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Un sentimento umano e duraturo
Posted By TED© On 27 settembre 2007 @ 17:27 In Yahwn | Comments Disabled

I referrer di Stati di Sonnolenza dicono che la chiave di ricerca del mese è amore, nonostante i recenti tentativi di scalata di oliviero toscani (circa 220 accessi in tre giorni). Cosa che, non vi nasconderò, mi ha turbato alquanto e mi costringe a correre ai ripari. Non posso mica passare per blogger melenso.
Onde fugare ogni dubbio, quindi, dedico il post che segue all’altra faccia della medaglia, l’Odio, sentimento umano e duraturo, come dicono i Bluvertigo. In perfetto stile anglosassone, stilerò, appunto, una classifica delle dieci cose che più odio al mondo. Classifica in ordine inverso, dalla dieci alla uno. Scegliere sarà difficile, visto che sono un incorreggibile intollerante.
La Top 10 delle cose che odio (in ordine inverso, s’era detto):
10) Una volta, quando studiavo a Bologna, il punto che sto per elencare sarebbe stato indiscutibilmente nei primi tre posti. Ora, col fatto che vivo in Calabria, fortunatamente, sono situazioni che non vivo più nella quotidianità, ma al solo pensiero mi si contorce il fegato. Sull’autobus, non ho mai digerito i vecchi che, nonostante ti vedano suonare il campanello della fermata, nonostante ti vedano con due piedi sul gradino dell’uscita, trovano il coraggio di chiederti “sìende?”. Prima di tutto si dice “scende”, non “sìende”. E parlate della nostra dizione. Poi, in secondo luogo, tralasciando il fatto che definire retorica la domanda è un eufemismo, non basterebbe chiedere “permesso”? Se io scendo o meno sono fatti miei, se vuoi passare io ti faccio passare, ma non chiedere “sìende?”.
9) Come sopra. Situazioni geografiche hanno spinto questo punto in fondo alla classifica. Parlo, infatti, di quelli che russano in cuccetta. Viaggio sempre meno, soprattutto di notte, ma questi qui non solo scatenano odio cristallino, ma mi fanno quasi terrore. Cioè, fosse per me, ripristinerei le vecchie carrozze fumatori per trasformarle in carrozze russatori. E isolare ‘sti bastardi.
I blogger permalosi. Tipo quelli che tu li linki, loro ti linkano. Tu li leggi, loro ti leggono. Tu commenti da loro, loro commentano da te. Poi un periodo, che so, non hai niente di intelligente da dire, oppure sei fuori, non hai internet a portata di mano, e loro s’impermalosiscono e ti cassano il link all’istante. Oppure, peggio ancora, quelli che vedono che sei amico di un nemico e ti cassano i link come sopra. Nella categoria, ahimè, ho paura che mi ci debba iscrivere anch’io. Un’arma a doppio taglio questo punto, cazzarola, non ci avevo pensato.
7) I ciellini. Quelli di CL, insomma. Questo non penso necessiti di ulteriori approfondimenti.
6) Gli inserti di Repubblica. Forse è ora di finirla, cari Ezi Mauri, che ne dite? Non è che uno può andare in edicola con una carriola. Così comprare il giornale diventa a tutti gli effetti un lavoro. Quantomeno, meritiamo una retribuzione adeguata. E l’indennità.
5) Gli aerei. Non ce la faccio. Io volo, ogni tanto, ma è più forte di me. Ogni volta che salgo su un aereo, lo guardo tremare tutto, quasi come se si stessero spezzando le ali. E poi ci sono i vuoti d’aria. Per non parlare di quello che l’altro giorno mi ha detto che il suo amico ingegnere gli ha detto che gli aerei hanno bisogno di manutenzione continua perché sono fatti con materiali scadenti, ed è un miracolo che volino; per arrivare al fatto che mi viene sempre in mente la scena di Fight Club con Edward Norton che immagina il suo aereo si rompa in aria. Forse è più paura che odio, ma fa lo stesso. Ormai l’ho messo e tant’è.
4) Il teatro. Ebbene sì, odio il teatro. In maniera viscerale. Mi fa schifo. Secondo me, è divertente quanto un’incudine sui coglioni. Ma non divertente nel senso che ti fai quattro risate ah ah ah ah (4). Divertente nel senso più lato possibile. Quindi nel senso ipotenusa. Eheh! Quante ne so? Be’, magari non è un problema di quantità, ma di qualità, direte voi. Va be’, via col podio.
3) L’Inter. No, m’ero promesso di non metterla. Troppo scontata. Il terzo gradino del podio spetta a (turuturuturuturuturutù) Splinder! Scusate, amici splinderiani. Farò la figura del fighetto wordpressiano, col server tutto suo, ma i fatti sono questi. I blog splinder li apro malvolentieri. Spesso sono lenti, s’impallano, sono pieni di pop-up, soprattutto nei commenti, e hanno un aspetto da web 1.0 che sembra paleolitico. Certo, è il contenuto che conta, e infatti continuo a leggerli, ma trattenere l’odio virgineo che mi sconquassa tutt’e cose è un’impresa non da poco. Anzi, carivòi, apprezzate che per leggervi faccio uno sforzo immenso. Se accade e solo per stima e/o affetto, spuntare la casella preferita.
2) L’Inter (mh-mh, è più forte di me). I jingle dei call-center, quelli che mettono quando sei in pausa, con quel nastro che gira in un pessimo loop. Odio soprattutto le hit del momento. Ricordo che una volta ho telefonato alla Vodafone, e in quel periodo andava di moda un pezzo di Moby (il suo pezzo peggiore in assoluto, secondo me, visto che ho pure resettato il titolo). Appena il ragazzo mi ha detto attenda in linea, gli ho chiesto subito se poteva NON mettere quella musichetta maledetta. Lui ha detto: “Certo che posso. Perché?”. Io: “Non lo sopporto, è più forte di me”. Non ha messo la musica. Gentilissimo. E’ stata la prima volta che ho chiuso rilassato una telefonata al call-center.
1) L’Inter. Niente, è più forte di me. Mi sa che stavolta la lascio.
Mie cari quattro gatti che mi leggete, scrivete, se volete, la vostra classifica nei commenti. Va be’, che ve lo dico a fare, ci stanno apposta, i commenti.
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