Da una mail

da un sogno di TED©

Oggi mi è arrivata una mail. La vicenda non è nuova, ma non la conoscevo. Riguarda lo scontro tra Paolo Barnard e Report/ Milena Gabanelli, sulla questione della Censura Legale. Trovate approfondimenti qui e qui.

Tra le parti che colpiscono nella lunga mail di Barnard, c’è questa:

3) Andate sul forum di Report, REGISTRANDOVI CON UN NOME PRECISO (questo è essenziale e si fa cliccando in alto a sinistra nella pagina) e partecipate continuativamente alla discussione che porta il titolo “Report censura ‘Censura Legale’ – i fatti, la storia”, per mantenerla viva fino all’ottenimento di: Risposte esaustive in un libero dibattito da parte della RAI, di Milena Gabanelli e della redazione di Report su Censura Legale e sulle sue nefaste conseguenze per noi tutti. Riammissione di tutti cittadini i censurati dal forum. Per fare ciò, è necessario appunto registrarsi al forum, entrare nella discussione sopraccitata e cliccare su “nuovo messaggio”, per aggiungere quotidianamente una propria frase o anche il medesimo appello. Questa frequenza di messaggi manterrà la discussione in preminenza, nella speranza di ottenere quanto sopra. Ma va fatto con dedizione quotidiana. 4) Chiedete alle vostre mailing lists di fare altrettanto. Ne va del futuro di tutti. Prima che sia troppo tardi.Grazie a voi.
Paolo Barnard N.B.
E’ assai probabile che la discussione “Report censura ‘Censura Legale’ – i fatti, la storia” venga censurata dalla redazione ripetutamente. Noi ripetutamente la reinseriremo, per cui se non la trovate (oltre a essere la prova della censura di cui sopra) siete pregati di riprovare dopo poco.

Sono andato sul forum e non ho trovato nulla.
Poi ne ho parlato un po’ in giro ai miei contatti, uno di questi mi dice che ne aveva già parlato Mantellini.
Qui trovo:

Maurizio scrive di questa vicenda complicata che contrappone Milena Gabanelli a Paolo Barnard un ex-collaboratore di Report. Mi pare che la diatriba fra i due racconti molto bene che

1) esistono grandi difficolta’ in questo paese a produrre un giornalismo d’inchiesta protetti dallo stato di diritto.

2) che i cavalieri senza macchia forse non esistono.

La parola “vicenda” è il link al famoso thread. Dopo essermi registrato al forum, clicco sul link indicato da Mantellini, e appare:

Spiacente, il link che ti ha portato qui è sbagliato oppure non esiste più.

Forum Report - Screenshot

3

aprile

2008

  • anto, 4 aprile 2008

    Mi avevano segnalato la questione qche mese fa, rimanendo abbastanza delusa, poi un amico mi ha segnalato la risposta della Gabbanelli, che riporto qui sotto, e che può ancora essere trovata su Don Chichotte.
    D’altronde se uno fa il giornalista d’inchiesta free lance si sa cosa si rischia…

