Te la do io l’obiezione

da un incubo di TED©

fetusfilm

Quando ho presentato domanda di obiezione di coscienza, in molti mi guardavano straniti. Ai loro occhi diventare obiettore significava distruggersi il futuro lavorativo nel settore pubblico, precludendosi di fatto la possibilità di partecipare a concorsi, concorrere per gare d’appalto, fare carriera politica, fino a rinunciare alla topa. Reazioni lievemente eccessive. Più semplicemente, diventare obiettori di coscienza comportava il divieto di fare qualsiasi cosa associata alle armi e alla violenza. Quindi, da quel momento, ho scelto di non partecipare a concorsi per forze dell’ordine armate (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza), di non avere il porto d’armi, di non fare risse, zuffe, botte (se non per legittima difesa). Per lo Stato non esisteva la possibilità che io volessi semplicemente rifiutare la Guerra (l’Italia ripudia la Guerra), dovevo rifiutare la violenza tout-court. Si può dire che non è una gran perdita non poter lavorare nelle forze armate, ma non avere la possibilità di un porto d’armi complica parecchio la mia carriera di serial killer. E uccidere quella tipa che, durante le lezioni della SSIS, ogni tre secondi interviene con battute che ritiene sagaci ma che sono belle come un carciofo nel culo diventa parecchio difficile. Anche perché, in caso di uso di violenza, un obiettore di coscienza va incontro a parecchie aggravanti.
Lo Stato, in pratica, prima di sospendere l’obbligo di leva, faceva l’impossibile per farti desistere dal presentare domanda di obiezione.

L’obiezione al servizio militare non è l’unica delle obiezioni di coscienza possibili. Possono obiettare gli architetti, i farmacisti e i ginecologi. Quest’ultima categoria di obiettori ultimamente va parecchio di moda.

Obiezione in aumento. Si fa sempre più numeroso fra i medici il fronte del no all’aborto. Nel 2007 i ginecologi obiettori in Italia hanno raggiunto quasi il 70%, contro il 58,7% del 2003, mentre gli anestesisti sono passati dal 45,7% del 2003 al 50,4% del 2007 e il personale non medico dal 38,6% al 42,6%. Secondo i dati comunicati dalle Regioni, nel Sud la crescita è maggiore, e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. In Campania l’obiezione per i ginecologi è salita dal 44,1% all’83%, per gli anestesisti dal 40,4% al 73,7%, per il personale non medico dal 50% al 74%. Tendenza simile anche in Sicilia, dove i ginecologi obiettori sono passati dal 44,1% all’84,2%, gli anestesisti dal 43,2% al 76,4% e il personale non medico dal 41,1% al 84,3%. Non mancano alcune regioni del Nord, come il Veneto, in cui l’obiezione è superiore al dato nazionale: qui i ginecologi che non effettuano interruzioni di gravidanza sono il 79,1%, gli anestesisti il 49,7% e il personale non medico il 56,8%.

Cifre da capogiro. Se il PIL crescesse con questi ritmi, vivremmo tutti nella bambagia.
La domanda a questo punto è: essendo l’aborto legiferato con la celeberrima 194, che strategie adotta lo Stato per far passare la voglia di prestare obiezione? In teoria, chi non assolve al dovere di interrompere una gravidanza dovrebbe rischiare la radiazione dall’albo professionale, il licenziamento e l’interessata può chiedere il risarcimento del danno biologico. Ma, seguendo Wikipedia, pare che ormai la consuetudine ha portato i vari governi del mondo occidentale a mettere in atto varie forme di tutela di tale c.d. “obiezione”. In parole povere, al medico obiettore non succede un beneamato cazzo di niente, altrimenti neanche la contabilità creativa di Tremonti giustificherebbe certi numeri.
La cosa tremenda è che il medico che presta obiezione non solo non è punito, ma passa anche per puro di cuore. Cioè, a me è stato vietato qualsiasi ricorso alla violenza, tant’è che, se volessi suicidarmi, mi rimarrebbe solo l’ascolto reiterato delle poesie di Sandro Bondi, e questi non solo non hanno conseguenze, ma diventano eroi della società civile?
Credo sia l’ora di attivare un’inversione di tendenza. Formulerò una serie di proposte giustizialiste contro i medici obiettori.
Innanzitutto, la radiazione dell’albo dei medici non è sufficiente. Quando ho rinunciato al servizio militare, non ho rinunciato solo all’esercito, ma alle forze armate in genere, si è detto. Allora il medico, quando si rifiuta di procedere in un aborto per questioni di coscienza, rinuncia a fare qualsiasi cosa inerente alla medicina. Non potrà fare neanche il paramedico, l’infermiere, il farmacista, lo psicologo, il pranoterapeuta, lo sciamano. Non gli sarà consentito neanche di andare a comprare un’aspirina: manda un parente.
In secondo luogo, va applicato un atteggiamento sineddotico simile a quello utilizzato per l’obiezione all’obbligo di leva. Come io ho rinunciato alle armi, il medico rinuncia all’utero e alla figa. Niente sesso. Verranno bandite anche le seghe, perché il medico opera le sue rinunce per difendere la vita in ogni sua forma. Punizioni del genere, si obietterà, sono quasi esclusive per un pubblico maschile. Ma, ragionando sempre per sineddoche, la vita è vita anche al di fuori dall’essere umano. Sarà quindi vietato mangiare uova e derivati (sono embrioni anche quelli), carne e pesce, ma anche verdure, perché lo stato vegetativo è vita. Le conseguenze saranno funeste, ricche di aggravanti per i medici che verranno scoperti mentre uccidono zanzare o calpestano aiuole.
E’ giunto il momento di comportarsi con rigore. Almeno finché la 194 è ancora legge (per poco, quindi).

23

aprile

2008

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.