Lost in passport

da un sogno di TED©

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C’è una forma di precauzione che nessun manuale del perfetto viaggiatore vi dirà. Nessuna guida, vecchia o moderna che sia. Non ci sono Routard o fottute Lonely Planet che tengano: quando cambiate albergo, ricordatevi i passaporti. O perlomeno, se proprio dovete dimenticarli, cercate di accorgervene prima del check-in. Soprattutto se vi trovate all’aeroporto di Popayan, paese coloniale nel Cauca, regione andina della Colombia.

Oddio, dove sono i passaporti?
Non è che li abbiamo lasciati a San Augustin?

In realtà Popayan e San Augustin non sono troppo distanti. Sono circa 120 km. Il problema è che se nel vostro immaginario le infrastrutture latinoamericane sono caratterizzate da strade sterrate attraversate da vecchi autoveicoli carichi di galline ci avete preso. Se tutto andava bene, per fare quei 120 km ci volevano cinque ore. E all’imbarco mancava poco più di un’ora1.

Non avevamo chance, bisognava spostare il volo, per recuperare i passaporti, e cercare al più presto un capro espiatorio, per scaricare un po’ di rabbia. Non era pensabile una giornata di nervosismo e accuse reciproche.
L’ostello di San Augustin era gestito da uno svizzero che parlava uno spagnolo con marcato accento tedesco. Un mezzo rincoglionito perfetto per tamponare la crisi nervosa in arrivo. La colpa era sua. I passaporti, lui e quella troia della sua amichetta, non dovevano tenerseli. Dovevano restituirceli alla firma, appena presa la stanza. E dovevano anche avvisarci prima, che li avevamo dimenticati. Non importava se il cellulare nel tratto San Augustin – Popayan non prendeva. Era loro compito ridarci quei cazzo di passaporti. Quindi, se non volevo beccarsi una denuncia, quello svizzero del cazzo doveva trovare nel tempo più rapido possibile una soluzione. Il prossimo volo per Cartagena era alle 17.40, i passaporti dovevano arrivare a Popayan al massimo per le 16.30. E che fosse chiaro: se per caso quei passaporti non fossero arrivati a destinazione, ne avrebbe pagato le conseguenze anche il gestore della consegna. La nostra ira sarebbe calata senza pietà. Altro che paramilitari. Quella situazione si sarebbe trasformata in un frullato di budella sparso per tutta la selva andina.
Realmente intimorito, lo svizzero è andato in paese, trovando al volo un autobus diretto a Popayan. Per le 15.30 avremmo riavuto i documenti.

Sarà meglio per te!1

Intanto ormai avevamo perso almeno un giorno di mare e a Popayan non c’era un cazzo da fare. Cioè, era un bel paesino coloniale con un centro bianco molto grazioso, ma non c’era pressoché una minchia di nulla di un cazzo. Le poche cose presenti in zona necessitavano di tempi troppo lunghi (sempre grazie alle infrastrutture di cui sopra). Ci mancava solo di perdere anche la consegna dei passaporti.

Cazzo facciamo?

A 20 minuti circa dal paese, c’era un piccolo parco (in realtà si trattava di una villa privata) dove era possibile vedere dal vivo svariate specie di volatili. La distanza ce lo consentiva, anche se con un piccolo impedimento. Gli uccelli uscivano allo scoperto solo alle 15, ora di pasto, e alle 15 arrivava il corriere. Il gestore della villa-parco però sosteneva che era possibile fare un piccolo strappo alla regola, anche se non poteva rassicurarci sul risultato.

