche se sono stato a Gizzeria che non è proprio Lamezia Terme ma siamo lì. Noi, io e miei amici, al mare non ci andiamo per fare il bagno, ma per stare sulla riva a fare caciara. Cioè, in teoria dovremmo giocare a pallavolo con un leggerissimo Super Santos, ma in realtà facciamo solo tuffi pleonastici e disturbo della quiete pubblica, perché in fondo è l’unico modo che abbiamo per non dar troppo peso al mare sporco.
Così iniziamo a giocare e il mio amico Frank, uno che vanta una stupidità direttamente proporzionale all’altezza, e vi assicuro che è molto alto, tipo che giocava centro a basket, avvia le danze passandomi un pallone tra l’offensivo e il provocatorio. Io, che non sono da meno in quanto a stupidità, anche se non sono alto quanto lui, non potevo di certo esimermi, e mi sono esibito in uno di quegli allunghi ginnici che mi hanno reso un ricercato terrorista di tutte le spiagge del sud-ovest italico. Ho fatto un tuffo che era uno tsunami di dimensione biblica (sempre che nella Bibbia siano menzionati tsunami. Cazzo l’ha letta mai la Bibbia. Ricordo solo quel film con quell’attore dove Dio s’incazzava e faceva un bordello allucinante con il Mar Rosso). Riemerso dall’acqua, mentre la gente si allontanava terrorizzata, o forse schifata, facevo fatica a riprendermi. Mi sentivo ovattato dall’urto con l’acqua e la vista era appannata, tanto che tutto quello che mi appariva sembrava una fata Morgana. In quel momento li ho visti arrivare, tutti e quattro, papà, mamma e bimbi. Lei, la mamma, sembrava gracile e aveva uno sguardo stanco e sbuffato. E vai a darle torto. Portava, in ordine discendente: ombrellone, borsa con teli da spiaggia, borsa sua, busta con il pranzo, il palo dell’ombrellone, il suo telo da spiaggia, una busta coi secchielli. Lui, il padre, invece, camminava con la camicia aperta su una pancia tesa e pelosa, leggendo il Corriere dello Sport, che già chi legge la Gazzetta può perplimere, figuriamoci chi legge il Corriere, che non è manco un giornale. I bimbi salterellavano attorno a lei, urlando mammamammamamma, che avrebbero ucciso chiunque, mentre lui le strillava Oh Ro’, m’i cacci sti rumpicucjliuna ‘i mezzu ca un c’ha fazzu a lijiri?!1. Una rabbia che non si poteva dire. Avrei preso il palo dell’ombrellone per infilarglielo nell’ombelico, farlo uscire dalla bocca e rinfilarglielo su per il culo, a quel coglione. Ma avevo da fare. Una pallonata di Frank mi destava dal torpore e ho ripreso a distruggere la spiaggia giocare.

Il secondo tuffo è stato peggio del primo. Lo spruzzo si vedeva da Google Earth e uscito dall’acqua scorreva in sovripressione il numero verde per aiutare le vittime del maremoto. Qualche vaffanculo e andate a giocare da un altra parte, imbecilli è arrivato alle nostre orecchie non curanti. Intanto la famigliola era arrivata in riva al mare. Lei stava piantando l’ombrellone, ma faceva fatica, perché da noi la spiaggia è piena di sassi e non è facile fare un buco con un palo che ha la punta di ferro arrugginito. Lui, apostrofandola come ‘mbrasciulata2, le ha tolto l’ombrellone di mano dicendo ‘un sa fari ‘nu cazzu, va, cacciat’i lluacu. E pilgjiati ‘sti vastasi3. Avrei voluto togliergli l’ombrellone dalle mani e piantare lui in quella spiaggia di merda, ma solo dopo aver preso un’ascia per fargli quella testa di cazzo a punta. Ma avevo da fare. Una pallonata di Frank mi svegliava dalle ansie omicide, colpendomi direttamente sul naso (e meno male che non mi è venuto da starnutire, che le botte sul naso mi fanno starnutire, e quando starnutisco non la smetto più, altro che tsunami).

