Eleanor Rigby
Douglas Coupland, con questo romanzo, mi ha stupito. Quando ho davanti un suo libro, temo sempre la delusione. Ho apprezzato molto Generazione X, molto meno Microservi. Il suo sperimentalismo può stancare.
Eleanor Rigby è diverso.
Liz Dunn è sola, ha un lavoro e dei colleghi noiosi, guarda Law & Order. Insofferente e carica di amarezza, un giorno incontra Jeremy, il figlio abbandonato dopo il parto. Eroinomane e malato di sclerosi multipla, Jeremy stravolge la vita della madre, aiutandola a ritrovare fiducia in se stessa.
Lo stile è come sempre caustico, tagliente, ironico, senza cali di tensione. La disabilità non è vista con piglio drammatico, ma è pretesto narrativo per scardinare la nostra cultura. Jeremy è un personaggio splendido, umanamente carico di contraddizioni.
Ritroviamo poi, come in Generazione X, la tendenza di Coupland al “romanzo nel romanzo”. Jeremy soffre di crisi allucinatorie. Vere e proprie visioni che ama descrivere a Liz.
Forse non è un capolavoro, forse sì. Coupland divide, come sempre. Ma è difficile sentir parlare di disabilità con un tocco così leggero.
Di questi tempi, può fare solo bene.
“A volte penso che avere visioni sia un modo di intrufolarsi in un futuro che sospetti non avrai mai. Chi vede la fine del mondo non riesce a immaginare la vita dopo la propria morte. Se deve andarsene, lo fa portandosi dietro il mondo intero”.
Eleanor Rigby, Douglas Coupland, ed. Frassinelli.
Flavia, 12 gennaio 2007
Lo facciamo leggere a Imprudente?
Nicolò La Rocca, 14 gennaio 2007
Generazione X è uno dei miei romanzi preferiti. Passaggi memorabili: i cani che masticano i resti delle liposuzioni praticate in una clinica; una delle scene finali, nella quale i personaggi piazzano dei lumini ovunque.
Anche io avevo trovato deludente le altre prove di Coupland.
Proverò con Eleanor Rigby.
Spiacente, al momento non è possibile sbadigliare.