Quel giorno, nel centro di Popayan c’era un piccola manifestazione. Così il proprietario della villa è venuto a prenderci, su una vecchia Mazda marrone, appena fuori dalle mura.
Per fare conversazione – notando intanto l’inquietante presenza dell’adesivo della National Rifle Association sul cruscotto – abbiamo chiesto che tipo di manifestazione fosse, pensando a uno sciopero o a una qualche forma di protesta. Ha scrollato le spalle, ignorando la risposta, ma sostenendo che, se di protesta si trattava, doveva essere dei professori, classe privilegiata che non faceva altro che rompere (molestano). Esattamente come gli indigeni.
Ma nonostante le premesse, John Wayne si è mostrato presto una personaggio apposto. E’ venuto a prenderci, ci ha permesso di vedere i pennuti fuori orario, ci ha sciorinato tutto il suo oltranzismo uribista (in Italia, sarebbe stato il lettore medio de il Giornale – lì lo era de El Tiempo) senza censurare le nostre domande, ci ha riportati in paese e non ha voluto neanche un soldo. Persona adorabile (soprattutto per le ragioni economiche).

Intanto erano giunte le tre. Passati dall’albergo, dove ormai in pratica ci avevano adottati (avevamo dormito lì anche prima di andare a San Augustin), per prendere i bagagli, ci siamo diretti alla stazione degli autobus per recuperare i passaporti.
A Popayan iniziava il diluvio.

La strada sterrata!

L’autobus era in ritardo. Di circa un’ora e mezza. Così ci ha detto quello svizzero di merda al telefono. Un’ora e mezza per dei problemi sulla strada. Un’ora e mezza significava perdere un altro aereo e un altro giorno di mare, costringendoci di nuovo a spostare il volo.
Intanto in stazione, ci spiegavano che un camion era sprofondato nel fango, interrompendo il passaggio. Quell’ora e mezza di ritardo poteva presto aumentare.
E lo ha fatto.
Alle 16.30 i ragazzi della stazione ci comunicavano un’ulteriore ora di ritardo. Così, ci dirigiamo in aeroporto (riuscendo anche nell’impresa di spendere 2000 pesos di taxi per un tratto di due minuti di cammino a piedi), rinviando il volo, stessa ora ma il giorno dopo.
Tornati in stazione, la lieta notizia: il passaggio era stato liberato, in 20 minuti l’autobus sarebbe arrivato. Giusto in tempo per perdere l’aereo, grazie.

¿Que pasò?” subito abbiamo chiesto all’autista.
La guerrilla
Ahah, dai, non fare il coglione. ¿Que pasò?” pensando fosse un modo di dire colombiano. Che ne so, tipo il nostro 48.
E invece no, il cazzo, intendeva dire proprio la guerrilla. Alle porte di Popayan, un gruppo di guerrilleri aveva fermato autobus, camion, macchine. A nessuno era stato torto un capello né erano stati chiesti soldi. Semplicemente avevano chiesto a viandanti e campesinos di scendere dai mezzi, sedersi per terra e ascoltare tre ore tre di pippone sovietico sulla bontà della loro politica e sul servizio che rendevano alla comunità.
Riavuti i passaporti abbiamo iniziato a ridere. Non ci restava altro da fare.
Giornata splendida, nulla da dire.
Anche perché in tutto quel trambusto, proprio mentre perdevamo l’ennesimo aereo, all’aeroporto di Popayan ho avuto modo di scattare la foto più bella e commovente della mia vita. La potete vedere qui sotto.
Non so cosa ci facesse lì e neanche me ne fotteva un cazzo. So però per certo di non aver mai sentito una felicità puerile così forte. Non sono riuscito a proferire parola, la mia bocca era bloccata in un immenso sorriso. Sono gioie, queste, difficilmente ripetibili nella vita. Quei sogni che da bambino speri sempre che si avverino, be’, a volte lo fanno.
Saluti a tutti da Carlos Alberto “El Pibe” Valderrama.