Al terzo tuffo Morgan Freeman aveva già creato un bunker per gli sfollati e chi poteva era scappato sulle cime più alte della Sila per ripararsi dall’inondazione. Il Super Santos era volato in spiaggia, decapitando otto persone e ferendone due. Purtroppo non ha colpito Lei, la mamma, che in quel momento stava starnazzando qualcosa a due cellulari, un telefonino e un videofonino, per poi rivolgersi alla figlia con un trionfo di doppie da far tremare i polsi a Ringhio Gattuso. Claudiaaaaaa, ma cchi ccazzu sta facìaundu4? Esci dall’acqua, il costumino è di Prada. Ho preso in prestito lo sguardo di Schillaci ai mondiali ’90 e l’ho condito con voglia di uccidereTM. Nella mia testa la signora ingoiava cellulari per 48 ore senza sosta e veniva frustata da due froci vestiti D&G bondage. Intanto il padre si raspava il pacco: era il momento ideale per farli fuori entrambi nel più atroce dei modi. Ma avevo altro da fare. Una pallonata nei coglioni mi stendeva per terra, ricordandomi che la missione era distruggere la spiaggia.

Il quarto tuffo è stato un tonfo nel Gran Canyon, che l’onda era già rientrata e l’avevo lisciata in pieno, con una botta che mi ha lasciato lividi sul fianco come neanche quella volta in cui mi sono ubriacato e mi hanno pestato a sangue (i miei amici, si capisce). L’urto è stato accolto dal boato della spiaggia estasiata. Intanto la mia attenzione era impostata di default sui quattro. Mamma e papà dormivano e i bimbi zompettavano sulla riva, che finalmente mi poteva passare la voglia di sterminarli e la vita era normale anche per loro. O almeno così credevo. Perché, a un certo punto, mentre la situazione pareva serena, è passato dalle loro parti un negrazzo che vendeva asciugamani da spiaggia. I bimbi, scattanti come molle, sono andati a saltargli attorno. Senegàl, senegàl, vucumprà, vavattindi5, vucumprà. Che c’era la bimba, più garbata, che gli schizzava acqua di mare addosso, e il bambino, una promettente testa di cazzo, che gli scattarrava in faccia. A quel punto, visto che erano proprio vicino a me e lui, il marmocchio, mi mostrava le terga, volgendo lo sguardo a ovest, ho avuto una folgorante idea e, sfruttando la schiarita d’orizzonte, con impressa in mente la punizione di Roberto Carlos contro la Francia, ho preso la rincorsa, mirando dritto allo Stromboli, che si vedeva bene che era attivo.

  1. Cara, potresti prenderti i pargoli per favore che disturbano la mia lettura?! [up]
  2. Imbranatella [up]
  3. Tesoro, ti vedo in difficoltà, spostati che faccio io, è meglio. E allontana i bimbi, potrebbero farsi del male [up]
  4. Claudia, birichina, che combini [up]
  5. Via vaiVai via [up]

22

luglio

2008

  • francesco, 22 luglio 2008

    io in spiaggia porto sempre un paio di forbici, che se il super santos arriva dalle mie parti, lo buco, tiè :-)

  • TED©, 22 luglio 2008

    Ah, tu sei uno di quelli che grida “Guliò, vu tagliu stu palluni”!!

  • antonio p., 22 luglio 2008

    Oh, scusa. Ho sbagliato blog. Pensavo di essere sul blog di Edo e invece sono finito da sw4n. Vado via subito.

  • TED©, 23 luglio 2008

    Ehhh, essere calabresi è dura, che credi.

  • Sauro, 25 luglio 2008

    Non capivo le frasi in calabrese, e questo mi aveva portato a pensar male: poi, leggendo le note a piè di pagina, ho capito che il maschio terrone calabrese è molto avanti quanto a civiltà e considerazione della condizione femminile.

  • TED©, 25 luglio 2008

    Già Sauro, è la sfortuna (per l’uomo calabrese, intendo) di vivere in una società matriarcale. Ma stiamo lottando, eh, non credere. Riavremo i nostri diritti.

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.