Io il diavolo, loro i fratelli Acher

- Oh, ma che cazzo di musica facevamo?
- Boh. Chi si ricorda…
Questo più o meno deve essere stato il primo dialogo tra i fratelli Acher a sei anni dall’ultimo disco. Correre dietro a mille progetti satellite – Lali Puna, 13 & God, Ms. John Soda, etc – deve averli mandati in confusione. Dopo Neon Golden, l’unica cosa che sono riusciti a produrre è un ottimo viatico per il suicidio.
Davvero: se siete aspiranti suicidi ma ignote motivazioni vi impediscono ancora di dispensare il mondo dalla vostra presenza, The Devil, You + Me è il tizio che passa e vi dà una spintarella mentre guardate il fondo del burrone. Una delusione.
Oddìo, se dopo ogni disco fallimentare dovessimo aprire la diga dei suicidi, forse dovremmo attenderci un olocausto. Ma il disco non dice davvero nulla. Dopo la vittoria al Mondiale, Italia-Olanda 0-3.
Un vero peccato, ma il rischio si conosceva, perché Neon Golden è un capolavoro, sì, ma non di allegria. Per un gruppo incline alla musica triste, un prodotto moscio e scontato come questo è un’intervista di Marzullo a Magalli. Non c’è bisogno dei barbiturici per prendere sonno, insomma.
- Dài, metti su i vecchi dischi che capiamo che suonavamo.
Il primo passo sarà stato questo: ritrovare l’identità senza ingaggiare il Divino Otelma. Riproduciamo quindi i vecchi suoni. Se ha funzionato prima, non possiamo sbagliare, no? E invece si sconfina nel manierismo indie, che fa venire spasmi intestinali solo a pronunciarlo. Basta ascoltare Good Lies, il singolo, per rimanere amareggiati. Ma chi ha messo su la brutta copia di Shrink?! Quel riff martellante cos’ha di diverso dagli altri, a parte Markus che sembra cantare dopo aver spiaccicato con la macchina il gatto del fratello?
Gone Gone Gone è anche peggio, breve canzonetta che frulla orecchiabili motivetti di Neon Golden e che prepara le palle per un buon risotto.
Dio mio, avevo aspettato così tanto questo disco e ora riesco solo a sputarci sopra tutto il mio cinismo. Ero già pronto a gridare in ogni caso al capolavoro. Non poteva essere altrimenti. L’involuzione invece è così netta che non riesco a trattenermi. Salvo la sola On planet off, composta con suoni più duri. Gli Acher sembrano prendere per un attimo coscienza di un passato metal e danno robustezza alla musica. Il resto è fritto in olio MacDonald’s®.
Speravo che almeno il gruppo, sulla scia dei Radiohead, scegliesse di superare la dimensione discografica nella promozione/vendita del CD. Invece nulla, anche se il prezzo è abbordabile. Io comunque l’ho acquistato su Torrentz.
Sauro, 13 giugno 2008
Ma di cosa stracazzo stai parlando? Chi è questa gente?
TED©, 13 giugno 2008
Ignorante che non sei altro. Informati.
Flavia, 13 giugno 2008
oh ma che fai? ti metti anche tu a scrivere recensioni musicali? forse è vero che questo album è più depressivo e meno significativo musicalmente parlando ma si lascia ascoltare dai…
Renato, 20 giugno 2008
Ma si sta perdendo colpi da ste parti?!?!
Ormai siamo arrivati nella media di, un post una tantum…….che delusione!!!
Renato, 20 giugno 2008
ti consiglierei un articolo su di lui….
http://www.youtube.com/watch?v=VVGqQPdCoy4
TED©, 20 giugno 2008
Ma no, Renato, ci sono i minipost sulla barra destra. Se usi i feed, ti arrivano.
Quelli li aggiorno con più costanza.
Per i post lunghi, meglio sempre scrivere quando si ha qualcosa da dire, che buttare alla cazzo un testo nell’editor di WordPress.
Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.