L’inverno del nostro scontento (ortofrutticolo)

dalla noia di TED©

Agricoltura fuori stagione

Oggi, tornando a casa, mi sono soffermato a guardare quei termometri digitali che ti dicono la temperatura della zona. Segnava 22°, un’evidente anomalia dovuta alla posizione forse un po’ sotto sole dell’apparecchio. Ma, a parte un venticello freddino, l’aria era decisamente primaverile. Ci saranno stati 14°-15°. Un aumento sensibile dai giorni passati, quando all’ora di pranzo camminavi a 0° e se c’erano nuvole potevi vedere pure cadere qualche fiocco di neve.
L’inverno gelido, che viaggia attorno a 0°, qui è sempre stato una rarità. Sono stato abituato a periodi brevi di picchi bassi, per passare a temperature stabili dai 5° agli 8°. Ma il caldo degli ultimi anni, con a gennaio temperature dal baricentro fisso sui 16°, non è di certo normale. Per questo ho pensato alla svernata di quest’ultimo weekend come a una manna di un clima che prova a regolarizzarsi.

Il mio pensiero è evidentemente lontano centinaia di parsec da quello della Cia (Confederazione italiana degli agricoltori), che al primo freddo ha subito urlato alla calamità, annunciando aumenti sul mercato ortofrutticolo dal 20% al 45%.
Assurdità. Abbiamo passato gli ultimi anni a parlare di clima impazzito, effetto serra, rischio estinzione. Abbiamo dato il premio Nobel per la Pace ad Al Gore, peccato capitale che, se non fosse per la precaria emergenza del pianeta, meriterebbe millenni di penitenza, e ora di che cazzo stiamo parlando? Per due, tre giorni di freddo intenso, i prezzi devono impennare del 45%? Siamo in inverno e fa freddo, dovrebbe essere la normalità. Certo, se vuoi una zucchina, una melanzana, una nespola o una pesca, grazie al cazzo che ti costa un occhio: è fuori stagione. E pensare che solo un anno fa ci si lamentava dei carciofi a gennaio.
A questo punto: a) non hanno più nemmeno la dignità e la decenza di prenderti per il culo appigliandosi a qualche minimo barlume di plausibilità; b) le notizie vengono create ad arte perché è importante straparlare pur di parlare; c) tutti gli allarmi dei rincari vanno presi come continui input inviati per segnalarci che, ragazzi, stiamo arrivando, ormai siamo alla frutta (fuori stagione e non), lo Stato è prossimo alla bancarotta, rassegnatevi al peggio. L’allarmismo è la tecnica preferita di chi ha paura e vuole tenere gli altri sulle spine per poterli controllare.

Mah, per fortuna che tra poco torna Silvio e mette in riga tutti quanti.

20

febbraio

2008

  • Renato, 20 febbraio 2008

    Anch’io penso e spero in questo freddo come un tentativo della natura di ribellarsi e di ristabilizzarsi…..completamente concorde con questo post!!speriamo che zio silvio torni presto!!mi conshenta

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.