L’illusione di un buon libro
Prendete Bologna, anni della contestazione.
Aggiungete una manifestazione in pieno centro, un omicidio misterioso, un poliziotto umano e colitico, un sistema politico corrotto.
Mescolate con cautela.
Cuocete a fuoco lento per 182 pagine.
Il risultato sarà l’illusione di un buon romanzo.
Già, un’illusione. La scrittura di Macchiavelli procede fluida, scorrevole, si legge rapida. La descrizione di Bologna negli anni della contestazione è lucida, secca, brusca, immediata. Intrigante la scelta di una terza persona/prima persona.
Ma un giallo ha le sue regole, e Cos’è accaduto alla signora perbene (Einaudi Stile Libero) le forza con violenza in poche pagine.
Macchiavelli risolve l’indagine del suo Sarti Antonio, sergente, con un brusco Deus ex machina, di per sé indice di debolezza. Forzatissima la soluzione finale, troppo fantasiosa, eccessiva, macchinosa e, soprattutto, poco credibile. Un scivolata brutta e improvvisa, che lascia un profondo senso di insoddisfazione.
In una parola: umpft!
Sauro, 25 gennaio 2007
Il libro l’ho letto, anche se non mi ricordo bene come fiisce. La trama difficile da seguire (e da accettare, nelle sue pieghe poco verosimili) è una costante, in Macchiavelli. A me però la figura di Sarti Antonio, sergente, piace davvero tanto. Mi ci sono affezionato…
Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.