L’inventore di favole dell’Unione Sarda

da un incubo di TED©

L'inventore di favole dell'Unione Sarda

Chi ha visto L’inventore di favole di Billy Ray conosce la storia di Stephen Glass, giornalista americano del New Republic, prima astro nascente, poi famoso per falsi giornalistici.
A quanto pare, l’Unione Sarda ha un suo Stephen Glass. Ma se Glass è passato alla storia per le fantasiose ricostruzioni di scoop accattivanti, il falso giornalistico pubblicato dal giornale sardo, storia strappalacrime di un pensionato costretto a rubare per mangiare, è di un’indegnità da vertigini. Perché l’Italia, se non è ancora arrivata alla frutta, il contorno lo ha già abbondantemente digerito. L’impoverimento dello stato è sotto gli occhi di tutti, e peggio ancora è il clima che si respira. L’informazione, Orson Wells docet, gioca un ruolo fondamentale. Non può e non deve permettersi simili passi falsi. Il clima, così, può solo continuare a surriscaldarsi. Le reazioni alla notizia del pensionato, prima che si rivelasse un falso, ne sono la dimostrazione. L’Italia è sempre più povera. E’ colpa del caro prezzi. Neanche le famiglie arrivano più a fine mese. Piove, governo ladro.

A caldo, direi che l’autore dell’articolo andrebbe spazzato via dal mondo dell’informazione come briciole di pane. Però, poi, ragionando a freddo mi vien pensare che, dietro questa storia, si può celare un messaggio.
La maggior parte dei giornalisti sono semplici precari, ridotti così da regole ultracorporative. Basti pensare che per diventare giornalisti professionisti bisogna ottenere un contratto da praticante. Un costo eccessivo che nessun editore ormai si assume. Per diventare invece semplici pubblicisti, bisogna scrivere un tot di articoli (l’ammontare lo dice l’ordine regionale) in non meno di due anni. Articoli che, ovviamente, devono essere retribuiti e scritti con frequenza mensile. Con leggi così coercitive, e con editori sempre meno disposti a pagare, finisce che molti aspiranti giornalisti si trovano costretti a lavorare a gratis, versandosi da soli i contributi per il tesserino, con finti pagamenti gentilmente concessi dalla redazione.
E se fosse, allora, il giornalista, pubblicista, o semplice articolista l’affamato di tesserino, costretto a inventarsi una storia per sbarcare il lunario? Mah, forse fantastico troppo, ora. Ma come storia non è poi così incredibile.

Certo è che l’amico dell’Unione Sarda una storia meno stucchevole poteva inventarla. C’è poco da discutere.

Ah, un’ultima cosa. Oggi è la giornata della maglietta rossa. Io l’ho indossata. Qui la potete vedere.

28

settembre

2007

  • Flavia, 28 settembre 2007

    Aspiranti giornalisti che si pagano i contributi per il tesserino da pubblicista? eccomi, presente! e gia’ mi ritengo fortunata ad aver trovato qualcuno che mi fa scrivere, anche se gratis…il passo successivo sara’ scrivere di un’imminente invasione aliena…

  • iSleepy, 28 settembre 2007

    a pranzo faccio a mia madre “hai visto quel povero vecchio sardo che ha rubato la pasta e l’hanno perdonato?”

    e lei “uddio siiii, poveraccioo.. sai quanti ce ne sono così?mammamia che pena”

    “ecco mà, era ‘na cazzata. hanno denunciato il giornalista perchè aveva inventato tutto. sei ancora convinta delle armi di distruzione di massa?”

  • silvia, 28 settembre 2007

    E’ vero, si tira a campare come tutti i precari: i giornalisti sono come i lavoratori normali (checchè ne dica D’Alema). Questo, però, non autorizza la menzogna. Mai.
    Occhio: le armi di distruzione di massa non se le sono inventate i giornalisti, ma un tizio che ora non ricordo come si chiama. Il quale ha usato i giornalisti. Che oltre che precari (spesso) e servili (più spesso), sono anche strumentalizzati (molto più spesso).

  • Gabriele, 3 ottobre 2007

    Si. Colpito nel segno. C’è da dire, però, che oltre agli editori disonesti e ai giornalisti che non sanno scrivere, c’è anche un ordine dei giornalisti che non fà il suo dovere. Io stesso ho quasi finito i due anni per il patentino da pubblicista, durante i quali ho pagato di tasca mia le ritenute d’acconto senza ricevere un ….. Dopo aver segnalato questo all’ordine di Roma non ho avuto nessuna risposta. Stesso discorso per L’inpgi, che non ha mai dato segno di vita. Insomma che vada pure all’aria questo sistema. Però nessuno poi deve lamentarsi. La legge del più forte impera. Subito pronti a richiedere il pagamento della tassa di iscrizione, ma poi a conti fatti anche l’organo di tutela non fa tutela.
    Ma perchè continuare a comprare i giornali se le notizie sono messaggi di lobbisti e i giornalisti di “Grido” sono tutti prezzolati che devono fare il favore a qualcuno per non perdere il posto e per fare carriera.

  • lea, 17 ottobre 2007

    No ragazzi, non ci siamo. Il Glass in questione non è uno di noi, precario che sbarca il lunario. E’ regolarmente assunto da anni, con signor stipendio, contributi e quant’altro. E non per meriti personali, o studi, o talento, ma solo perchè figlio di un giornalista e ha sostituito il padre che è andato in pensione. Tutto qua. E ora ritorno al mio pezzetto da collaboratrice, che mi sarà pagato 7 euro lordi, incluse spese. E scrivo pure cose vere. Mah!

  • TED©, 17 ottobre 2007

    Bah, ovviamente tiravo a indovinare. Diciamo che ho peccato di ottimismo. Buon lavoro.

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.