I video infelici del Corriere

da un incubo di TED©

Guardando Leggendo il Corriere.it, la vista mi cade, direi inevitabilmente, sulla colonna destra, quella dedicata ai video. Una frase cattura il mio occhio malizioso: “In problema nasce delle tournée teatrali“. Non capisco se si tratta di un refuso o meno. Mi pare troppo grossolano. Poi leggo il sottotitolo, e la curiosità si mescola al sospetto: “Le battute infelici di Daniele Luttazzi“. Ecco qua, penso. Questo è quello che definirei titolo fazioso. Parlare di battute infelici significa spostare l’asse del problema esclusivamente su Luttazzi. Ma non sarà così, continuo a pensare. Meglio controllare. E guardo il video (che solo dopo il clic scopro essere di Aldo Grasso). Potete guardare anche voi cliccando sull’immagine (con tanto di refuso) qui sotto.

Grasso che parla di Luttazzi sul Corriere.it

La visione mi ha scombussolato. Stavo per scrivere disgustato ma lo scrivo. Sì, mi ha disgustato. Certo, c’è di peggio. Non so, magari vedere Giuliano Ferrara in una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta (cit.). Ma il video mi ha profondamente infastidito. Nello stomaco. Per varie ragioni:

1. La partenza paracula. Grasso introduce il video mettendo le mani avanti. Mi è sempre piaciuto Luttazzi, Ho sempre apprezzato Luttazzi, E che bravo ragazzo Luttazzi. Partenza paracula che preannuncia un però, un ma, un ma però.

2. Che arriva. La battuta su Ferrara. Volgare. Deplorevole. Ti pareva, ci risiamo, ancora ‘sta storia. Come ha ribadito Luttazzi in questi giorni sul suo blog, soffermarsi su questa battuta, sulla quale neanche Ferrara ha avuto da ridire, è FAZIOSO e SVIANTE. La battuta, tra l’altro non tra le peggiori di Luttazzi in quanto a cattiveria, è una scusa per togliere un personaggio scomodo. La7 deve aver avuto la tremarella dopo le prime puntate. Ecco trovata la scusa, che tanto, visto il repertorio, non poteva tardare. La scelta di La7, caro Grasso, oltre a essere censurabile (sì, queste son cose che meritano censura), è un suicidio culturale ed economico. La battuta non può essere il motivo.

3. La parentesi sul teatro. Dio mio. Allora, premessa: non amo il teatro, di prosa e non. Non l’ho mai seguito, mi annoia spesso, lo frequento poco. Sarà un problema di video-dipendenza, non so, ma non riesco proprio ad apprezzarlo. Ma, nonostante tutto, ne riconosco i meriti. E’ uno spazio di gran libertà, uno dei pochi, se non l’unico. Grasso dice che il problema nasce dalle (o delle, non si capisce) tournée teatrali, perché al teatro lo spettatore va, dopo il lavoro, a rilassarsi, e lo fa dedicando il suo udito a un attore dai testi decisamente sopra le righe come il nostro Luttazzi, che in scena si muove liberamente. Da questo atteggiamento, che, ci tengo a ricordarlo, si chiama diritto alla satira, scaturirebbe l’errore del comico, abituato agli esuberi, agli eccessi. Via libera a modi simili anche in Tv, che generano storture e “battute infelici”. Questa non la commento, meglio star zitto. Sentitela anche voi, magari ho capito male.

4. Negli ultimi scorci, Grasso rimpiange la figura del supervisore del programma. Un soggetto che segue la creazione delle puntate, dotato non solo di autorità ma anche di autorevolezza (vai a capire perché sto gioco di parole), che guidi quindi l’autore passo passo, visionando il lavoro prima che vada in onda, e suggerendo modifiche a parti inadatte, intervenendo in anticipo, in modo da evitare brutture come censure, cancellazioni et similia. Ah, ecco, capito tutto. La soluzione non è abolire la censura. Dobbiamo passare alla CENSURA PREVENTIVA.

Basta, mi fermo, mi sta salendo il sangue alla testa.

PS: io Decameron l’ho visto poco, giusto due puntate. Guardo poco la TV ultimamente. Forse è un bene, altrimenti sai che nervi.

11

dicembre

2007

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.