Post funereo

Questo è un post funereo, grigio, triste: siete autorizzati, se non incentivati, ad abbandonare la lettura.
Sono convinto che i cimiteri siano il riflesso del grado di civiltà di una città, perché una comunità che non mostra rispetto per la morte non può essere considerata civile.
Il cimitero di Lamezia Terme ne è un esempio a dir poco agghiacciante: una Lamezia in miniatura, che si duplica in un microcosmo speculare. Visto dall’alto, da una veduta panoramica, per intenderci, appare come un piccolo paese di collina costruito con colate di cemento; dal basso, sembra una favela. Il nucleo centrale, il cimitero vecchio, è soffocato dalle nuove ali.
L’abusivismo selvaggio e criminale che caratterizza l’urbanistica lametina (ma anche, in genere, calabrese, diciamo la verità), si perpetua nel cimitero, dove chi vuole pare si autorizza da solo nell’erigere cappelle familiari, non curandosi troppo di completarne la lavorazione. L’intonaco è un estraneo, mentre una certa familiarità con tondini di ferro, per l’armatura del cemento, viene ostentata regolarmente. Passeggiare per un cimitero, osservando minacciose ossature di metallo spuntare dal sottosuolo, non solo è pericoloso e fastidioso, ma anche incredibilmente triste.
Sfilando per i vari vicoli, è inevitabile notare quanti giovani morti siano presenti, e quanti di questi segnino date piuttosto recenti sulle lapidi. Le faide che feriscono la città non lasciano in pace neanche i morti.
Mi è capitato di rado di finire su al cimitero. Mi angoscia l’idea. Camminandoci dentro, però, mi sembra di capire meglio la mia città. E tutte le volte penso a quanto sarebbe bello se i miei nonni potessero esser seppelliti in un giardino separato, o in cimitero simile a uno di quelli che si vedono al nord, con le file di cipressi che ti accolgono all’ingresso.
Sauro, 5 marzo 2008
“E tutte le volte penso a quanto sarebbe bello se i miei nonni potessero esser seppelliti in un giardino separato, o in cimitero simile a uno di quelli che si vedono al nord, con le file di cipressi che ti accolgono all’ingresso.”
Ma sai, i cimiteri sono ad uso e consumo dei vivi. I morti hanno altro a cui pensare, sperando sempre che possano farlo. Per come la vedo io, di cimiteri belli non esistono proprio. Quando toccherà a me (vigorosa tastata di coglioni), ‘na bella fiammata e via, sparso nell’aere, o nel mare color del vino. Ammesso che mi tocchi, eh?
silvia, 5 marzo 2008
Concordo, pisano: anch’io sono per una bella fiammata…
Edo, quel che dici è molto vero: i cimiteri sono specchi delle nostre città, di come vengono governate, della loro storia e composizione sociale.
Dove vivo io, di cimiteri ce ne sono due. Uno è bello, monumentale, panoramico, sulla cima di una collina: è gestito dalla Misericordia (leggi ‘preti’) e lì ci vengono sepolti i ricchi, quelli che in paese hanno contato qualcosa.
Poi c’è l’altro cimitero, quello costruito e gestito dal Comune, sulla collina dalla parte opposta del paese: di cemento, le tombe tutte uguali, molto sovietico. Lì ci seppelliscono gli operai e la gente normale.
TED©, 5 marzo 2008
@sauro e silvia: a me la fiammata fa paura. Io vorrei essere disintegrato con un raggio fotonico. Ma tanto lo so che mi accorgerò di essere un Highlander (perché, come ha fatto scrivere sulla sua lapide il gran maestro Duchamp, “d’altronde sono sempre gli altri a morire”).
@silvia: ma va benissimo anche il secondo tipo. Anzi, meglio.
Sauro, 5 marzo 2008
Ma Duchamp chi? Quello che allenava la Juve in serie B? Non sapevo che fosse massone, nè che lo avessero addirittura fatto Gran Maestro. Comunque, Edo, lascia fare: fiammata.
Lachi, 5 marzo 2008
Io sarei per un funerale vichingo con annesso rave sulla spiaggia tutto sesso, droga e bonghi.
Anche se ad un funerale così mi piacerebbe parteciparci da vivo… non è che qualcun’altro ha in mente un funerale così?
TED©, 5 marzo 2008
@Sauro: tu scherzi, ma dUchamp era davvero massone (non so se gran maestro).
@lachi: a parte che ligabue non è morto, quindi sai che ti spetta, vedi di piantarla con sti bonghi, non siamo mica in africa.
Lachi, 5 marzo 2008
Per essere precisi Ligabue è morto oggi pomeriggio alle 17:17, solo che non se n’è accorto ed è diventato uno zombie che canta canzoni come “quelli tra palco e aldilà” con la voce tipica di un non-morto (quella di Ligabue).
Se non ti stanno bene i bonghi facciamo col narghilè, oppure un doppia papella o ancora meglio un carciofone! Ma tanto che mi frega, io sarò morto al mio funerale.
Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.