Così dicono

da un incubo di TED©

Nicastro

A Lamezia Terme, il 24 maggio 1991, Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, netturbini, muoiono assassinati sul lavoro. Vittime della barbarie mafiosa.
Così dicono.

La storia, invece, dice che dopo la morte è stato avviato un processo, perché un loro collega, all’attentato, è sopravvissuto. Dice che aveva visto tutto, che era lì, che sì, sì, loro sono stati ad ammazzare Pasquale e Francesco. Ma no, non è vero, che dico, ho sbagliato, ritratto. Unn’aju vistu, ‘un lu sacciu chin’è statu.

La storia dice anche che il processo è andato avanti. Che il padre di Pasquale, Vincenzo, si è costituito parte civile e ha continuato a lottare, mai domo, con rabbia e onore.

Ma passano gli anni e Vincenzo muore, senza aver visto colpevoli e condannati. Del ricordo dei due netturbini resta una targa, quasi nessuno sa più perché sono stati ammazzati.
Vedo spesso alla SNAI il fratello di Pasquale scommettere sui cavalli.
Chi ha visto il servizio de Le Iene su Lamezia Terme, invece, lo ha potuto vedere, davanti al tribunale, urlare la frustrazione di sedici anni di ingiustizia. Come il padre.

Sedici anni e la gente a Lamezia Terme viene uccisa ancora, per strada, di notte, di giorno.
E’ una faida. E’ cosa tra loro.
Dicono “a noi che ce ne frega? ‘Nsin’a quandu s’ammazzanu tra illi, a nua unni tocca”.
Così dicono.

24

maggio

2007

Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.