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  1. su quella strada il giorno prima avevamo trovato un posto di blocco dei militari che ci avevano perquisito i bagagli e, per nostra fortuna, non ci avevano chiesto i documenti, i pischelli – i militari colombiani sono tutti giovinastri brufolosi con l’apparecchio ai denti [up]

8

ottobre

2010

E Internet, di chi ha paura?

da un incubo di TED©

Quella che si è aperta tra Google e il Governo cinese è una partita che ci riguarda direttamente. Non per ragioni di equilibri geopolitici – ho difficoltà a immaginare che a causa di un motore di ricerca, esponenti del Partito Comunista cinese inizino a rullare sigari con beni del tesoro americani, sganciando a tempo perso testate nucleari random sul territorio statunitense. Non è neanche per ragioni etiche e genericamente “libertarie”. Mi pare strano credere che Google, dopo anni di prestazioni consenzienti, si sia scoperto improvvisamente jailbait sedotta & abbandonata (elevandosi d'improvviso a paladino della libertà). No, le ragioni di Montain View devono essere altre - in primis le difficoltà che il motore incontra quando non può agire in regime di quasi assoluto monopolio. Quello che più ci interessa, invece, di questo scontro è il precedente che ne verrà fuori in termini di governabilità di Internet. Se infatti Google dovesse vincere la partita che “potrebbe” aprire, togliendo ogni filtro censorio in Cina senza abbandonare il Paese, darà il via alla più grossa battuta d’arresto dal caso "Shi Tao" a oggi. Nell’eterna lotta tra il desiderio di autoregolamentazione della rete e le leggi locali ...

16

gennaio

2010

De Facto

da una pausa di TED©

Stamattina all’aeroporto di Fiumicino ho comprato il Fatto Quotidiano. “Guardi che le ho chiesto il Fatto Quotidiano, non la locandina del Vernacoliere”, è stata la mia prima reazione. L’edicolante si è limitato a indicarmi la testata, scacciandomi con uno sguardo tra il disgustato e il disgustato. Allontanandomi, l’ho visto prendere appunti su un’agenda in pelle sulla quale mi pare ci fosse scritto SISDE. Nell’oretta di attesa che avevo davanti, ho avuto modo di leggere e analizzare il quotidiano. Visto che non ho l’abitudine di contribuire a cose che non condivido, lascio da parte di spendere tempo in elogi su un nuovo prodotto editoriale, in un periodo di pericolo per la libertà di stampa bla bla bla, limitandomi ad appuntare le cose migliorabili. Per esempio, tornando alla battuta sul Vernacoliere, grafica e impaginazione sono veramente, ma veramente rivedibili. Evvabbè, dài, sempre a guardare la forma. I contenuti contano. Sì, ok, come volete, ma sono rivedibili. Molto. Al di là che sembra impaginato con un collage, come se l’era del digitale non avesse neanche sfiorato il buon vecchio Gutenberg, fornendo ai grafici al massimo una copia crackata di modellini per Word, ...

26

settembre

2009

Giornalismo a spegnimento lento

da un incubo di TED©

Una volta ho sentito dire a Giampaolo Pansa ospite a Sky TG24 che una delle priorità del giornalismo è quella di riuscire sempre a stupire il lettore. Stava parlando del suo ex giornale, la Repubblica, che a suo dire aveva ormai smarrito quella strada. E' evidente che Pansa non aveva ancora potuto leggere l'articolo di Bonini apparso sul la Repubblica di oggi. Sono convinto che avrebbe avuto un'altra opinione. Un lungo articolo vivisezione la vita di Luca Bianchini, il presunto stupratore seriale di Roma, militante del PD. Nell'attenta ricostruzione dell'iconografia del mostro, appare questa frase:
E poi, la videoteca in cui ora spegnere il desiderio, ora costruire il canovaccio delle sue violenze. Accanto ad "Arancia Meccanica", di Stanley Kubrick
Il giornalista sente la necessità di specificare che nella videoteca dell'indagato è presente una copia di "Arancia Meccanica". E, giuro, l'articolo non è datato 1972.
un campionario scelto di "snuff movies": "Stupri gallery", "La violenza dei gatti", "Violentata sulla sabbia", "La belva con il mitra".
Come fai a non rimanere ancora sbalordito, Giampà? Io ero talmente scioccato che sono corso ad aprire Wikipedia, alla ricerca del significato di snuff movie. Non era cambiato.
Nel gergo della
...

