Articolo 6

da un incubo di TED©

La notizia di Repubblica sulla proposta del governo di modificare la legge sull’editoria è una di quelle notizie che fanno tremare le gambe. E per la vergogna di chi, come me, questo governo lo ha anche votato, e soprattutto per l’idiozia evidente del disegno di legge. Perché se da un lato è palese che così facendo si colpisce la libertà di espressione individuale per sfinimento, gettando nel tritacarne della burocrazia il blogger o chi per lui, attraverso iscrizioni ad albi, certificazioni, carte, cazzi, mazzi, tutto bollato (e quindi tassato, perché non c’è l’imposta diretta, ma quella indiretta sì), da un altro abbiamo l’ennesima dimostrazione della consueta e ormai stancante ignoranza della politica in tema di internet.
La bellezza del web, e della blogsfera su tutto, consiste in gran parte nella sua estrema accessibilità. Aprire un blog – personale o meno – per chi ha scarsa dimestichezza con spazi web, domini, ftp, è un gioco realizzabile in pochi clic, grazie a WordPress, Splinder, Typepad, Blogspot, etc. Con l’articolo 6, che ne sarà delle piattaforme di blog hosting? A mio avviso, scivoleranno verso un rovinoso fallimento. Saranno costrette a riconfigurarsi di conseguenza e l’utente medio, spaventato da trafile e carte, non arriverà più neanche a pensarlo, un blog.
Però, quando a Ricardo Franco Levi, “padre della riforma”, viene chiesto cosa ne sarà di siti personali e blog, lui risponde: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”. Si potrebbe tirare un sospiro di sollievo, ma non si capisce chi rientri nell’articolo 6. Solo i blog multiautore? Non è detto: “il blog di Beppe Grillo verrà toccato dalle nuove norme? Anche Grillo dovrà finire nel registro ROC? ‘Non spetta al governo stabilirlo – continua Levi – Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere’”. Sono curioso di vedere quali e quanti sistemi di classificazione saranno capaci di inventarsi.

L’articolo 6 significa quindi iscrizione al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione), con conseguente equiparazione tra blog e testate giornalistiche (che poi, se io fossi una testata giornalistica, mi offenderei per questa equiparazione. E viceversa. Anzi, soprattutto viceversa). Questo comporta un altro punto, toccato anche dall’articolo di Repubblica e specificato nel testo della legge (articolo 7): l’incremento delle responsabilità penali. In pratica, dal reato di diffamazione semplice si passerebbe al reato di diffamazione a mezzo stampa. Che significa ingessare, e parecchio, i blogger, che ci penseranno 10, 100, 1000 volte prima di esprimere un’opinione su qualcuno. Per non parlare dei commenti, visto che è previsto anche il reato di “omesso controllo sui contenuti diffamatori” (articoli 57 e 57 bis del codice penale). Il blogger pregherebbe di non essere letto, o di essere quantomeno poco commentato.
In ultimo, per registrare una testata giornalistica ci vuole qualcuno iscritto all’albo dei pubblicisti. Ai blog toccherà stessa sorte?
Ho fatto un bannerino al volo. Utilizzatelo, se volete. Linka a questa petizione.

No Articolo 6

19

ottobre

2007

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.