    COSA RISPONDE REPORT
    DI MILENA GABANELLI

    Ogni azienda, giornale o tv fornisce l’assistenza legale (ovvero paga l’avvocato) ai propri dipendenti, non ai collaboratori. Quando abbiamo iniziato (1997)nessuno di noi si era posto il problema, che invece abbiamo affrontato quando sono arrivate le prime cause (2000). Si trattava di querele per diffamazione. La sottoscritta e il direttore di allora chiedemmo assistenza legale e ci fu concessa. Fatto che si verificò in tutti i successivi procedimenti penali. Le prime cause civili arrivarono nel 2004, e lì scoprimmo che invece non ci sarebbe stata copertura legale. La tutela veniva fornita a me in virtù del contratto di collaborazione con la rai, ma “a discrezione”, ovvero dovevo presentare una memoria difensiva con la quale dimostravo, punto per punto, di aver agito bene. Non avendo l’autore del servizio nessun contratto di collaborazione con la rai (pochè vende il pezzo), si assume i rischi in caso di richiesta di risarcimento danni. La realtà era questa: o prendere, o lasciare. Gli autori furono messi a conoscenza della questione e tutti decisero di continuare “l’avventura” con Report. Con tutte le angoscie del caso, ma a dominare è stata la convinzione di tutti noi che lavorando bene alla fine le cause si vincono e il soccombente dovrà pure pagare le spese. Da parte mia ho iniziato una lunga battaglia per poter avere ciò che nessuna azienda normalmente fornisce ai non dipendenti: l’assistenza di un avvocato in caso di causa civile (nel penale, come ho già detto, ci è stata fornita fin dall’inizio). Dal 2004 in poi la tendenza è stata quella di farci prevalentemente cause civili, con tutto quel che ne consegue in termini di stress, tempo che perdi, e paure che ti assalgono. E’ bene sapere che quando si va in giudizio ognuno risponde per la parte che gli compete: gli autori rispondono del loro pezzo, la sottoscritta per tutti i pezzi (in qualità di responsabile del programma), la rai in quanto network che diffonde la messa in onda. Qualora il giudice dovesse stabilire che c’è stato dolo da parte dell’autore, a pagare saranno tutti i soggetti coinvolti (la rai, la sottoscritta, l’autore). E questo vale per tutti, anche i dipendenti. La differenza è che prima di arrivare alla sentenza nessuno ti paga l’avvocato. Nel 2007 le cause arrivano ad un numero talmente elevato che passo più tempo a difendere me e i miei colleghi che non a lavorare. Ma a luglio 2007 il direttore generale Cappon chiede all’ufficio legale della rai di garantire la piena assistenza legale a tutti gli autori di Report. Questo non ci toglie le ansie (finchè non c’è una sentenza non sai di che morte muori), però almeno sai che alle tue spalle c’è un’azienda che ha riconosciuto il valore del tuo lavoro e ti paga l’avvocato. E’ stato difficile ottenere questo risultato, ma c’è stato e questo è oggi quello che conta.

    Certo, se su ogni puntata vieni trascinato in tribunale, alla fine può darsi che lasci la partita perchè non riesci più a reggere fisicamente. Ma questo non è colpa della rai di turno, bensì di un sistema giudiziario che permette a chiunque di fare cause pretestuose, senza che ci sia a monte un filtro (come avviene invece nelle cause penali) che valuti l’eventuale inconsistenza della causa stessa.

    Paolo Barnard. E’ un professionista che stimo molto, ma purtroppo l’incompatibilità ad un certo punto era diventata ingestibile, e così a fine 2003 le strade si sono separate. Per quel che riguarda la questione legale che lo coinvolge, sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza. Non saprei che altro fare.

    Non ho il potere di cambiare le regole di un’azienda come la Rai, credo di aver fatto tutto quello che è nelle mie modeste capacità. Il lavoro che io e gli altri colleghi di report abbiamo deciso fin qui di fare non ce lo ha imposto nessuno. E’ un mestiere complesso che comporta molti rischi, anche sul piano personale. Si può decidere di correrli oppure no, dipende dalla capcità di tenuta, dal carattere e dagli obiettivi che ognuno di noi si da nella vita. Il resto sono polemiche che non portano da nessuna parte e sottragono inutilmente energie.

    Un caro saluto a tutti
    Milena Gabanelli

  • TED©, 4 aprile 2008

    Ciao Anto, grazie per la segnalazione. Nella lettera che posti qui, manca qualsiasi menzione alla censura del forum. Neanche una presa di posizione.

    Barnard è un ottimo giornalista d’inchiesta, i rischi del mestiere li conosce bene. La situazione appare più complessa di quello che sembra.
    Ti segnalo la sua risposta a questa lettera e i commenti di Gerardo Colombo e Alex Zanotelli.

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.