12

luglio

2009

Prevenire la rettifica con WordPress

dalla noia di TED©

Ho deciso di dare anch'io un contributo al problema dell'obbligo di rettifica per i blog inserito nel ddl sulle intercettazioni telefoniche. Al solito, sarà un contributo tecnico, onde prevenire ogni problema in caso di approvazione del decreto così com'è. Dopo una breve premessa, seguirà il solito tutorial. Oggi Gilioli riporta un nuovo esempio sulle conseguenze del ddl. Nei commenti, Livefast suggerisce un sistema rapido di rettifica: l'aggiunta di un secondo me. Lo stesso dibattito, via Paul The Wine Guy, si sposta su friendfeed. Qui PTWG dice a livefast che non crede che Wordpress farà mai il plugin per aggiungere "secondo me" davanti ad ogni frase. E qui intervengo io. Chi lo dice che ci vuole un plugin? Ecco come con poche semplici mosse potrete prevenire ogni problema. Su WordPress. Gli altri, per quanto mi riguarda, s'attaccano al cazzo. Prima cosa, aprite come sempre l'editor php fornitovi dal vostro CMS - colonna sinistra, Aspetto/Editor. Aprite il file "functions.php". Se non lo avete, vi tocca caricarlo via ftp nella cartella del tema che avete scelto e se non lo sapete fare, be', cazzi vostri. Google is your friend. Nel file in questione, incollate il seguente codice: [php] function get_imho($key) { ...

9

luglio

2009

Stop alle urla del capslock

da un incubo di TED©

Dite la verità, se c'è una cosa che proprio non riuscite a tollerare in rete è la gente che scrive tutto maiuscolo. Internet non è una puntata di Uomini e Donne, che motivo c'è di urlare così tanto? E se proprio devi gridare, proprio a casa mia devi farlo? Sì, perché questi indefessi stupratori della grammatica con un'incudine incollata sul capslock sono una maledetta setta sparsa ovunque, con tentacoli talmente lunghi da contaminare anche il vostro blog. Maledetti, non se ne può più. Fate schiamazzi a casa vostra, non violentate quel povero form, vi prego. Oltre alle le lacrime di disperazione, avete provato a contrattaccare l'amico di Maria de Filippi il commentatore prendendolo per il culo. Arma piuttosto inutile, visto che questi piccoli bastardi colpiscono random, lasciando un commento per poi perdersi nel web. Ma non disperate! Da oggi in poi potrete avere una nuova, efficacissima arma. Quello di cui avete bisogno è: continuare a leggere questo post; del codice javascript; delle modifiche al vostro template. Il tutorial che segue è pensato e studiato per WordPress. Basta però solo un po' di elasticità e un minimo di conoscenza di html per adattarlo anche ad altri CMS. Ringrazio da subito Alessandro che mi ...

28

aprile

2009

Who watches Watchmen?

da una pausa di TED©

Esistono a mio avviso quattro spettatori-tipo di Watchmen. Il primo è il nerd del fumetto. Per lui Watchmen è molto più di un fumetto: è IL fumetto. Punto massimo della narrativa illustrata, il nerd lo venera come un totem o, meglio ancora, come un oggetto sessuale. Se non fosse sacrilegio rovinare la carta degli albi originali DC, probabilmente avrebbe tutti i numeri cartonati. Viene da sé che va al cinema carico di disprezzo preconcetto. Il nerd passa la serata spulciando tra difetti più o meno palesi del film, massacrando con malcelato sadismo un progetto troppo ambizioso. L'inizio magari lo spiazza, perché la bellezza dei titoli di testa è difficile da scansare, ma poi parte in tranquillità il bagno di sangue. Troppa carne al fuoco, tutto troppo concentrato e confuso. Le storie parallele facilmente cestinate o soltanto sfiorate. Pessima la resa delle scene di lotta. Inutilmente coreografiche, in stile Matrix ed emuli, tradiscono il senso principale del fumetto. Così come sono gratuiti i particolari crudi di alcuni scontri. Anche i dialoghi, pur seguendo l'originale, sono deboli, abbozzati, a volte innaturali. Il Gufo è troppo più scemo dell'originale (Spettro di Seta però è bona e a ...

9

marzo

2009

Disintegrazione televisiva

da un incubo di TED©

Negli anni 2004-2005, causa obiezione civile, ho prestato servizio civile presso l'associazione Centro Documentazione Handicap di Bologna - o era la Cooperativa Accaparlante, chicciamicapitoncazzo. In questo annetto, ho conosciuto Claudio Imprudente, presidente dell'associazione. A lui sono stato assegnato. Claudio infatti è tetraplegico dalla nascita - oddio, non so se si possa essere tetraplegici non dalla nascita, cioè, se lo si possa diventare. Da solo non può fare nulla. Qualsiasi azione quotidiana, mangiare, bere, defecare, orinare, parlare, può svolgerla solo se accompagnato e aiutato e varie ed eventuali. Vive seduto su una sedia a rotelle e parla grazie a una tavoletta trasparente. Chi lo segue, la regge in mano e lui con lo sguardo indica le lettere. L'aiutante, sempre lui, che in pratica vive due vite, la sua e quella di Claudio, ripete le lettere ad alta voce e ricostruisce il Claudio-pensiero (o Claudio-discorso). FERMI. Non partite con i "minchia, poverino", "madonna, che vita", e robe simil-pietistiche del genere. Non crediate, nonostante le apparenze Claudio, oltre a essere, scusate la tautologia, un ...

26

febbraio

2009

Lettera di ringraziamento

dalla noia di TED©

Sarà perché forse sono prevenuto, ma in questi giorni tetri della Repubblica, se si escludono i doverosi interventi in difesa della Costituzione e del Capo dello Stato, Veltroni, al solito, mi è parso poco più che un flebile e disarmato elfetto in una jungla di orchi. Espressioni in sottovoce dalle quali non c'è stato verso di capire quale sia il suo punto di vista sulla situazione, e intanto pezzi del suo partito decidono di accompagnare comodamente il Paese nel suo sprofondare, votando a favore del ddl e, di conseguenza, contro la Carta Costituzionale. Nonostante ciò, Walter, o chi per lui, ha trovato modo di far circolare una notizia che lo vede positivo protagonista: Barack Obama gli avrebbe scritto una lettera di ringraziamento, solidarietà e fiducia. Quale miglior momento per vantarsi incassare i ringraziamenti del Presidente Usa? Incuriosito, ho cercato il contenuto della missiva. Con fortuna. A seguire ne incollo il testo scovato in rete - tradotto in italiano:
Caro (inserire qui nome di rappresentante politico che ha inviato lettera di congratulazioni) Grazie per le tue congratulazioni per la mia elezione
...

8

febbraio

2009

Andreas Serrano nel cuore

dalla noia di TED©

[…] molte e le megliori parti gli mancavano, perché non erano in lui né invenzione né decoro né disegno né scienza alcuna della pittura mentre tolto da gli occhi suoi il modello restavano vacui la mano e l’ingegno. Molti nondimeno, invaghiti della sua maniera, l’abbracciavano volentieri, poiché senz’altro studio e fatica si facilitavano la via al copiare il naturale, seguitando li corpi vulgari e senza bellezza. […] Allora cominciò l’imitazione delle cose vili, ricercandosi le sozzure e le deformità, come sogliono fare alcuni ansiosamente: se essi hanno a dipingere un’armatura, eleggono la più rugginosa, se un vaso, non lo fanno intiero, ma sboccato e rotto. Sono gli abiti loro calze, brache e berrettoni, e così nell’imitare li corpi si fermano con tutto lo studio sopra le rughe e i difetti della pelle e dintorni, formano le dita nodose, le membra alterate da morbi.
Con queste parole Giovanni Pietro Bellori apostrofava Caravaggio e caravaggisti, colpevoli di copiare “puramente li corpi come appariscono gli occhi senza elettione”. Il disprezzo per quell’arte così lontana dai canoni dell’Accademia di San Luca spinge Bellori a godere della sfortune del pittore ...

29

gennaio

2009